2011, l’anno nero del ciclismo. Italia assente dai podi dei World Tour 2011, l’anno nero del ciclismo. Italia assente dai podi dei World Tour
Il 2011 è un anno da dimenticare: solo nel 1959 l’Italia non era mai salita su un podio delle classiche monumento. Analisi completa (ma... 2011, l’anno nero del ciclismo. Italia assente dai podi dei World Tour

Il 2011 è un anno da dimenticare: solo nel 1959 l’Italia non era mai salita su un podio delle classiche monumento. Analisi completa (ma impietosa) della crisi del ciclismo italiano

di Paolo Broggi; foto di Roberto Bettini

Ventisette corse World Tour, ma nessuna vittoria dell’Italia. Cinquantuno podi World Tour, solo 7 occupati da atleti azzurri. Tre da Scarponi, e poi uno a testa da Bennati, Nibali, Cunego e Marcato. I numeri del disastro azzurro nella stagione 2011 sono impietosi, né il bilancio cambia restringendo il campo alle sole cinque classiche monumento.

Qui addirittura non siamo mai saliti sul podio: per tre volte infatti il miglior azzuro è stato Ballan (quarto a Sanremo, dodicesimo al Fiandre e sesto a Roubaix). Nibali è giunto ottavo a Liegi, invece Basso si è fermato al quarto posto al Lombardia.

DOVE SONO QUINDI I CICLISTI AZZURRI?

Per trovare un podio azzurro in una corsa in linea dobbiamo allargare il discorso alle altre classiche che facevano parte un tempo della Coppa del Mondo e arrivare al 9 ottobre per trovare il secondo posto di Marcato nella Parigi-Tours.

Peraltro, l’unica delle prove che non fa parte del World Tour e che proprio per questo ha visto il suo fascino e la sua importanza crollare in maniera impietosa nelle ultime due stagioni.

 

 

Classiche monumento, dove sono dieci anni di podi
annoSanremoFiandreRoubaixLiegiLombardia
 

2002

 

1. Cipollini 2. Rodriguez (Usa) 3. M. Zberg (Svi)1. Tafi 2. Museeuw (Bel) 3. Van Petegem (Bel)1. Museeuw (Bel) 2. Wesemann (Ger) 3. Boonen (Bel)1. Bettini 2. Garzelli 3. Basso1. Bartoli 2. Rebellin 3. Camenzind (Svi)
 

2003

 

1. Bettini 2. Celestino 3. Paolini1. Van Petegem (Bel) 2. Vandenbroucke (Bel) 3. O’Grady (Aus)1. Van Petegem (Bel) 2. Pieri 3. Ekimov (Rus)1. Hamilton (Usa) 2. Mayo (Spa) 3. Boogerd (Ola)1. Bartoli 2. Lopeboselli 3. Frigo
 

2004

 

1. Freire (Spa) 2. Zabel (Ger) 3. O’Grady (Aus)1. Wesemann (Ger) 2. Hoste (Bel) 3. Bruylandts (Bel)1. Backstedt (Sve) 2. Hoffman (Ola) 3. Hammond (Gbr)1. Rebellin 2. Boogerd (Ola) 3. Vinokourov (Kaz)1. Cunego 2. Boogerd (Ola) 3. Basso
 

2005

 

1. Petacchi 2. Hondo (Ger) 3. Hushovd (Nor)1. Boonen (Bel) 2. Klier (Ger) 3. Van Petegem (Bel)1. Boonen (Bel) 2. Hincapie (Usa) 3. Flecha (Spa)1. Vinokourov (Kaz) 2. Voigt (Ger) 3. Boogerd (Ola)1. Bettini 2. Simoni 3. F. Schleck (Lux)
 

2006

 

1. Pozzato 2. Petacchi 3. Paolini1. Boonen (Bel) 2. Hoste (Bel) 3. Hincapie (Usa)1. Cancellara (Svi) 2. Boonen (Bel) 3. Ballan1. Valverde (Spa) 2. Bettini 3. Cunego1. Bettini 2. S. Sanchez (Spa) 3. Wegmann (Ger)
 

2007

 

1. Freire (Spa) 3. A. Davis (Aus) 3. Boonen (Bel)1. Ballan 2. Hoste (Bel) 3. Paolini1. O’Grady (Aus) 2. Flecha (Spa) 3. Wesemann (Ger)1. Di Luca 2. Valverde (Spa) 3. F. Schleck (Lux)1. Cunego 2. Ricco 3. S. Sanchez (Spa)
 

2008

 

1. Cancellara (Svi) 2. Pozzato 3. Gilbert (Bel)1. Devolder (Bel) 2. Nuyens (Bel) 3. Flecha (Spa)1. Boonen (Bel) 2. Cancellara (Svi) 3. Ballan1. Valverde (Spa) 2. Rebellin 3. F. Schleck (Lux)1. Cunego 2. Brajkovic (Slo) 3. Uran (Col)
 

2009

 

1. Cavendish (Gbr) 2. Haussler (Ger) 3. Hushovd (Nor)1. Devolder (Bel) 2. Haussler (Ger) 3. Gilbert (Bel)1. Boonen (Bel) 2. Pozzato 3. Hushovd (Nor)1. A. Schleck (Lux) 2. J. Rodriguez (Spa) 3. Rebellin1. Gilbert (Bel) 2. S. Sanchez (Spa) 3. Kolobnev (Rus)
 

2010

 

1. Freire (Spa) 2. Boonen (Bel) 3. Petacchi1. Cancellara (Svi) 2. Boonen (Bel) 3. Gilbert (Bel)1. Cancellara (Svi) 2. Hushovd (Nor) 3. Flecha (Spa)1. Vinokourov (Kaz) 2. Kolobnev (Rus) 3. Gilbert (Bel)1. Gilbert (Bel) 2. Scarponi 3. Lastras (Spa)
 

2011

 

1. Goss (Aus) 2. Cancellara (Svi) 3. Gilbert (Bel)1. Nuyens (Bel) 2. Sy. Chavanel (Fra) 3. Cancellara (Svi)1. Van Summeren (Bel) 2. Cancellara (Svi) 3. Tjallingi (Ola)1. Gilbert (Bel) 2. F. Schleck (Lux) 3. A. Schleck (Lux)1. Zaugg (Svi) 2. D. Martin (Irl) 3. J. Rodriguez (Spa)

Per il resto, da registrare il quarto posto ad Amburgo e il dodicesimo a San Sebastian di Ponzi ed il quindicesimo di Cunego all’Amstel, peggiorato solo dal 17° di Bennati al mondiale.

Per la cronaca nel WorldTour ci sono stati 8 successi belgi (cinque di Gilbert), quindi 5 australiani, 3 per Germania e Spagna, 2 della Norvegia (firmati da Boasson Hagen). E poi uno a testa per Gran Bretagna, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti e Svizzera.

UN SOLO DATO PER ESPRIMERE LA CRISI

Una sola volta nella storia, infatti, era accaduto che un atleta italiano non salisse su un gradino del podio delle cinque classiche monumento. Era il 1959, quando il belga Rik Van Looy vinse Fiandre e Lombardia. Invece i suoi connazionali Fred De Bruyne e Noel Fore firmarono rispettivamente Fiandre e Roubaix, lo spagnolo Poblet mise il suo sigillo sulla Sanremo.

Oliver Zaugg in trionfo sull’inedito traguardo di Lecco: svizzero di Lachen, dove è nato il 9 maggio 1981, è professionista dal 2004 e prima del Lombardia non era mai riuscito a vincere. Dopo essere stato dilettante con la Zalf, ha difeso i colori di Saunier Duval, Gerolsteiner, Liquigas e Leopard Trek.

52 anni dopo, la debacle si ripete

Quell’anno a consolare l’Italia del pedale ci fu almeno l’argento di Michele Gismondi nel mondiale di Zandvoort alle spalle di André Darrigade (quinto arrivò invece Ronchini, decimo Conterno). Stavolta invece da Ballerup abbiamo portato a casa solo delusione e rabbia, con un risultato che non era così brutto dal 1983 ad Altenrhein.

Certo, stagioni di scarsi risultati ce ne sono state parecchie. Dal mazzo a caso possiamo pescare il 1989 salvato dal terzo posto di Baffi a Sanremo. Oppure il 1984 in cui solo l’impresa di Moser nella Classicissima di Primavera diede lustro al nostro movimento. Ma in questo 2011 abbiamo toccato il fondo.

MONUMENTO: POSSONO DAVVERO CONSOLARCI?

Poco ci può consolare il fatto che ben quattro delle cinque classiche monumento si siano concluse con un risultato più o meno a sorpresa e che il solo Philippe Gilbert, peraltro indiscusso numero 1 della stagione, abbia rispettato i favori del pronostico a Liegi.

E le sorprese non sono certo figlie della mondializzazione, come qualcuno vorrebbe far credere, visto che a cogliere le vittorie sono stati i belgi Nuyens al Fiandre e Van Summeren a Roubaix, l’australiano Goss a Sanremo e lo svizzero Zaugg al Lombardia.

A proposito di quest’ultimo, da applausi il gesto tecnico sulla salita di Villa Vergano che gli ha permesso di sfruttare l’occasione della vita e di cogliere la sua prima vittoria in otto anni di professionismo. Una mossa studiata, quella di Zaugg.

Lui un pizzico di Italia ce l’ha nel cuore visto che da dilettante ha corso con la maglia della Zalf e poi da prof ha difeso fra l’altro anche i colori della Liquigas. Dimostra come le corse vadano studiate anche a tavolino e come nella circostanza il tecnico italiano Luca Guercilena sia stato più bravo dei suoi colleghi italiani alla guida dei nostri team.

2011, l'anno nero del ciclismo. Italia assente dai podi dei World Tour

Vincenzo Nibali ha firmato l’azione più spettacolare del Giro di Lombardia: eccolo infatti arrivare per primo e solitario al passaggio sul Ghisallo.

2011, sono solo sette i podi azzurri
Michele Scarponi3. Tirreno-Adriatico 2. Settimana Catalana 2. Giro d’Italia
Daniele Bennati2. Gand-Wevelgem
Vincenzo Nibali3. Giro d’Italia
Damiano Cunego2. G. di Svizzera
Marco Marcato3. Giro di Polonia

CORSE A TAPPE

Perfino nei grandi giri, che nel 2010 avevano invece esaltato il nostro ciclismo con le vittorie di Basso al Giro e Nibali alla Vuelta, i risultati non sono stati migliori. È vero che Scarponi e Nibali si sono piazzati al secondo e al terzo posto del Giro d’Italia, ma è altrettanto vero che non hanno mai dato la sensazione di poter nemmeno scalfire la straordinaria supremazia di Alberto Contador, padrone della corsa rosa sin dalla prima salita vera, l’Etna.

Al Tour Cunego e Basso hanno chiuso nella top ten ma anche per loro vale lo stesso discorso: nessuno dei due ha mai lottato né per la vittoria in una grande tappa né per un posto sul podio. E la Vuelta ha respinto pesantemente gli stessi Scarponi e Nibali, così come ha fatto con tutti coloro che avevano partecipato ad un Giro d’Italia decisamente esigente che ha intaccato i muscoli dei protagonisti.

MA ALLORA IL CICLISMO ITALIANO È  TUTTO DA BUTTARE?

Evidentemente no, se Michele Scarponi occupa il quinto posto della classifica mondiale (Nibali è scivolato all’undicesimo posto uscendo dalla top ten). Solo Spagna e Australia hanno più di un rappresentante tra i primi dieci.

Evidentemente no, se nella classifica mondiale per nazioni l’Italia occupa il terzo posto. La precedono solo Spagna e quel Belgio che in questa stagione ha beneficiato dello straordinario apporto di Philippe Gilbert e delle imprese inattese di Nuyens e Van Summeren nelle grandi classiche.

Evidentemente no, se le due squadre italiane di WorldTour occupano il settimo posto con la Lampre Isd e l’ottavo posto con la Liquigas Cannondale, mentre si lasciano alle spalle squadroni ome Rabobank, Katusha, Astana e Movistar.

QUINDI IL VERO PROBLEMA  QUAL È?

Segnali importanti sono dati anche dal crescente numero di corridori italiani che vengono ingaggiati dalle formazioni straniere (Belletti, Visconti, Ponzi, Gavazzi, Guarnieri e i giovani Puccio e Trentin gli ultimi casi). E ancor di più da quello di tecnici e preparatori che “emigrano”: significa infatti che la scuola italiana continua ad essere una delle migliori del mondo.

Certo, è evidente che ci manca il campione. Dopo il ritiro di Paolo Bettini non abbiamo più un grande cacciatore di classiche, i nostri talenti da corse a tappe non sono stati per ora all’altezza dei vari Evans e Contador. Ma qualcosa si muove.

Milano-Sanremo Goss, il primo australiano 

Tutti aspettavano Mark Cavendish ed ecco invece spuntare a sorpresa il suo delfino, Matthew Goss, che diventa il primo australiano della storia ad imporsi nella Classicissima.

Giro delle Fiandre Nuyens, l’eterna promessa arriva per primo

Da giovane battagliava con Boonen, poi però Nick Nuyens non era riuscito a mantenere le promesse. Almeno fino a quando ha messo in croce Fabian Cancellara.

2011, l'anno nero del ciclismo. Italia assente dai podi dei World Tour

Parigi – Roubaix Van Summeren, il gigante prima di tutti

Garmin Cervelo regina del pavè, ma il team statunitense sbaglia a livello strategico. Lancia Van Summeren e poi costringe Hushovd e Farrar a fare da comprimari.

Liegi-Bastogne-Liegi Gilbert invece non sbaglia

Dopo aver vinto Amstel e Freccia, il belga non fallisce l’obiettivo più prestigioso: è l’unico favorito a non tradire le attese nelle classiche – monumento nel 2011.

Oliver Zaugg in trionfo sul podio del Giro di Lombardia: dopo di lui l’irlandese Daniel Martin e lo spagnolo Joaquin Rodriguez.

Sarà necessaria ancora un po’ di pazienza, ma la classe del 1989 – come più volte vi abbiamo preannunciato – avanza prepotente e reclama spazi sempre più importanti.

Andrea Guardini è una realtà delle volate, invece Davide Appollonio e Giacomo Nizzolo si stanno muovendo bene in team di prim’ordine. Quanto a Elia Viviani, anche lui è un talento purissimo, mentre Diego Ulissi è un buon candidato alle grandi classiche.

E dietro di loro spingono corridori come Enrico Battaglin, Antonio Santoro, Salvatore Puccio, Daniele Ratto, Matteo Pelucchi e via elencando. C’è del buono, quindi, nell’Italia che pedala: diamo ai nostri ragazzi il tempo di crescere. Ma non cerchiamo scuse, perché queste stanno a zero. Come i risultati.

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