Androni Cipi campione d’Italia 2011: un anno d’oro per la squadra Androni Cipi campione d’Italia 2011: un anno d’oro per la squadra
«Volevamo il titolo italiano e fare un buon Giro – spiega il ds Giovanni Ellena – e ci siamo riusciti». L’anno d’oro di Androni... Androni Cipi campione d’Italia 2011: un anno d’oro per la squadra

«Volevamo il titolo italiano e fare un buon Giro – spiega il ds Giovanni Ellena – e ci siamo riusciti». L’anno d’oro di Androni Cipi, campione d’Italia 2011

di Paolo Broggi; foto di Roberto Bettini

Androni Cipi campione d’Italia 2011: un anno d'oro per la squadra

La Androni Cipi festeggia il titolo italiano a squadre sul podio del Giro dell’Emilia. A destra, un primo piano di Giovanni Ellena, 45 anni.

Novembre 2010: prima presa di contatto della Androni Cipi, Gianni Savio indica chiaramente gli obiettivi cui puntare per la stagione a venire. «Disputare un buon Giro d’Italia e puntare al bis nel campionato italiano a squadre».

Ottobre 2011: sul podio del Giro dell’Emilia, Gianni Savio invita i suoi a salire e a schierarsi dietro lo striscione “Androni Cipi: campione d’Italia 2011” e alle spalle c’è un grande Giro d’Italia. Obiettivi centrati, applausi per tutti.

«Siamo tutti molto contenti – esordisce con orgoglio Giovanni Ellena, dal 2005 direttore sportivo del team piemontese – perché siamo riusciti a centrare il doppio obiettivo che ci eravamo prefissati. Un risultato importante, certamente non facile da raggiungere per una squadra che conta solo sedici corridori e ha la necessità di far convivere l’esigenza di disputare un gran de Giro e al contempo di spalmare le forze dei suoi ragazzi lungo tutto l’arco della stagione».

Josè Rujano regala alla Androni Cipi la vittoria più prestigiosa della stagione, precedendo Contador al Grossglockner nella tredicesima tappa del Giro.

Un “obbligo” figlio del ciclismo moderno.

«Sicuramente sì. Con una formazione di sedici elementi come la nostra, è impensabile di essere sempre al vertice e diventa quindi inevitabile porsi degli obiettivi, anche perché bastano un infortunio o un calo di forma per rischiare di mettere in ginocchio l’intera squadra.

Per esempio, i nostri sudamericani hanno lottato per il piazzamento in tutte le corse a tappe della prima metà di stagione, Giro d’Italia compreso, ed era inevitabile che dopo lo stacco non riuscissero più a ritrovare il colpo di pedale di quel periodo. L’abilità dello staff tecnico dev’essere proprio quella di gestire gli uomini in riferimento agli obiettivi e alle energie».

Serve un grande lavoro di squadra, quindi.

«Esatto e devo dire che quest’anno più che mai abbiamo avuto a disposizione un gruppo di grandi professionisti. Lo spirito di gruppo, infatti, è stato indispensabile per superare momenti difficili, come l’ultima settimana del Giro che è stata veramente durissima. Ma se devo dire la verità, questo spirito non ci ha sorpreso: sin dal primo ritiro, praticamente un anno fa, avevamo notato questa compattezza, questa coesione, questa voglia di essere protagonisti di un grande progetto che poi si è tradotta sulla strada in ottimi risultati».

E pensare che vi è mancato un Ferrari nel motore…

«Roberto è un grande lottatore, pensate che in Austria ha ottenuto un terzo posto in una tappa nonostante fosse già indebolito dalla mononucleosi. La sua assenza ha pesato tanto sull’economia della squadra e sono convinto che, se non avesse avuto problemi, sarebbe riuscito a mettere qualche stoccata vincente e avrebbe potuto lottare per un posto in nazionale».

Il 2011 ha segnato anche il “debutto” della vostra collaborazione con il Coach Team Assistant del professor Fabrizio Tacchini: quale il bilancio di questa collaborazione?

«Questo passo è stato fortemente voluto da Gianni Savio e caldeggiato da Marco Bellini e da me, perché è la strada migliore da seguire nel ciclismo moderno. I risultati sono stati eccezionali: ci siamo interfacciati con quattro persone estremamente umili, professionali e disponibili.

Non tutti i ragazzi hanno accettato il discorso con facilità, non tutti erano abituati a scaricare i dati degli allenamenti. E a rapportarsi con il tecnico con tanta frequenza. Ma tutti sono entrati in sintonia: pensate che alla vigilia del Lombardia abbiamo fatto un breve raduno a Ovada proprio per programmare il lavoro in vista del Lombardia.

Di lavoro, comunque, ne resta ancora molto. Diciamo che abbiamo salito cinque Gradini, ma altrettanti ne dobbiamo superare per arrivare all’obiettivo».

A proposito di obiettivi: traguardi confermati anche per la prossima stagione?

«Ne parleremo in concreto durante i primi ritiri, ma sostanzialmente possiamo dire di sì. Attendiamo che venga ufficializzata la nostra presenza al prossimo Giro d’Italia e prepareremo l’appunttamento con grande attenzione. E poi inseguiremo il terzo titolo italiano consecutivo: per il prestigio e perché, al momento, è l’unica strada valida per conquistarsi un biglietto d’invito per la corsa rosa».

Finora abbiamo parlato di Androni Cipi, adesso ci racconta un po’ chi è Giovanni Ellena?

«Non amo i riflettori ma… se insistete. Ho sempre corso, sono stato un discreto dilettante, poi nel 1994 ho chiuso la carriera. Due anni più tardi mi hanno chiesto di seguire una squadretta di allievi e da lì ho iniziato a salire di categoria fin quando nel 2005 mi ha chiamato Bellini, che era stato mio compagno di squadra proprio nel ’94.

Così mi sono trovato a fare questo mestiere a tempo pieno, realizzando quello che in fondo era sempre stato il mio sogno. Che senza Savio e Bellini sarebbe probabilmente rimasto tale… Certo, il nostro è un mestiere tutt’altro che facile: mi sono messo a contare i giorni che quest’anno ho trascorso lontano da casa, ma ad un certo punto ho smesso per… non mandare a rotoli il matrimonio! Ma devo dire che a me piace così.

L’unica concessione che mi faccio sono le “vacanze”: tre settimane, dopo il Lombardia, con il telefonino spento a lavorare i campi vicino a casa. Perché con i sogni si può volare alto, ma nella realtà è bene stare aggrappati alle proprie radici».

Focus su Roberto Miodini: Androni, che esperienza!

Al suo primo anno con la Androni Cipi, Roberto Miodini ha subito portato a casa il grande risultato. «Centrare il doppio obiettivo stagionale ha dato a tutti grande soddisfazione. In particolare mi è piaciuto lavorare per conquistare il titolo italiano perché è un impegno quasi più difficile che puntare alla singola vittoria, visto che in ogni prova è necessario cercare di portare al traguardo tre corridori nella miglior posizione possibile. Se vogliamo, è anche un gioco di strategia, davvero appassionante».

Com’è stato il suo inserimento nella “famiglia” della Androni?

«Perfetto. Conosco Giovanni Ellena sin da quando ci sfidavamo in bicicletta tra i dilettanti e con Savio e Bellini ho trovato subito il feeling ideale, anche perché sono abituati a lasciare libertà di iniziativa. Mi è stato d’aiuto anche ritrovare Emanuele Sella con il quale avevo già lavorato lo scorso anno nella Carmioro di Lorenzo Di Silvestro.

La mia storia? Presto detta: ho fatto la trafila correndo dagli esordienti fino al dilettantismo e, dopo qualche anno di pausa, l’ho rifatta quasi identica come direttore sportivo. Obiettivi? Continuare a crescere professionalmente con la Androni Cipi puntando a traguardi sempre nuovi».

p.b.

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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