«Porto con orgoglio nel ciclismo due nuovi marchi italiani». Fabio Bordonali, manager ed ex professionista, presenta la nuova squadra, la UtensilNord-Named

di Giulia De Maio; foto di Roberto Bettini

Fabio Bordonali presenta UtensilNord-Named: "Ecco la squadra"
Fabio Bordonali, 48 anni il prossimo 25 dicembre, si prepara alla sua diciannovesima stagione da Team Manager.

È nata la nuova squadra di Fabio Bordonali per la stagione 2012, si chiama UtensilNord-Named. Il nome esprime l’unione di due realtà che arrivano dalle categorie minori, già note agli appassionati di ciclismo. Due esperienze molto positive, ora legate da un progetto solido e a lungo termine, interessante e ambizioso.

Conosciamone meglio organico e obiettivi attraverso le parole della mente di questa formazione, che nasce dall’eredità della De Rosa Ceramica Flaminia. Fabio Bordonali, ex professionista bresciano, all’età di 48 anni si accinge a festeggiare il suo diciannovesimo anno alla guida di un team professionistico.

Prima di parlare del futuro, stiliamo un bilancio della stagione appena conclusa.

«Posso ritenermi soddisfatto del lavoro svolto, anche se non abbiamo raccolto quanto sperato. All’inizio del 2011 sono ripartito da zero, con una formazione composta da ragazzi giovani, la maggior parte dei quali alle prime esperienze tra i grandi; queste novità hanno comportato un lavoro stimolante che, per dare i suoi frutti, aveva però bisogno di tempo.

Ci sono voluti mesi per conoscerli, per capire le loro effettive potenzialità e creare un gruppo affiatato. Da giugno in poi ci siamo tolti qualche soddisfazione: abbiamo raccolto tanti piazzamenti, ci siamo fatti notare e creato quello “spirito di spogliatoio” che, grazie ai tanti atleti confermati, sarà alla base della squadra del 2012».

Per l’anno prossimo potrete contare su due nuovi primi sponsor.

«È un onore per il team e un mio vanto personale. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, sono l’unico manager che è riuscito a portare nel ciclismo un primo e un secondo nome nuovi per il ciclismo di questo livello. Due aziende italiane, con sede italiana, che hanno voglia e possibilità di investire nel mondo delle due ruote.

Mi impegnerò al massimo per ripagare la fiducia accordataci da Stelvio Dalla Vecchia, titolare di Utensilnord, e dal la famiglia Canova, proprietaria di Named. Non sono miracolato, ho avuto aiuti importanti (ci tengo a ringraziare soprattutto l’amico Paolo Riva, uomo Named impegnato tra i dilettanti, che mi sta dando una grande mano e ha permesso questo connubio) e credo anche qualche merito, se ancora una volta viene premiata la mia passione, se vuoi la mia incoscienza e la voglia di non mollare mai che mi ha insegnato il ciclismo».

A proposito dell’organico, puoi anticiparci qualcosa?

«Nove sono i corridori confermati: Filippo Baggio, che ha solo 22 anni e da dilettante ha fatto vedere buone cose, ha doti da velocista e secondo me nei prossimi anni potrà confrontarsi negli sprint coi talenti dell’89; Paolo Bailetti, che conosco da tanti anni e so che nelle corse di un giorno può esser competitivo.

Oleg Berdos, che è da anni con me, ma ha corso poco per problemi fisici e di visto (è moldavo, ndr), con più continuità nelle prossime due stagioni si metterà senz’altro in luce; Matteo Fedi, passato professionista l’anno scorso, dopo una stagione di ambientamento è ancora tutto da scoprire.

Edoardo Girardi, è dell’85 e ha già fatto vedere buone cose, quest’anno è andato forte soprattutto d’estate nelle corse di un giorno; Gianluca Maggiore, nella sua prima stagione tra i grandi si è già messo in mostra, rendendosi utile soprattutto per gli arrivi in volata in supporto a Baggio.

Fabio Piscopiello, come Fedi è ancora un po’ acerbo, ha corso poco, ma dal prossimo anno gli chiederò di più; Patxi Vila, è invece un uomo d’esperienza, molto colto, il perfetto allenatore in corsa.

Last but not least Federico Rocchetti, che mi piace molto perché è sempre in fuga, è intelligente, coraggioso, fin troppo generoso e sa sfruttare ogni occasione tanto che è stato richiesto da squadre Pro Tour, ma ancora per due anni ha il contratto con me, quindi me lo tengo stretto».

E a proposito dei nuovi arrivi cosa puoi dirci?

«Tornerà alle corse Gabriele Bosisio (dopo due anni di stop per positività all’EPO, ndr), passato professionista con me, con il quale ho condiviso sette anni. So che la mia scelta di dargli fiducia farà discutere, ma una seconda chance la meritano tutti. Ha sbagliato e pagato le sue colpe, a mio avviso ha ancora qualche anno buono per dimostrare quanto vale.

Dal Team Sky arriverà il sudafricano John-Lee Augustyn, che ha già corso in Italia (con la Barloworld dal 2007 al 2009), che a 25 anni e con l’esperienza accumulata e un po’ di fortuna in più, potrà dimostrare le sue qualità».

Come ogni anno, farai passare al professionismo qualche dilettante.

«Esatto. Per il momento è sicuro l’arrivo di Stiven Fanelli dalla Delio Gallina, bresciano dell’87, che ho scelto per ché è un attaccante, un temerario e perché volevo rilanciare il ciclismo della mia zona e con lui Monguzzi, milanese di Carugate, classe ’85, cresciuto alla Casati Named, vincitore dell’ultimo Piccolo Giro di Lombardia.

È probabile l’ingaggio di un corridore dell’est: quest’anno la partecipazione al Giro di Polonia è stata davvero una bel la esperienza, che mi ha permesso di scoprire un movimento vivace, con buoni corridori e tanti appassionati che dimostrano grande entusiasmo sulle strade. Mi ha ricordato il Giro d’Italia, con le dovute proporzioni».

Sai se i ragazzi che non hai confermato hanno ricevuto altre proposte?

«Sinceramente no, ma glielo auguro di cuore. Nella mia posizione sono costretto a prendere delle decisioni, a fare delle scelte, col rischio di sbagliare devo seguire la testa e non solo il cuore. Sono tutti bravi ragazzi, che spero facciano strada.

 Lavorando insieme credo di aver compensato delle loro lacune e di aver imparato io stesso qualcosa da ognuno, auguro loro di continuare a pedalare e di incontrare qualcuno che li faccia migliorare più di quanto sia riuscito a fare io.

A tutti devo dire grazie. È un grande dispiacere lasciarli dopo averci investito tempo, denaro, affetto, soprattutto sapendo che alcuni di loro non sono riusciti a esprimersi al cento per cento.

E per quanto riguarda lo staff?

«Sono contento e orgoglioso di mantenere interamente il personale del 2011. Da piccolo artigiano mi vanto di non aver lasciato a casa neanche uno dei “miei” uomini. Se ne parla troppo poco, ma dobbiamo ricordarci che quando chiude una squadra non rimangono senza lavoro solo i corridori, ma anche allenatori, massaggiatori, meccanici…

Intere famiglie rimangono “a piedi”. Pensiamo solo che quest’anno chiude i battenti il team che ha vinto più di tutti
negli ultimi anni, la HTC, e alcuni tra i migliori squadroni in circolazione sono costretti a fondersi o a ridimensionarsi. Non credo sia solo colpa dell’economia, ma di chi sta degradando il prodotto ciclismo».

Sai già quali saranno i colori del team e le bici che userete?

«Le divise saranno simili a quelle della De Rosa Ceramica Flaminia, quindi saranno prevalentemente blu e bianche, cambieranno solo i nomi degli sponsor principali. Per quanto riguarda le bici continuerà la collaborazione con De Rosa, che apparirà come sponsor anche sulla maglia (sui laterali) della UtensilNord-Named.

Il marchio italiano che produce bici tra le migliori al mondo non sarà più primo nome della nostra squadra, ma continuerà a essere colonna portante del progetto. Con la famiglia De Rosa ci sono grande rispetto e stima reciproca, per me è un piacere e un onore che l’intesa, nata con De Rosa nel 2008, prosegua tutt’oggi».

Quali sono le vostre ambizioni per il 2012?

«Vogliamo concretizzare il lavoro fatto quest’anno. Partendo dal gruppo che si è formato nel 2011 e con l’aggiunta di qualche buon acquisto, saremo in grado di vincere qualche corsa e di prendere parte a gare più importanti. Ci teniamo a ben figurare soprattutto nelle corse nazionali perché abbiamo sponsor italiani, mi auguro di ricevere gli inviti che sono mancati nella scorsa stagione.

Dobbiamo salvaguardare il made in Italy, non perché lo dice Bordonali, ma per salvare la nostra economia e il nostro ciclismo. Nonostante la globalizzazione va data una possibilità ai corridori e alle squadre italiane».

Dopo l’esclusione dal Giro 2011, quest’an no ti aspetti di prendere parte alla corsa rosa?

«Chiaramente. Negli ultimi sette anni le mie squadre ne hanno corsi solo due (con la LPR: nel 2008 con Savoldelli, nel 2009 con Petacchi e Di Luca, ndr), nonostante i miei uomini potessero per lo meno dare spettacolo e vivacizzare la gara. L’esclusione di quest’anno è stata particolarmente pesante da digerire perché in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia l’unica formazione italiana che è stata tagliata fuori è stata la nostra.

Non ho avuto spiegazioni al riguardo e non credo di aver fatto nulla per meritarmi un trattamento così duro, anzi. Il 2012 sarà il mio diciannovesimo anno alla guida di un team professionistico, tra i team manager italiani vantano una carriera più lunga solo Bruno Reverberi e Gianni Savio, ma io ho 15 anni meno di loro (sorride, ndr).

Se la salute mi sorregge spero di essere in grado di battere questo record di longevità e di prendere parte a numerose edizioni del Giro, la corsa che mi sta più a cuore. Ho apprezzato molto le dichiarazioni di Acquarone, che auspica un “lavoro di gruppo” per RCS. Io mi auguro che lo spirito di squadra prevalga nell’intero mondo del ciclismo: con un prodotto vendibile vivremmo tutti meglio, dai corridori ai giornalisti, dai team manager agli sponsor».

Che augurio vorresti ricevere per la prossima stagione?

«Mi basta la salute e un pizzico di fortuna in più e sono sicuro che qualcosa di buono faremo. Mi prendo volentieri qualsiasi augurio vogliate rivolgermi e vi faccio io una promessa: con la UtensilNord-Named ci divertiremo!»