Abbiamo intervistato Michelino Davico, promotore del Giro di Padania. Ci ha ribadito l’insensatezza delle polemiche (“È stata una festa, non una campagna politica”) e degli attentati alla sicurezza dei corridori

di Paolo Broggi

Giro di Padania, Michelino Davico punta a spegnere le polemiche

Il Giro di Padania ha celebrato la sua prima edizione tra gli applausi di tanti appassionati di ciclismo e le contestazioni di coloro che criticavano il nome della corsa, la sua maglia verde e la firma in calce al comitato organizzatore da Michelino Davico. Che è senatore, sottosegretario agli Interni e appassionato praticante di ciclismo.

«Il Giro di Padania è stato quella festa che noi volevamo che fosse – spiega con orgoglio il senatore Davico. – È un peccato che ci ci sia stato chi ha provato a rovinare questa festa.

Devo fare i complimenti a tutti, organizzatori compresi. Ci sono alcuni dettagli che dobbiamo migliorare, ma il giudizio complessivo sulla prima edizione è decisamente buono.

“Non ci meritavamo tante critiche”

Quanto alle contestazioni, credo che il signor Ferrero e i suoi adepti abbiamo scelto un palcoscenico sbagliato. Perché un atteggiamento di questo genere nel ciclismo non si era mai visto. Il ciclismo, infatti, è fatto di valori autentici, di rispetto reciproco dell’avversario e del tifoso avversario, cosa che invece nel calcio non esiste.

Il ciclismo è sport di sacrificio seguito con sacrificio dai tifosi e non meritava le scene che abbiamo visto durante il Giro di Padania».

Una contestazione contro…

«È difficile da capire contro che cosa. Non vogliono che la corsa si chiami Giro di Padania? Beh, ci scrivano e propongano nomi alternativi. E comunque la contestazione doveva essere mossa agli organizzatori. Non dovevano mettere le mani addosso ai corridori, che sono professionisti impegnati a fare il proprio lavoro.

Né mettere a repentaglio la loro vita. Come è accaduto a Luca Mazzanti nel corso dell’ultima tappa, quando il bolognese è volato fuori strada a causa di una foratura provocata dalle puntine sparse lungo la discesa delle Ferrazze.

Noi al dialogo siamo sempre stati pronti e ci crediamo davvero. In più di un’occasione, sulle strade del Giro di Padania, siamo riusciti a dialogare con chi aveva intenzione di farlo. Certo è che più di un sindaco e più di un esponente politico si devono assumere la responsabilità di quel che è successo, dopo essersi incautamente esposti nei giorni precedenti la corsa».

Vi accusano di voler essere separatisti.

«Noi abbiamo solo allestito una gara sportiva, non abbiamo compiuto alcun atto separatista. La Padania è uno di quei territori che non si trovano sull’atlante ma che esistono nella realtà. E ce ne sono tanti. Cito le Langhe, il Chianti, il Tavoliere delle Puglie e potrei continuare all’infinito.

Ai contestatori ribadisco che noi riconosciamo pienamente il loro diritto a protestare, ma chiediamo e chiederemo che non mettano in pericolo la sicurezza dei corridori né quella di chiunque fa parte della carovana o del suo contorno.

Qualche rimpianto?

Mi spiace che non sia stata sottolineata da tutti l’importanza dei messaggi sociali che abbiamo proposto. A cominciare da quello che campeggiava sulla maglia verde del leader della corsa, legato ad una iniziativa benefica del Sermig a favore dei bambini disabili cristiani e musulmani del Medio Oriente.

Così come mi spiace che nessun ambientalista abbia sottolineato il nostro progetto di pulizia chiamato Sicurezza Ambiente, che prevedeva la pulizia dei luoghi dove abbiamo sostato con il ripristino totale dell’ambiente incontrato. Non abbiamo la sciato cartacce né borracce lungo il nostro cammino. Ditemi se non è un messaggio importante anche questo…».

Il Giro di Padania non è stato solo ciclismo, quindi?

«No, anzi questa è una corsa che ha affiancato allo sport importanti messaggi sociali, che ha portato in alto i valori aggiunti della solidarietà e della cultura. Sarebbe bello se lo sport riuscisse a scardinare i pregiudizi, se anche i nostri avversari capissero che ci possiamo incontrare sulle piazze a discutere.

Per questo dico: venite con noi, incontriamoci, invece che cercare di metterci in difficoltà. Il nostro Giro è una corsa ciclistica, è una festa, è colore, fantasia, gioia, spettacolo, divertimento».

Però la maglia di leader era verde e a dare il via ad alcune tappe c’era Renzo Bossi. Impossibile dire che la politica non c’entra

«La maglia verde non è una prerogativa nostra. C’è anche al Giro d’Italia, Non posso negare che abbiamo avuto l’appoggio del mio partito ma si è trattato di un supporto morale perché – e colgo l’occasione per spegnere un’altra polemica – non è stato speso un solo euro di denaro pubblico per la corsa e anche alle città che hanno accolto partenze e arrivi non abbiamo chiesto denaro ma solo l’ospitalità.

Ed è stata una formula vincente: per il prossimo anno abbiamo già diverse richieste, provenienti anche da comuni che non sono amministrati dal centrodestra, quindi…».

Veniamo all’aspetto sportivo della corsa: soddisfatto di come sono andate le cose?

«Certamente sì. Abbiamo avuto un vincitore eccellente, Ivan Basso, che sulla salita di San Valentino di Brentonico ha regalato uno spettacolo di eccellenza assoluta. E anche nelle altre quattro tappe abbiamo avuto i successi di due azzurri come Sacha Modolo ed Elia Viviani e di un corridore come Andrea Guardini che al primo anno tra i professionisti ha vinto più di dieci corse.

E soprattutto abbiamo avuto tappe sempre animate, sempre spettacolari, sempre avvincenti. Realizzando così il nostro progetto iniziale, quello di dar vita ad una gara ciclistica che ha voglia di crescere e di ricavarsi uno spazio importante nel panorama internazionale ».

Anche in chiave mondiale, il Giro di Padania si è rivelato molto importante.

«Abbiamo disegnato il Giro tenendo conto dei consigli del ct azzurro, proprio in funzione dell’appuntamento. Sapere che più di metà della nazionale italiana era composta da atleti che hanno avuto modo di allenarsi e di mettersi in luce grazie alla nostra corsa, ci ha riempito di soddisfazione.

Sono certo che atleti giovani come questi siano il futuro del ciclismo italiano e sono convinto che possano essere utili alla causa azzurra anche in futuro».

 

Ottobre, auguri a…
Questo mese i nostri migliori auguri vanno a….
il… campione
anni
2 Luca Solari32
2 Marco Stefani27
3 Manuel Fedele25
5 Pietro Orto23
6 Francesco Ginanni26
7 Mauro Santambrogio27
12 Damiano Caruso24
14 Manuel Belletti26
22 Edoardo Girardi26
22 Marcello Pavarin25
30 Manuel Quinziato32

Tra i direttori sportivi auguri ad Antonio Salutini (64 anni il 23).