Intervista ad Andrea Pasqualon: “Odio fare brutta figura” Intervista ad Andrea Pasqualon: “Odio fare brutta figura”
Andrea Pasqualon è uno sportivo a tutto campo: oltre alla bici, ama anche lo sci e il rally. In questa intervista spiega qual è... Intervista ad Andrea Pasqualon: “Odio fare brutta figura”

Andrea Pasqualon è uno sportivo a tutto campo: oltre alla bici, ama anche lo sci e il rally. In questa intervista spiega qual è la sua donna ideale

di Giulia De Maio

Andrea Pasqualon intervista

Il suo fisico ricorda più Alberto Tomba che un ciclista, ma da quando ha scoperto la bici, a suon di risultati, ha capito che le due ruote sono fatte per lui. Andrea Pasqualon si svela in questa intervista.

Che ciclista sei?

«Sono un corridore, classe ’88, che si impegna al cento per cento perché odia fare brutta figura. Un passista veloce, abbastanza completo ».

Che sciatore eri?

«Forte, negli ultimi tre anni avrò vinto una trentina di volte (sorride, ndr). Sono appassionato di sci alpino da quando ero piccolissimo. L’ho praticato a livello agonistico dai tre ai quindici anni, poi ho mollato perché è uno sport troppo impegnativo, anche a livello finanziario, e perché per fare un salto di qualità avrei dovuto trasferirmi. Già quando sciavo uscivo in bici, il feeling con la bici me l’hanno trasmesso i miei zii materni Den nis e Francesco».

Quando hai iniziato a correre?

«Da allievo 2° anno, ma d’inverno continuavo a gareggiare con gli sci. Mi sono dedicato completamente alla bici solo da cinque anni. Avendo cominciato tardi, all’inizio ho trovato qualche difficoltà a stare in gruppo, alle prime corse ero sempre o in fuga o ultimo. Dopo metà stagione però già mi buttavo in volata, il coraggio non mi manca».

Cos’ha di meglio il ciclismo rispetto allo sci?

«Lo sci alpino concentra tutto in un minuto, in bici invece per raggiungere un risultato di strada (non solo letteralmente) devi farne davvero tanta. Più fatica e più pazienza equivalgono però a più emozioni».

Caratterialmente come ti descriveresti?

«Sono testardo, mi piace riuscire in quello che faccio. Oltre alle bici e agli sci, mi piacciono i motori, soprattutto i rally».

Dove vivi?

«D’estate a Enego “in quota” dove mamma Carmen, appassionata di ciclismo, e papà Ennio gestiscono un ristorante a 1.300 mt sull’altopiano di Asiago; d’inverno a Bassano del Grappa dove posso allenarmi con i prof della zona».

Cos’hai studiato?

«Sono diplomato in ragioneria. Anche a scuola mi sono sempre impegnato perché i miei genitori mi hanno insegnato: “prima il dovere, poi il piacere”».

Fidanzato?

«No e sto bene così. La mia donna ideale? Sportiva e di carattere ».

Hai un soprannome?

«Gli amici del mio fans club mi chiamano “il falco di Enego”. Dicono che in discesa ricordo Savoldelli, sono un tipo spericolato e ho vinto spesso allungando quando la strada andava in giù».

Cosa guardi in tv?

«Film divertenti, in grado di strapparmi una risata»

Ultimo libro letto?

«Ai libri preferisco quotidiani e ri viste. Quelle di ciclismo come tuttoBICI non mancano mai in ca sa mia».

Una persona che ti ispira?

«Marco Pantani, non solo per quanto ha fatto in bici, ma anche per il suo carattere. Lui davvero non mollava mai. È caduto tante volte e si è sempre rialzato».

Anche tu quest’anno sei finito a terra più di una volta…

«Sì, troppo spesso. Avrei dovuto prendere parte al Giro, ma proprio per una caduta ho dovuto rinunciarci. Mi è dispiaciuto, ma almeno ora non sono “finito” e posso tentare di far qualcosa nella seconda parte di stagione».

L’anno scorso hai fatto uno stage alla Lampre, poi sei passato con la Colnago.

«Dovevo passare con Saronni, ma per la norma che prevedeva che in una squadra non potevano passare più di cinque ragazzi ogni due anni mi ha lasciato libero di scegliere se aspettare e passare con lui nel 2012 o trovare un altro ingaggio. Ho preferito passare in una squadra più piccola per fare esperienza. In Colnago mi trovo benissimo e al momento non ho alcuna intenzione di cambiare, nel fu turo però vorrei un team di World Tour».

Com’è stato l’impatto coi grandi?

«Mi aspettavo andassero forte, ma non che in salita volassero. La mia primissima esperienza tra i professionisti è stata alla Coppa Bernocchi, ricordo che avevo tirato fino all’ultimo chilometro per Danilo Hondo, alla fine classificatosi 2°».

Come giudichi il tuo primo anno tra i professionisti?

«Mi sono fatto vedere e ho raccolto qualche piazzamento. Posso dirmi soddisfatto perché la squadra è contenta di me».

Com’è andata l’ultima avventura in Cina?

«Le prime tappe molto bene, ho lavorato per Modolo e mi sono piazzato in un paio di occasioni, poi sono stato costretto al ritiro a causa di un virus influenzale. Mi ha impressionato la tenacia dei cinesi, di uno soprattutto che ho notato quando ero sulla “macchina scopa”. Mancavano 100 km e aveva più di mezz’ora di ritardo, ma non ha mollato. Noi italiani solo al Giro teniamo così duro…».

Prossimi impegni?

«Farmi notare al Giro di Danimarca e al Trittico Lombardo».

L’obiettivo per fine stagione?

«Vincere, anche se so che è dura».

Un tuo sogno?

«Una classica del nord o la Sanremo. So bene, però, che tutti vogliono la Classicissima, l’ho corsa al primo anno e mi ha fatto venire i brividi».

TuttoBici

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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