Fabio Taborre vince il Memorial Pantani: «Era il mio mito da ragazzo» Fabio Taborre vince il Memorial Pantani: «Era il mio mito da ragazzo»
«Marco Pantani era il mio idolo, vincere il Memorial che porta il suo nome è stata una soddisfazione incredibile». Parola di Fabio Taborre di... Fabio Taborre vince il Memorial Pantani: «Era il mio mito da ragazzo»

«Marco Pantani era il mio idolo, vincere il Memorial che porta il suo nome è stata una soddisfazione incredibile». Parola di Fabio Taborre

di Silla Gambardella; foto di Roberto Bettini

Fabio Taborre vince il Memorial Pantani: «Era il mio mito da ragazzo»

Fabio Taborre è nato il 5 giugno del 1985 ed è alla terza stagione tra i professionisti: quest’anno ha vinto a Camaiore e a Cesenatico.

Steve Jobs sosteneva che nella vita è importante “unire i puntini”. Ricavare cioè da esperienze passate insegnamenti utili a sviluppare progetti futuri. A volte i puntini si uniscono da soli. Per caso. O destino, fortuna. Ognuno ci metta quello che vuole. Fabio Taborre ha unito i puntini. Dalla prima bici, quella con cui ha mosso le prime pedalate, alla sua attuale squadra, ora che è professionista.

La prima bici di Fabio Taborre

«Avevo sette anni, e visto che a scuola ero stato promosso con dei bei voti, mio papà mi portò in un negozio di bici per regalarmi una mountain bike – ci racconta l’atleta di Pescara, classe 1985, oggi residente a Montesilvano. – Il titolare del negozio era Palmiro Masciarelli e, quando mi vide, domandò a mio padre: «Perché non lo fai correre?». Uscii dal negozio con una bici da corsa e cominciai la mia avventura. Alla prima corsa, arrivai secondo».

Fabio Taborre ha unito i puntini anche di recente. Dai suoi primi sogni, lui che è sempre stato tifoso di Marco Pantani, alla sua ultima vittoria, lui che lo scorso settembre ha battuto tutti al Memorial Pantani.

«Marco Pantani era il mio mito da ragazzino. Le sue imprese restano ineguagliabili. Chi corre in bici sa bene il valore di quello che ha fatto. Quando ho vinto il Memorial a lui dedicato, ho pensato subito al Pirata».

E allora torniamo a quella vittoria.

«Una vittoria cercata. Uscivo dalla partecipazione a due gare a tappe, la gam ba era buona e ave vo ottime sensazioni. Nel finale, abbiamo scollinato in quindici e in volata ho avuto la meglio».

Quali sono le tue caratteristiche?

«Tengo bene in salita e nelle volate ristrette ho un buono spunto veloce. Ora mai nel ciclismo di oggi è difficile ar rivare da soli. Se vuoi vincere, è importante essere brillanti allo sprint. Poi vado bene anche nelle corse a tappe. Quest’anno ho finito il Giro d’Italia. È stato il mio primo Giro, e sono contento. Un giorno mi piacerebbe correre per puntare a vincerlo».

Hai avuto anche tu il tuo giorno di crisi?

«Sì, inevitabile. Garzelli mi aveva messo in guardia fin dalla prima tappa sul fatto che sarebbe arrivata una giornatano. Ad essere sincero, io ne ho avute due o tre. La peggiore è stata a Gardeccia, la tappa più dura del Giro. Ma ho stretto i denti e mentre pedalavo pensavo solo che avrei dovuto arrivare al traguardo. Quella giornata mi ha fatto crescere molto mentalmente. Mi tornerà utile in futuro».

La testa conta come e più delle gambe?

«La testa fa la differenza. Non è nel mio dna mollare. E poi noi corridori abbiamo sette vite. Dopo un’ora dalla fine della tappa, dimentichiamo tutto».

Una corsa che ti piace in modo particolare?

«La Tirreno-Adriatico mi piace tantissimo. Le brevi corse a tappe si addicono alle mie caratteristiche. E poi si corre nelle mie zone».

L’Abruzzo è terra di grandi campioni.

«Da Vito Taccone a Danilo Di Luca, per citare i più famosi. Ma ci sono tanti giovani che si avvicinano alla bicicletta. Anche tra i pro siamo un bel gruppo. Di solito mi alleno con Rabottini, Marzoli, i fratelli Masciarelli e a volte anche con Spezialetti».

La tua salita-test?

«Passo Lanciano. È la salita preferita da Francesco Masciarelli e me la fa pedalare almeno due volte alla settimana. Oramai ne ho la… nausea! È lunga 10 chilometri, con pendenza media intorno all’8%. Se fai un buon tempo qui, nove volte su dieci alla gara successiva arrivi tra i migliori. Anche Di Luca la usa per i suoi test».

Quanti sacrifici fa un corridore?

«La vita di un corridore è sacrificio: allenamento, riposo, alimentazione, a letto presto. Ma nulla mi è mai pesato. Quando poi i risultati arrivano, ogni sacrificio è ripagato».

Che rapporto hai con i tuoi tifosi?

«Da un paio di anni è stato creato il Fans Club Bar New York. Lo fondarono in occasione del Trofeo Matteotti e, da allora, ogni anno, mi aspettano sulle strade della classica abruzzese. Per l’occasione, fanno sempre una gran festa. L’anno prossimo me li aspetto anche ad altre corse».

Il tuo primo pensiero in corsa?

«È sempre per Chiara, mia sorella, scomparsa due anni fa in un incidente d’auto. Aveva diciotto anni. Riflettere su questo episodio della vita mi ha fatto crescere molto. Ogni volta che passo l’arrivo penso a lei. Anche in corsa, il suo ricordo mi dà una forza e uno stimolo indescrivibili. Se pedalo, lo faccio anche per Chiara».

TuttoBici

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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