Claudio Pecci: “Così abbiamo portato Cadel Evans al Tour de France” Claudio Pecci: “Così abbiamo portato Cadel Evans al Tour de France”
«Con Cadel Evans, abbiamo realizzato il “sogno” del dottor Sassi». Parola di Claudio Pecci, del Centro Sportivo Maipei. Dall’incontro al successo, eccome come Evans... Claudio Pecci: “Così abbiamo portato Cadel Evans al Tour de France”

«Con Cadel Evans, abbiamo realizzato il “sogno” del dottor Sassi». Parola di Claudio Pecci, del Centro Sportivo Maipei. Dall’incontro al successo, eccome come Evans è approdato al Tour de France

di Paolo Broggi

Claudio Pecci:

Cadel Evans sta per tagliare il traguardo finale del Tour de France e il telefono di Claudio Pecci, direttore sanitario del Centro Sportivo Mapei, è bollente, neanche fosse lui il dominatore del Tour. «Che dire, se non che
sono felice? – spiega il medico. – E la gioia sta che nel fatto che nello sport la verità alla fine vince sempre.

La verità che è figlia dell’applicazione, dell’impegno, delle qualità naturali e della cura maniacale di tutti i particolari. E Cadel in carna queste doti e questa verità. In lui Aldo Sassi aveva creduto sin dal primo giorno e questa maglia è un po’ anche sua».

Facciamo un passo indietro: quando avete incontrato Cadel?

«Era il 2001, lo vedemmo per la prima volta al Giro d’Austria che vinse in maglia Saeco. Aldo l’aveva già conosciuto sui campi di gara della mountain bike. Ma restò colpito dalla sua voglia di emergere anche nel ciclismo su strada e volle che venisse con noi in Mapei, l’anno successivo.

Ricordo bene la sua crisi tremenda al Giro del 2002, in maglia rosa, su Passo Coe. Fu una sconfitta che chiarì molte cose al giovane Cadel. Anno dopo anno lui è cresciuto, si è migliorato, ha lavorato con una determinazione incredibile fino ad arrivare al mondiale e ora al Tour».

Com’è lavorare con Evans?

«Stimolante. Perché Cadel è curioso, pignolo, partecipe: vuol capire tutto, non si limita ad eseguire, ma discute, con lui c’è spesso un contraddittorio e questo serve ad entrambe le parti. Non dobbiamo dimenticare mai, infatti, che l’atleta è un individuo ed è indispensabile avere con lui un feedback continuo per affinare le strategie, per migliorare le scelte, per interpretare le sue sensazioni».

Dal punto di vista fisico, come ci può descrivere Cadel?

«Come un atleta completo che può contare su parametri di valore assoluto per quanto riguarda la potenza aerobica e per il profilo che gli consente di lavorare a lungo fuori soglia. Un atleta che ha anche un ideale rapporto peso/potenza. Ma a dir la verità quel che impressiona di più di Cadel è la sua forza nelle cronometro.

Lui è piuttosto piccolo ma nelle prove contro il tempo riesce a diventare tutt’uno con la bicicletta. Sa firmare delle autentiche imprese, come è accaduto al Tour nella crono di Grenoble. Infine, Evans ha straordinarie capacità di recupero che ne fanno il corridore ideale per le corse a tappe».

Evans è il corridore tipo del Centro Sport Mapei..

«Dal 2002 lavoriamo con Cadel. Il suo rapporto con Aldo Sassi è sempre stato profondo, ben aldilà del semplice rapporto professionale. Negli anni Evans è diventato di casa a Castel lanza. Nei primi anni viveva a casa di uno scultore, Pietro Scampini: chissà che monumento gli preparerà adesso!

In tutti questi anni, Cadel è diventato amico di tutti al Centro Mapei, io personalmente con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto e lo stesso vale per Andrea Morelli, il biomeccanico che lo segue attualmente e che ha tenuto i contatti con lui anche durante il Tour de France. Io in quelle tre settimane mi sono limitato a sentirmi con il dottor Massimo Testa, che è il responsabile sanitario della BMC: quando mi ha detto che tutto stava andando per il meglio, ho pensato ad Aldo e gli ho detto “dai che stavolta ce la facciamo”. E così è stato».

Cosa può vincere ora Evans?

«Cadel può vincere tutto. E da italiano mi piacerebbe vederlo lottare per vincere il Giro d’Italia che addirittura potrebbe essere an cora più semplice per lui, visto che da noi non c’è tutta la tensione che caratterizza la pri ma metà del Tour de France. So che non di pende da lui, ma da squadra e sponsor, però sarebbe bello riuscire a portare ad Aldo anche la maglia rosa oltre a quella gialla che avrà nei prossimi giorni».

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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