Asia, Africa, America e… lo stato del ciclismo e le gare nel mondo Asia, Africa, America e… lo stato del ciclismo e le gare nel mondo
Sappiamo che l’Europa è la patria del ciclismo. Ma quali sono le gare nel resto del mondo? Viaggio su due ruote in Africa, America,... Asia, Africa, America e… lo stato del ciclismo e le gare nel mondo

Sappiamo che l’Europa è la patria del ciclismo. Ma quali sono le gare nel resto del mondo? Viaggio su due ruote in Africa, America, Australia e Asia

di Paolo Broggi

Da anni l’Uci ha messo al primo posto tra i suoi obiettivi la mondializzazione del ciclismo. Il Giro di Pechino – corso per la prima volta il mese scorso, con vittoria finale di Tony Martin che ha sfruttato la sua superiorità a cronometro – è solo l’ultimo tassello di un progetto che continua a crescere. Ma a che punto è arrivata la mondializzazione delle due ruote in Asia, Africa e America?

Asia, Africa, America e... lo stato del ciclismo e le gare nel mondo

Asia, Africa, America e... lo stato del ciclismo e le gare nel mondo

AFRICA

Il ciclismo segue le leggi del mondo e per il mondo l’Africa è il continente più povero, più lontano dagli standard degli altri, più “diverso”. Così di ciclismo in Africa si parla solo qua e là, sfruttando realtà come quella camerunense (un po’ in ribasso), quella ivoriana o iniziative sporadiche in Togo e Belize.

O ancora l’infornata di giovani talenti eritrei (Teklehaimanot sarà il primo africano del World Tour, tesserato per la GreenEDGE). Anche in Africa, così come in Asia, c’è lo zampino dei francesi. E non è certo un caso che i paesi nei quali si pratica il ciclismo siano quasi tutte ex colonie transalpine.

Quelle terre in cui negli anni Cinquanta e Sessanta si organizzavano circuiti su strade sabbiose portando i campioni a vivere vacanze esotiche. Vi dice niente il viaggio di Coppi e compagni nel 1959 in Alto Volta?.

Qualcosa si muove, dal punto di vista organizzativo, anche nel Nord del continente

Gare internazionali vengono organizzate in Egitto, Marocco e Tunisia (c’è Rafaa Chtioui che corre in Italia, nella Acqua&Sapone), sono nate due formazioni Continental in Algeria. Una il prossimo anno avrà base europea in Belgio, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Realtà a parte, come del resto anche storicamente e geograficamente, è il Sudafrica di stampo inglese nel quale il ciclismo è sport molto praticato, dove l’attività prosegue con buona continuità ed i cui migliori talenti, anche sulla scia della Barloworld che è stata una grande squadra, stanno continuando a crescere.

ASIA

Della Cina vi abbiamo raccontato il mese scorso nello splendido reportage di Marco Pastonesi. Nel continente più vasto del mondo continua a crescere il Tour de Langkawi, ideato dall’ex premier Tun Mahathir Mohamed. Lo stesso che ha voluto il circuito automobilistico di Sepang e l’aereoporto più moderno del mondo. Dopo una visita in Francia per discutere di affari con Chirac, si innamorò di Colmar e si fece costruire una copia della città alsaziana nel cuore della foresta tropicale.

E il Tour de Langkawi è servito anche da rampa di lancio per Pat McQuaid, che in passato è stato il direttore della corsa. Per mille motivi, il governo malese ha sempre dato un aiuto speciale alla corsa, salvandola quando era in crisi e sulle strade malesi negli anni sono sbocciati talenti come Bettini, Vockler, Kittel e Guardini.

In Medio Oriente, invece, da dieci anni gli emiri hanno voluto anche il ciclismo per il loro divertimento: hanno contattato la Aso e Eddy Merckx e sono nati il Giro del Qatar e poi quello dell’Oman. La differenza? Il primo si svolge nel deserto della sabbia e dei tifosi, il secondo invece ha subito entusiasmato la popolazione.

In conclusione, la vera terra di conquista per il prossimo decennio, per il ciclismo, è proprio l’Asia.

AUSTRALIA

Terra per uomini duri, quella d’Australia. Anche per il ciclismo. Terra di sfide ultracentenarie su distanze lunghissime (la Melbourne-Warnambool di oltre 300 chilometri) e su prove brevissime come la Melbourne Cricket Ground che si svolge sull’erba, due chilometri, iscrizione libera a chiunque, sfida testa a testa e a chi tocca tocca, arrivando così alla finalissima al termine di un tabellone di tipo tennistico.

In realtà in Australia si è sempre pedalato ma aldilà di qualche avventura pionieristica, i ciclisti della terra dei canguri hanno cominciato a farsi largo nel ciclismo che conta solo a partire dagli anni Ottanta.

I primi “coraggiosi” che sono sbarcati in Europa hanno faticato parecchio a farsi accettare e ad accettare loro stessi le regole di un mondo, quello del ciclismo, che era lontanissimo dalla loro realtà. Ma pian piano gli australiani hanno conquistato traguardi e spazi, hanno cominciato a vincere gare sempre più prestigiose fino alla conquista della Roubaix con O’Grady, della Sanremo con Goss e di Tour de France e mondiale con Evans.

Oggi nasce la prima squadra australiana di World Tour, la GreenEDGE, e i giovani talenti del continente militano un po’ in tutte le squadre, portando il loro patrimonio genetico di multispecialità. L’intero paese ora si sveglia di notte per seguire le telecronache del Tour de France ed Evans è stato accolto come un eroe nazionale. Anche se per la gente d’Australia quella sfida sui due chilometri in erba conserva un fascino unico…

AMERICA

Un continente, due realtà completamente diverse. Il Sudamerica (e anche il Centro) è da sempre terra di ciclismo. In Colombia hanno scritto grandi pagine di questo sport, in Argentina e Brasile si stanno bruciando le tappe, così come in Cile e Venezuela. Certo, l’imprinting è ancora piuttosto dilettantistico.

Ma la nascita di corse come il Tour San Luis – che porta grandi squadre in Argentina ogni anno a gennaio – è destinata a far crescere il livello di tutti, dalle federazioni, alle organizzazioni, ai corridori stessi come peraltro dimostrato anche in occasioni di campionati mondiali su strada e su pista.

In Nordamerica si cambia completamente atmosfera

In Canada e negli States il ciclismo è stato inteso finora come un carrozzone che si sposta di città in città, con i corridori che danno spettacolo in kermesse su circuiti brevi ma impegnativi.

A far qualcosa di diverso ci hanno provato gli organizzatori locali con alterne fortune: il Gp di San Francisco ed il Giro della Georgia, infatti, hanno chiuso i battenti. Philadelphia continua ad avere il suo GP ma si trova tagliata fuori (si corre ai primi di giugno) dalle rotte dei grandi club.

Il Giro di California non è ancora riuscito a diventare effettivamente grande, Colorado e Utah sono due corse che devono crescere. Ma il ciclismo piace: il Canada ha voluto e ottenuto due prove di World Tour per Quebec e Montreal e il campionato del mondo tornerà in terra americana nel 2015, appuntamento a Richmond, in Virginia.

Ma nonostante nel mondo del ciclismo ad imporsi siano gli anglofoni, l’impressione è che la conquista dell’America sia ancora piuttosto lontana.

TuttoBici

tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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