Per superare la crisi servono sponsor e un nuovo direttore sportivo Per superare la crisi servono sponsor e un nuovo direttore sportivo
TuttoBICI ospita l’ADISPRO, l’Associazione dei Direttori Sportivi Professionisti. Per superare la crisi servono sponsor e un nuovo direttore sportivo di Valerio Zeccato La crisi... Per superare la crisi servono sponsor e un nuovo direttore sportivo

TuttoBICI ospita l’ADISPRO, l’Associazione dei Direttori Sportivi Professionisti. Per superare la crisi servono sponsor e un nuovo direttore sportivo

di Valerio Zeccato

La crisi economica ci frena ma non ci ferma. Con Alberto Volpi, presidente per due mandati dell’ADISPRO e attualmente vice presidente, facciamo il punto della situazione a bocce ferme. Ovvero in uno dei pochi periodi dell’anno in cui le biciclette (almeno quelle che vanno sulla strada) si fermano. La ricetta anticrisi è a base di sponsor e di una nuova figura di direttore sportivo.

«Uso un detto che tutti cononosco: “non si possono fare le nozze coi fichi secchi” – attacca il tecnico della Liquigas Cannondale. – Nel senso che la preoccupazione maggiore al momento è la crisi economica generale che di riflesso tocca il mondo del ciclismo. E non permette alla mia categoria, come del resto anche ad altre del mondo del le due ruote, di lavorare ad alti livelli.

Mancano gli sponsor

In Italia ci sono solo due formazioni di prima fascia, del World Tour per intenderci, ed è così da qualche anno. E, vista la situazione, non ci sono grandi speranze di aumentare il numero di team da prima fascia. Semmai c’è sempre dietro l’angolo il rischio di perderle. E questa è una preoccupazione del ciclismo in generale: se spariscono gli sponsor con chi vai avanti?

Questo è l’aspetto più negativo, poi tutti gli altri vengono a cascata. È chiaro che in quelle situazioni in cui non viene a mancare la solidità economica si possono fare altre valutazioni. Si può andare alla ricerca dei miglioramenti in tutti i settori coinvolti nell’attività di una formazione».

I team costretti al ritiro

E, purtroppo, la fotografia della realtà è proprio questa. Qualche squadra è nata, o sta nascendo, ma altre, anche di spessore, hanno chiuso i battenti. In un momento così difficile il vostro ruolo di direttori sportivi ha in atto un, forse lento, ma profondo cambiamento.

«Io credo che i diesse italiani, e anche quelli che conosco all’estero, siano tecnici altamente specializzati – conferma Volpi. – La nostra categoria in questi ultimi anni si è molto evoluta sotto tutti gli aspetti. Questo mi porta a dire che
con l’aggiunta del bagaglio di esperienza che la maggior parte dei direttori sportivi si porta dietro, l’evoluzione è sempre più in atto.

Il direttore sportivo: una figura in evoluzione

Ad esempio, al di fuori del nostro mondo, pochi sanno che tanti direttori sportivi hanno imparato, o lo stanno facendo, la lingua inglese. Con l’avvento di squadre americane, australiane e via dicendo si va sempre più verso una richiesta di figure che siano in grado di dialogare con atleti che parlano lingue diverse, ma che principalmente conoscono e parlano l’inglese.

Quindi la nostra figura non si limita solo al discorso tecnico, organizzativo, alla comunicazione. Include anche il miglioramento e la conoscenza delle altre lingue per poter essere all’altezza di operare al meglio e con tutti.
A questo va aggiunto che le strutture dei team si sono attrezzate con più figure specifiche come il preparatore atletico, il tecnico, il tattico. Insomma dove c’è la possibilità economica i team non si fanno mancare niente.

Le gare si vincono sui pedali, non con le parole

Di conseguenza all’interno di tutto questo il diesse ha per forza una evoluzione del suo ruolo. Credo che ci sia lo spazio per tutte le figure che operano, e ognuno porta in campo la sua esperienza. Con un buon gioco di squadra si può proporre un buon pacchetto da portare al team e agli atleti. Solo conoscendo bene, nella maniera giusta e in tutte le sue sfumature il corridore che hai a disposizione, si può ottenere dallo stesso il massimo dei risultati.

Poi è chiaro che il direttore sportivo può dare la dritta giusta in un momento della corsa. Ma se io dico ad un mio corridore di fare una certa cosa e lui in quel momento non ha le gambe per farlo, è chiaro che non si arriva al risultato. Io diffido sempre di chi predica e dà tanti consigli: le corse si vincono con le gambe e non con le parole. Certo la tattica ha una sua valenza, ma in percentuale molto ridotta».

Per finire, cosa si aspetta Alberto Volpi dal 2012?

«Personalmente, mi auguro che possa essere un anno tranquillo e sereno per tutti, non solo per la mia categoria e la mia squadra. Un anno di serenità nel mondo del ciclismo, senza tutte quelle questioni e quei problemi che negli ultimi anni ci hanno accompagnato.

Poi le corse le puoi vincere e perdere, è nel gioco di chi ha scelto questo sport e questo lavoro. Mi piacerebbe assistere anche al rilancio dell’economia – anche se credo che non sarà cosa facile da vedere in poco tempo. E poi l’arrivo, e perché no? il ritorno, di altri sponsor offrirebbe la possibilità di far rientrare quelle persone che a causa della crisi sono finite a margine del nostro ambiente e magari hanno ancora molto da dare in termini di conoscenza e di
preziosa esperienza».

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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