Fortunato Baliani è il capitano della D’Angelo & Antenucci. Dopo il successo ottenuto in Giappone, a Kumano, ha conquistato anche il Brixia Tour

di Laura Guerra; foto di Roberto Bettini e Sergio Serrangeli

 

Fortunato Baliani, chi è l'uomo che ha vinto al Brixia Tour e a Kumano
Il successo ottenuto in Giappone al Tour de Kumano.

«Sto vivendo una seconda giovinezza, sono davvero fortunato». Chi scherza sul suo nome è Fortunato Baliani, corridore umbro di Cannaiola di Trevi (Pg), portacolori della D’Angelo & Antenucci Nippo Corporation. A 37 anni ha vinto il Brixia Tour, impreziosendo una grande stagione e mostrandosi davvero un “inossidabile”.

Agile scalatore dallo spunto veloce anche in volata, professionista dal 1998, in tredici anni di carriera è andato in controtendenza alle leggi naturali vivendo una continua crescita di forma e risultati. Dopo il successo al Tour di Kumano, con la sua vittoria in solitaria e la classifica finale, ha fatto suo il Brixia Tour, segno tangibile che “nella botte vecchia c’è il vino buono”.

Cosa rappresenta per te il Brixia?

«Ho capito subito che l’avrei vinto. È la ciliegina della mia carriera, la ricompensa per il tanto lavoro che ho fatto negli anni, sempre all’arrembaggio in ogni corsa ma con poche vittorie se messe in relazione con il mio lungo curriculum nel professionismo».

Il segreto per vincere ancora a 37 anni?

«Sono partito con una buona condizione data dalla preparazione che avevo fatto al mare, in vacanza con la famiglia a Senigallia, dove vado tutti gli anni e dalla quale ogni volta esco con una vittoria o ci vado molto vicino: tre anni fa vinsi il Reggio Calabria, l’anno scorso arrivai secondo alla Vuelta a Madrid e quest’anno è arrivata la vittoria al Brixia. Mi porta fortuna allenarmi a Senigallia con Scarponi, Stortoni e gli altri corridori marchigiani…».

Per vincere, dunque, occorre andare in vacanza?

«Sì… lì mi rilasso. Quei 15 giorni in vacanza mi fanno godere della mia famiglia senza le pressioni della quotidianità, unitamente al fatto che là riesco ad allenarmi molto bene. Strade belle, la compagnia giusta, respiro l’aria di mare facendo comunque la vita del corridore, andando a letto presto ma senza aver a che fare con i tanti piccoli impegni della giornata come fare la spesa».

Vittoria annunciata?

«In allenamento avevo sensazioni molto buone. Sono arrivato al Brixia con l’intenzione di centrare una tappa e magari salire su un gradino del podio, invece… concludendo la prima tappa (vinta allo sprint da Frapporti proprio su Baliani, ndr) con due minuti di vantaggio sul gruppo, facendo affidamento su condizione ed esperienza era più difficile perderlo che vincerlo».

I giovani ci sono ma gli “anziani” continuano a vincere.

«Infatti. Il giovane tante volte non ha la voglia e la costanza di fare sacrifici durante tutto l’anno. Gente come me, in vece, è appagata dalla propria vita in fa miglia e non sente il bisogno di uscire sempre con gli amici. Veniamo così ripagati con i risultati anche in età avanzata. È anche grazie a questo comportamento dei giovani che noi continuiamo a metterci in luce».

Un consiglio?

«Essere costanti e saper sfruttare meglio la loro età, perché alla mia ormai non si guadagna come invece possono fare le giovani leve raggiungendo anche grandi obiettivi. Sono chiamati “sacrifici” proprio perché si devono fare nell’età tra i 20 e i 30 anni quando c’è maggior voglia di divertirsi».

L’esperienza è il tuo punto di forza?

«La D’Angelo & Antenucci Nippo Corporation ha improntato la squadra su di me proprio per la mia esperienza. Ha creduto in me per crescere e per poter raggiungere degli obiettivi. Così facendo ne sta uscendo una stagione alla grande non solo per merito mio ma grazie al lavoro di tutta la squadra, alla quale ho dispensato consigli e insegnamenti».

Prezioso regalo di tutti gli “anziani”?

«No. Io, per carattere, do sempre tanti consigli e spiegazioni. Sarei stato contentissimo se da giovane avessi avuto anch’io un vecchio come me al mio fianco. Purtroppo, anche ora in gruppo siamo ancora troppo in pochi a dare consigli ai giovani perché ognuno pensa un po’ troppo agli interessi personali…».

La tua arma segreta?

«Mi ha cambiato la vita uno studio che ho fatto sull’alimentazione: colazione secondo le proprie abitudini perché gli zuccheri servono durante tutto l’arco della giornata, carboidrati a pranzo con la classica dieta mediterranea, a merenda meglio un panino al prosciutto che rende di più e ingrassa meno di jogurt, mela o altro e per cena un secondo abbondante, un contorno e zero dolci per ché non permettono di eliminare i chili superflui.

I dolci, però, si possono reinserire appena raggiunto il peso forma. Questa è la dieta che ho realizzato io studiando le preparazioni, gli integratori e i regimi dietetici. La seguo dal 2005 e ho visto un forte miglioramento delle mie prestazioni. Ho cresciuto così Pozzovivo, che tutt’ora seguo, ed alcuni compagni i quali riconoscono che, grazie ai miei consigli, hanno avuto successi. Sono contento che uno di loro sia Luca Ascani perché gli ho dato mille consigli, gli ho corretto l’alimentazione, lo stile di vita e nel giro di poco tempo ha raggiunto ottimi risultati agonistici».

Kumano e Brixia quest’anno ma con Camaiore nel cuore…

«Purtroppo con l’arrivo del Protour tutte le gare hanno subìto una crisi ma quando passai professionista essere a Camaiore era un’emozione forte per il bagno di folla che si faceva durante tutta la corsa. Sembrava di essere ad una tappa del Giro d’Italia. Quando nel 2007 riuscii a vincerlo, realizzai il mio sogno.

Quest’anno ho centrato il Tour di Kumano e il Brixia, due corse molto differenti tra loro ma molto affascinanti: Kumano è stato bello per l’impresa solitaria mentre il Brixia, contro sei squadre ProTour e un sacco di team Professional, è una perla, giunta ormai verso il termine di carriera».

Conclusione?

«Sì, ho una data indicativa… l’anno prossimo potrebbe essere l’ultimo ma potrei rimanere anche nel 2013 se mi si proponesse un altro anno per portare avanti questa squadra come uomo utile per la mia esperienza. Si dovrebbero in castrare una serie di fattori, tra i quali anche quello economico, che mi diano l’opportunità di proseguire».

E quando smetterai che farai?

«Stiamo allargando il bar di mia sorella Roberta e potrei entrare in società per darle una mano. Non voglio restare nel ciclismo perché voglio avere più tempo per mia moglie Silvia e per la mia famiglia: ho una bimba, Marta, di 10 mesi e almeno questa la vorrei vedere crescere visto che di Elena, 7 anni, ho perso tutta l’infanzia.

Quando saranno più grandi forse potrei rientrare nel grande ciclismo ma per ora penso che mi limiterò soltanto a seguire, come già faccio, saltuariamente i ragazzini della Us Bovara, il team che mi ha iniziato al ciclismo dopo anni di pugilato e calcio senza successo».

Uomo di fatica anche negli hobby?

«Sì… lavorare e faticare. Durante l’inverno mi piace molto lavorare il legno insieme a mio padre Giuseppe e costruire mobiletti e tavolini. Sempre come hobby mi sono costruito da solo un appartamento e ultimamente ho finito il mio porticato di casa. Vedere realizzate queste cose, oltre a darmi una piacevole soddisfazione e permettermi di risparmiare un po’ visto che i nostri stipendi non sono come quelli dei calciatori, mi aiuta a tenermi in forma».