Tutti contro la droga: un convegno a dieci anni della legge antidoping Tutti contro la droga: un convegno a dieci anni della legge antidoping
A dieci anni dal varo della legge antidoping, un convegno organizzato da Medici e Corridori Professionisti. Il ciclismo sembra aver invertito la rotta di... Tutti contro la droga: un convegno a dieci anni della legge antidoping

A dieci anni dal varo della legge antidoping, un convegno organizzato da Medici e Corridori Professionisti. Il ciclismo sembra aver invertito la rotta

di Giulia De Maio; foto Archivio ACCPI

Tutti contro la droga: un convegno a dieci anni della legge antidoping

Da sinistra, il senatore Michelino Davico, il procuratore del Coni Ettore Torri, il moderatore Pier Augusto Stagi, il sostituto procuratore di Padova Benedetto Roberti, la presidente del Cycling Anti-doping Foundation Francesca Rossi e il presidente dei Medici Sportivi Maurizio Casasco.

 

«Il ciclismo è da prendere ad esempio». «Il ciclismo è un format che va esportato anche negli altri sport». «Quello che ha fatto e sta facendo il ciclismo non lo fa nessuno». Sono alcune delle frasi registrate nel convegno organizzato dai Medici e Corridori professionisti a per i dieci anni della legge antidoping.

Troppa grazia San Gennaro. Ma per una volta non ci formalizziamo e portiamo a casa una bella razione di complimenti. Che non fanno assolutamente male allo spirito e alla mente. Da sport di dopati a disciplina che si è disciplinata, che ha capito. Che ha intrapreso con rigore una strada e la sta percorrendo in maniera chiara.

Un convengo per i dieci anni della legge antidoping

Non era mai successo. Ci voleva il decimo compleanno della legge n.376/2000 concernente la disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping per riunire le massime istituzioni impegnate in questo ambito e segnare un nuovo primato del ciclismo.

Questo è stato possibile grazie all’impegno dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI) e all’Associazione Italiana Medici del Ciclismo (AIMeC) e con la partecipazione dell’Associazione Italiana Direttori Sportivi Profes sionisti (ADISPRO). Il mese scorso è andato in scena a Faenza il convegno «2001- 2011, dieci anni di lotta al doping, bilanci e prospettive».

Chi c’era

All’iniziativa promossa dal dottor Roberto Corsetti, presidente AIMeC e dall’avvocato Federico Scaglia, segretario generale ACCPI, hanno aderito con entusiasmo il Procuratore Capo della Procura Anti doping del CONI Ettore Torri, il Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova Benedetto Roberti.

E poi il Sottosegretario del Ministero degli Interni Michelino Davico, il Comandante Generale dei NAS Cosimo Piccinno, il Direttore del Cycling Anti-doping Foundation UCI e membro del Comitato dei Laboratori WADA Francesca Rossi. Infine il Consulente scientifico UCI Mario Zorzoli e il Presidente della Federazione Medici Sportivi Italiani Maurizio Casasco.

Un bilancio del lavoro svolto contro la droga

Gli illustri intervenuti, in virtù del proprio ruolo e della propria esperienza, hanno espresso un bilancio e delineato le prospettive future del proprio lavoro, con particolare riferimento al ciclismo professionistico a dieci anni dall’entrata in vigore della legge n. 376/2000.

Presenti in platea tra gli altri il presidente dell’Associazione Internazionale Corridori (CPA) Gianni Bugno, il presidente dell’ADISPRO Luca Guercilena, il direttore del Giro d’Italia Mauro Vegni e il presidente onorario della Federazione Ciclistica Italiana (FCI) Alfredo Martini. Insomma non mancava nessuno, o quasi.

L’incontro è risultato a parere di tutti i presenti interessante e proficuo. Ed ha portato una ventata di ottimismo allo sport da sempre più martoriato dalle vicende di doping. Importante il riconoscimento da parte dei relatori del lavoro intrapreso in questi anni dal nostro movimento, definito a chiare lettere pioniere in questa battaglia.

A questo proposito incoraggiante è stato il messaggio del dottor Ettore Torri, che glissando sul “piccolo inconveniente” avuto in passato con la categoria corridori, ha sottolineato quanto il mondo delle due ruote professionistico sia migliorato in questi anni.

Tutti contro la droga: un convegno a dieci anni della legge antidoping

Il capo della Procura Antidoping del Coni Ettore Torri con la dottoressa Francesca Rossi, presidente del Cycling Anti-doping Foundation dell’Uci e membro del Comitato dei Lavoratori Wada.

Il racconto del procuratore Torri

«Quando ho iniziato a lavorare come Procuratore la situazione era drammatica. Oggi posso dire che c’è stato un cambiamento abissale. Nell’ultimo anno tra Giro, Tour e Vuelta non c’è stato alcun caso di doping. Qualcosa di buono è stato fatto da tutte le componenti, Assocorridori compresa.

La lunghezza dei tempi di cui si lamentano gli atleti è un problema che condivido, ma allo stato attuale le leggi permettono che una prescrizione duri anche otto anni. Non sono così ottimista da dire che il doping sia battuto, ma nel professionismo senz’altro il fenomeno è stato ridotto moltissimo e a ottenere questo ho contribuito anche io.

Il segreto di questa presa di coscienza? È venuto meno l’interesse di doparsi. Prima i controlli erano pochi e le pene lievi, oggi il gioco non vale la candela».

Rossi (Wada)

La dottoressa Rossi, rappresentante della WADA, ha sottolineato gli sforzi del sistema ciclismo. «L’atteggiamento del ciclismo va preso ad esempio. Gli altri sport fanno molti controlli, ma qualitativamente non reggono il confronto con
i vostri. Non c’è dubbio che facciate più degli altri, lo dicono i numeri (955 i ciclisti testati quest’anno nell’ambito del passaporto biologico, ndr).

Nel calcio, e non solo, fanno meno controlli e non arrivano a trovare quello che troviamo noi. Senza contare che i ciclisti sono individuabili attraverso la reperibilità e quindi più facili da controllare fuori competizione. Il ciclismo è da sempre sotto i riflettori, ma oggi è lo sport più all’avanguardia in materia antidoping. In questo campo il nostro paese è punta a livello internazionale, ce lo riconoscono tutte le maggiori istituzioni di settore».

E illustrando alcuni dati del passaporto biologico ai medici presenti: «Il ciclismo vanta dei numeri che altre federazioni si sognano. Con coscienza avete voluto e sovvenzionato in prima persona il passaporto biologico, che sta dando frutti importanti e su cui dobbiamo continuare a lavorare assieme.

Il nostro compito è difendere lo sport, dobbiamo ricordarci che gli atleti sono sempre guidati da qualcuno. I campioni sono fragili, focalizzati appieno nel proprio lavoro, nei team la differenza la fanno i medici: dovete guidare e proteggere questi ragazzi per cui il ciclismo è tutto».

Zorzoli (Uci)

Le fa eco il dottor Zorzoli, che a nome dell’UCI ha riconosciuto i primati temporali di cui il ciclismo può farsi vanto. «Nella lotta al doping il ciclismo è lo sport più all’avanguardia. Nelle corse ciclistiche nascono i primi test antidoping.

I corridori sono i primi a sottoporsi a test di urine e sangue, anche fuori competizione; il mondo delle due ruote è il primo a finanziare studi contro il doping. I ciclisti sono i primi (e per il momento gli unici, ndr) ad aver accettato il passaporto biologico come prova indiretta di doping.

Possiamo ben sperare per il presente e il futuro di questo sport perché i risultati ematici negli ultimi anni sono in netto miglioramento, ormai i va lori anomali costituiscono solo una piccola percentuale, a differenza di quanto accade, per esempio, nell’atletica dove sono al 18%, con un picco del 48% nelle categorie inferiori. Come ciclismo e come Italia possiamo essere fieri di quanto abbiamo fatto e di quanto stiamo facendo».

La stretta di mano fra il Generale Cosimo Piccinno, comandante dei Nas, ed il sostituto procuratore di Padova, Benedetto Roberti.

Il monito del pm Roberti

Il pm Roberti ha sottolineato invece la necessità di leggi più moderne. «Per colpire l’intero sistema doping e non solo i ciclisti, anello debole della catena, occorre modernizzare. La legge vigente è buona, molti paesi esteri ce la invidiano. Ma va migliorata perché le indagini dicono che il problema è molto complesso e non riguarda mai o solo il singolo individuo.

La legge antidoping dovrebbe essere equiparata alla normativa sul traffico di stupefacenti: il doping e un reato transnazionale, bisogna colpire le associazioni a delinquere che ricavano profitti alle spalle degli atleti e perciò inasprire le pene e consentire più ampi strumenti investigativi. La repressione è indispensabile, ma non basta.
Siamo sulla strada giusta, ma servono strumenti più nuovi e adeguati alla complessità del problema. Serve una riforma culturale che si rivolga soprattutto ai giovani, che coinvolga dalle famiglie alle istituzioni».

Un problema culturale

Poi, parlando della sua attività, ha sostenuto: «È un fatto che indagando si trovino soprattutto ciclisti. Tra gli amatori si dopano persino il commercialista e l’operaio: è un problema culturale.

Credo che nel mondo delle due ruote dipenda molto anche dalla struttura delle squadre, per cui il corridore va a cercare il medico all’esterno. Nel calcio professionistico certi fisici scultorei destano qualche sospetto, però nel calcio come in altri sport tutto e più chiuso, quindi più difficile da scardinare».

Il comandante Piccinno, annunciando che dall’anno prossimo 122 Nas ricopriranno l’inedito ruolo di Ispettore Investigativo Antidoping, ha invitato al lavoro di squadra tra le diverse componenti, nel rispetto dei ruoli di ognuna.

L’ormai ex sottosegretario Davico ha ribadito l’importanza della centralità dell’atleta e la trasparenza delle indagini, oltre ad aver segnalato come il doping sia ormai un problema culturale, che non riguarda più solo lo sport.

L’intervento del presidente onorario della Federciclismo Alfredo Martini, seguito attentamente da Francesca Rossi, direttore del Cycling Anti-doping Foundation Uci, e da Maurizio Casasco, presidente della Federazione Italiana Medici Sportivi. A destra, il segretario dell’ACCPI Federico Scaglia.

Casasco, presidente della Federazione Medici Sportivi

Il presidente dei medici Casasco ha ricordato le normative vigenti e fatto notare i primati della categoria che rappresenta.

«La battaglia al doping è sempre più sistematica e armonizzata grazie alla normativa WADA. Non deve essere attuata solo attraverso le leggi, ma anche attraverso l’educazione e una rivalutazione dell’etica. Il medico in questo senso deve avere sempre la responsabilità che gli compete per deontologia.

Prima dell’atleta e del paziente deve ricordare che, in ogni caso, c’è l’uomo. La FMSI sarà sempre al fianco dei medici onesti, che hanno il coraggio di denunciare ciò che non va. In un recente convegno WADA tenutosi a Tokio i ricercatori più esperti al mondo hanno riconosciuto i medici italiani come i migliori».

Sempre il dottor Casasco ha ribadito quanto sarebbe importante considerare il parere di un medico competente quando si organizza una manifestazione, per non obbligare gli atleti a uno sforzo superiore alle possibilità umane.

Gianni Bugno e Luca Guercilena

Interessanti anche gli interventi del rappresentante mondiale dei corridori Gianni Bugno, che ha ribadito quanto il doping sia un male di tutto il mondo del lo sport, che va affrontato a 360° in tutti i campi, e del presidente dei direttori sportivi italiani Luca Guercilena, che rispondendo all’intervento del pm Roberti ha tenuto a precisare: «Il doping è problema culturale e sociale, che sposa tutte le categorie.

É svilente dire che una sola categoria sia colpevole o vittima, l’esasperazione va combattuta. Per quanto riguarda i tecnici in altri sport non c’è di meglio: chi è a capo di una squadra deve superare come minimo tre corsi per qualificarsi e supportare al meglio gli atleti.

Nella nostra professione lavoriamo con i medici, ma a loro non devono essere demandati i compiti dei preparatori laureati in Scienze Motorie. Il problema va affrontato globalmente, unendo le forze di tutti, senza indicizzare una categoria nello specifico».

Il ciclismo non teme confronti

Soddisfatti per la riuscita dell’evento Roberto Corsetti e Federico Scaglia, i quali hanno espresso il loro orgoglio per il parterre de roi radunato e all’unisono hanno chiosato: «Il ciclismo ha saputo chiedere un aiuto dall’esterno e continua a dimostrare di non aver paura di confronti. È da sempre disposto ad aprirsi, aiutare e farsi aiutare. Collaborazioni valide sono ben accette e solo attraverso l’unione di tutte le componenti dello sport potremo sconfiggere il nostro nemico comune.

L’incontro, non solo a parere nostro, ha rappresentato un mo mento di confronto costruttivo fra i soggetti istituzionali che operano nella lotta al doping unico nella storia. I concetti chiave, ribaditi più volte nel corso del dibattito sono: collaborazione, educazione e centralità dell’atleta. Continuiamo a lavorare tutti quanti impegnandoci al massimo, senza dimenticare quanto di buono è stato detto in quest’occasione da ripetere».

Martini: “Ammiro il vostro lavoro”

In chiusura, a segnalare la distensione dei toni su un tema così delicato, le parole del presidente onorario della Federazione Ciclistica Italiana, Alfredo Martini: «Sono orgoglioso di essere qui, tra chi con competenza parla di questioni serie. Io vengo da lontano, dalle cose semplici, dalle persone che vanno a comprare il pane o vanno al lavoro in bicicletta.

Vent’anni fa abbiamo chiuso troppo gli occhi di fronte ai venditori di veleno, ma ora ci stiamo riprendendo anche grazie ai vostri sforzi. A volte i corridori e i medici del ciclismo vengono fin troppo bistrattati, a me questo dispiace molto. Voglio rassicurarvi dicendo che la gente vi è vicina, vi abbraccia per quello che fate.

Da voi dipende se un ragazzo continuerà o meno a correre in bici, quindi con responsabilità e professionalità continuate a fare il vostro lavoro. Da ignorante mi sono sempre chiesto se le apparecchiature utilizzate per i controlli antidoping siano precise. Lo sono? Mi fa piacere (sorride, ndr). Sono contento di essere venuto a quest’incontro perché qui si lavora e l’Italia ha bisogno di lavoro e impegno».

TuttoBici

tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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