Guardini, Viviani, Battaglin: idoli e ambizioni delle promesse dell’89 Guardini, Viviani, Battaglin: idoli e ambizioni delle promesse dell’89
Incontriamo i campioni di domani: Viviani, Guardini e Battaglin, tutti classe ’89, ci hanno confessato i loro sogni, svelato i loro idoli e come... Guardini, Viviani, Battaglin: idoli e ambizioni delle promesse dell’89

Incontriamo i campioni di domani: Viviani, Guardini e Battaglin, tutti classe ’89, ci hanno confessato i loro sogni, svelato i loro idoli e come hanno iniziato

di Giulia De Maio; foto Team Rodella 2000

Elia Viviani, Andrea Guardini ed Enrico Battaglin

Elia Viviani, Andrea Guardini ed Enrico Battaglin: tre ragazzi dell’89 dalle grandi speranze.

Metti l’esplosività di Andrea Guardini, la potenza di Elia Viviani, la vivacità di Enrico Battaglin. Tre corridori, tre speranze, tre atleti nati nel 1989 protagonisti del tradizionale appuntamento che il Gruppo Euromobil, in collaborazione con tuttoBICI e La Gazzetta dello Sport, oltre che con l’Assessorato allo Sport di Pieve di Soligo, ha messo in scena il 23 novembre sul palco dell’Auditorium della Biblioteca di Pieve di Soligo.

Aggiungi un folto pubblico amante delle due ruote e della sana rivalità, tra cui spiccano i tifosi venuti a incitare Flash Guardia, o Vivi, o Battaglia. O, perché no?, tutti e tre. Non dimenticare poi le domande del moderatore Giorgio Martino e le frecciatine che i tre protagonisti della serata si sono lanciati l’un altro. Mischia bene e otterrai così un evento insolito e divertente, qual è stato l’incontro dal titolo Martino e le frecciatine che i tre protagonisti della serata si sono lanciati l’un altro.

Sogni e ambizioni delle tre promesse dell’89

Le tre promesse che possono riportare l’entusiasmo nel nostro movimento hanno discusso tra loro e con i presenti della loro carriera, dei loro sogni, delle loro ambizioni e anche della loro rivalità. Un appuntamento importante, un’occasione per conoscere da vicino questi tre corridori, affiancati sul palco da un altro giovane che fa ben sperare, quel Fabio Aru, scalatore sardo della Palazzago che ha vinto l’Oscar tutto BICI come miglior under 23 e che nella prossima estate passerà professionista con la Astana.

Cronaca dell’incontro

L’incontro – giunto alla sua tredicesima edizione – ha rappresentato un momento dei festeggiamenti per i 40 anni del Gruppo Euromobil e ha aperto quelli per i 30 anni della Zalf che saranno celebrati il prossimo anno. Dopo i rituali saluti d’inizio con Gaspare Lucchetta, titolare con i fratelli del Gruppo Euromobil, che ha fatto gli onori di casa insieme al sindaco di Pieve di Soligo Fabio Sforza, il vicepresidente della FCI Flavio Milani ha portato il saluto della Federazione.

Interessanti le parole di due dei direttori sportivi presenti, Stefano Zanatta e Gianni Faresin, che hanno ricordato le loro prime esperienze da ciclisti ventenni e hanno me so in luce le differenze tra il ciclismo di ieri e quello in cui i loro ragazzi si trovano a debuttare oggi.

Il diesse della Liquigas Cannondale ha detto: «I sogni che hanno loro sono gli stessi che avevo io da ragazzo: il giusto entusiasmo, la comprensibile paura degli inizi e la ricerca del confronto coi coetanei non sono cambiati. A Elia e agli altri miei corridori dico sempre: “Beati voi che siete ancora in bici e state vivendo questo sogno”».

Faresin, tecnico della Zalf Désirée Fior, dopo aver raccontato come si rapportava da atleta coi propri team manager, ha speso qualche parola sul suo ruolo attuale: «Cerco di dare il meglio ai ragazzi che seguo, di essere al loro passo anche tecnologicamente, di essere sempre aggiornato. I giovani d’oggi forse sono più svegli di quanto lo eravamo noi, ma devono maturare quell’esperienza che noi cerchiamo di trasmetter loro con passione e professionalità».

Viviani, Battaglin, Guardini: la parola a loro

Dopo questo momento di confronto, ci si è concentrati totalmente sui giovani a cui il ciclismo italiano si aggrappa per uscire dal tunnel di difficoltà nel quale sta pedalando. Messi “sotto torchio“ su svariati argomenti i tre protagonisti del dibattito hanno risposto con la battuta pronta che compete a dei campioncini destinati a diventare personaggi.

I nostri inizi.

Viviani: «La passione per il ciclismo è nata a otto anni grazie a un mio compagno di classe: mi incuriosì il fatto che era l’unico tra i miei amici a pedalare. Da ragazzino ho praticato diversi sport, quando ho scoperto le due ruote giocavo da due anni a calcio, in porta. Ero bravo, tanto da essere chiamato da più di una squadra importante per dei provini, ma il ciclismo mi ha conquistato, così da esordiente ho iniziato a pensare solo al ciclismo. Prima corsa a Salizzole (Vr), ero G3, ho fatto secondo in volata. Prima bici? Una Bianchi “color Bianchi”, con i classici pedali con le gabbiette e i manettini del cambio sul telaio».

Guardini: «Ho iniziato a correre da G1. Mio papà Gianni, ex corridore dilettante, appena ha potuto mi ha messo in bici. Prima giocavo a calcio, ma senza particolare interesse. Prima gara da G1, ho iniziato a fine stagione. Alla quinta corsa ho ottenuto la mia prima vittoria: sapete cosa c’era in palio per il primo classificato? Una gallina. Il secondo ha portato a casa venti uova, il terzo non ricordo».

Battaglin: «Ho mosso le prime pedalate a sette anni, con l’Unione Ciclistica Asolana. Ero G1 e correvo con una piccola Bianchi, ricordo che alla prima corsa arrivai quinto. La passione per il ciclismo è nata per caso: volevo praticare uno sport e un collega di papà, che esce in bici come cicloamatore, era presidente di quella che sarebbe stata la mia prima squadra. Mi chiese semplicemente se avevo voglia di provare a fare qualche gara, da quel momento non ho più smesso di pedalare».

Il passaggio al professionismo.

Viviani: «Il sogno che avevo da bambino, che si è realizzato grazie ai miei sforzi e alla fiducia che mi ha dato la Liquigas Cannondale. Da dilettante avevo dei modelli, ora che sono tra i professionisti e riesco anche a vincere penso solo a diventare qualcuno: certo, c’è sempre il campione a cui si guarda con ammirazione, ma non c’è più un mito. Ai più esperti si fa attenzione per “rubare il mestiere“: non sono Gilbert, ma mi ispiro al suo stile di corsa; non sono Cavendish, ma osservo le sue volate e così faccio con tutti i grandi…».

Guardini: «Anche per me è un obiettivo raggiunto, che non mi appaga del tutto. C’è ancora tanta strada da percorrere. Certo, gareggiare in maglia Farnese Neri con atleti che fino a un mese prima vedevo solo alla tv è stato emozionante, ma corsa dopo corsa ho capito che in fondo anche loro hanno due gambe ed è possibile batterli. In Qatar sono arrivato davanti a corridori di primo livello, quella è stata la vittoria più bella. Per il resto: “rispetto per tutti, paura di nessuno”».

Battaglin: «Sono felicissimo di fare il grande salto con la Colnago CSF, ma resto coi piedi per terra perché sono convinto che lo sbaglio più grande sarebbe pensare di essere arrivato. Diventare professionista è il coronamento del sogno con la S maiuscola. Avendo già vinto da stagista, il passaggio equivale anche alla consapevolezza che il ciclismo può davvero essere il mio lavoro. Non mi sento arrivato, so di avere una grande chance e non ho intenzione di sprecarla. Da qui per me inizia un nuovo percorso, difficile e stimolante: cercherò con tutte le mie forze di affermarmi tra i grandi».

Da sinistra, Giancarlo Lucchetta, Antonio Lucchetta, Elia Viviani, Andrea Guardini, Enrico Battaglin, Fabio Aru, Gaspare Lucchetta e Fiorenzo Lucchetta a Pieve di Soligo.

Stagione 2011.

Viviani: «Ho vinto 8 corse su strada, più svariate in pista. Per me è molto importante continuare ad alternare entrambe le discipline a buoni livelli. Al – meno nel mio caso, strada e pista sono complementari e la loro commistione mi permette di andar forte su entrambi i terreni. Dicono sia difficile conciliare le due attività, ma io sono la prova che una preparazione ad hoc permette di avere sia il fondo indispensabile per le corse in linea che il colpo d’occhio che solo nei velodromi si può acquisire».

Guardini: «È stato perfetto, per essere il mio primo anno è andato benissimo. Non mi aspettavo di iniziare a vincere fin da subito e di essere così competitivo nell’arco dell’intera stagione. La mia prima vittoria in Malesia, nonostante la notte insonne alla vigilia del debutto tra i prof, è stata l’inizio migliore che potessi augurarmi. Ho lasciato il mon – do dei dilettanti come plurivittorioso e mi sono ritrovato anche quest’anno tra i professionisti ad essere il più vincente (con 11 successi, ndr). Cosa potevo chiedere di più?».

Battaglin: «11 vittorie tra i dilettanti e una tra i professionisti, anche io non posso lamentarmi. Vincere alla quinta corsa nella massima categoria è stata un’esperienza incredibile. Devo ringraziare la Zalf Désirée Fior: tra i dilettanti ho trascorso quattro stagioni molto importanti e sono cresciuto gradualmente. Al primo anno ho avuto come compagni Modolo e Oss, che ritroverò nella massima categoria, e fin da subito sono stato seguito al meglio. Una cattiveria da dire? Se proprio insistete, in giro si dice che il diesse Luciano Caillo rompe un po’ le scatole in casetta… A parte gli scherzi, in Zalf mi sono trovato benissimo. Ora si apre un nuovo capitolo, spero altrettanto positivo».

Sacrifici e fatica.

Viviani: «Se siamo arrivati fin qui, tutte le rinunce che abbiamo dovuto sopportare sono valse la pena. Non fare tardi la sera, stare attenti all’alimentazione, allenarsi ogni giorno sotto il diluvio o con un caldo torrido e tutti gli altri sacrifici che il ciclismo comporta non sono un peso. La bicicletta ci ha abituato a far fatica, pedalare è quello che amiamo fare, lo si fa volentieri».

Guardini: «Il ciclismo non re gala niente, soprattutto ad alti livelli bisogna far tutto a modo. Io per carattere sono pignolo e meticoloso, da quando sono bambino corro in bici e sono abituato ai piccoli sacrifici che questo sport pretende. Come ogni lavoro, per esser svolto al meglio bisogna darsi da fare, ma come ha detto bene Elia nessuno ci obbliga a farlo, l’abbiamo scelto noi. Come si dice? “Hai voluto la bicicletta, pedala”».

Battaglin: «Mi ritengo fortunato a fare sacrifici per il lavoro che sognavo fin da bambino. Qualsiasi altra professione mi sembrerebbe più impegnativa perché non è quella che voglio fare. Nel le categorie giovanili ho sempre e solo corso per divertirmi, l’agonismo e il pensiero del professionismo sono cresciuti gradualmente man mano che sono iniziati ad arrivare i risultati. Da quando ho terminato gli studi il ciclismo è quasi un lavoro, dall’anno prossimo lo sarà a tutti gli effetti».

Vacanze e 2012.

Viviani: «Dicono che non mi fermo mai, è quasi vero. Quest’anno mi sono preso 15 giorni di riposo, li ho trascorsi a casa ed è stata la vacanza migliore che potessi desiderare. Di aerei quest’anno ne ho presi fin troppi. Ora inizio a pensare all’anno prossimo, che sarà davvero impegnativo. Il mio obiettivo numero uno sarà l’Olimpiade. Per quanto riguarda la stagione su strada mi piacerebbe vincere quanto quest’anno, alzando un po’ il tiro. Vorrei prendere parte a gare più importanti per accumulare esperienza in vista degli anni prossimi».

Guardini: «Dopo quest’annata stupenda, punto a riconfermarmi fin da subito. Ho trascorso una settimana di assoluto relax a Sharm el Sheikh e al rientro ho iniziato la preparazione. Nel 2012 correrò il Giro, la cui prima settimana sarà il punto clou della mia stagione. Come battere Cavendish? Beh, non è facile avere la meglio su un campione come lui: senza pensare a troppi tatticismi, sulla strada ci proverò».

Battaglin: «Io ho trascorso una settimana in Messico con Agostini (nel 2012 professionista con la Liquigas, ndr) e altri amici. Il prossimo anno per me sarà un anno di gavetta, nel quale spero di fare esperienza e di riuscire a ritagliarmi qualche spazio. Nella prima par te della stagione starò tranquillo e cercherò di ambientarmi nella massima categoria, dopo il Giro spero di far be – ne nelle corse del calendario italiano».

Ordine d’arrivo ideale.

Viviani: «Non ho un avversario che una volta battuto mi farebbe sentire appagato e arrivato. Diventerò davvero consapevole dei miei mezzi quando vin cerò una grande corsa. A cosa mi riferisco? Milano-Sanremo, Gand- Wevelgem e Fiandre, quest’ultima per me la corsa più bella di tutte».

Guardini: «Battere Cavendish sarebbe bellissimo, soprattutto per la maglia che indosserà l’anno prossimo. Pensate che bella foto da incorniciare…».

Battaglin: «Per i percorsi che mi si addicono il nome più grande da sparare è Gilbert, ma al momento batterlo mi sembra molto arduo (sorride, ndr)».

Rivalità.

Viviani: «Se penso a una sfida tra noi tre in una volata pura non c’è storia, vince Andrea; in salita il pronostico è altrettanto semplice, Enrico è l’unico scalatore. Se si arriva in un gruppetto ristretto Guardini non dovrebbe esserci (sorride, ndr), allora potrei inventarmi qualcosa, sfruttando la squadra o anticipando il gruppo».

Guardini: «È da quando siamo giovanissimi che ci sfidiamo in gara, io ho la fortuna che sono poco più veloce di lui, ma non è sempre facile mettersi dietro uno come Elia. A volte però mi regala le vittorie (stuzzica Elia ricordando l’ultima tappa del Giro di Slovenia, in cui il treno della Liquigas ha avuto qualche problema e, involontariamente, gli ha servito il successo su un piatto d’argento, ndr)».

Battaglin: «Io per battere questi due devo sperare in almeno due chilometri di salita prima dell’arrivo».

Domande irritanti.

Viviani: «Mi infastidisce quando mi danno del pistard. Vorrei rispondere: “Lo sai che corro anche su strada?”. Per me è una definizione limitativa. Qualcuno recentemente mi ha criticato dicendo che in Italia sono trattato da eroe perché mi cimento in due discipline ma in Inghilterra, o in altri paesi in cui la pista è molto più praticata, sarei uno dei tanti che nei raduni dovrebbe guadagnarsi la convocazione. Lo so bene e sono orgoglioso, ma non felice di essere una “mosca bianca”».

Guardini: «Non sopporto quando mi dicono: “Hai vinto perché non c’era nessuno forte” o “Arrivi primo solo nei circuiti cittadini”. In una corsa di professionisti il livello è sempre alto e sì, soffro i percorsi impegnativi, ma anche Cipollini nasce come velocista puro e dopo 14 edizioni si impone alla Sanremo. Proverò a fare lo stesso, so che è un traguardo lontano, ma io ci credo e ho il tempo dalla mia».

Battaglin: «Dopo la vittoria nella Coppa Sabatini a Peccioli qualcuno mi ha apostrofato come “fuoco di paglia“. Sono consapevole di essere solo all’inizio e di dover ancora dimostrare tutto, spetta a me smentirli».

Procuratori.

Viviani: «Non provo alcun imbarazzo a correre contro ragazzi che hanno il mio stesso manager perché in bicicletta ci siamo noi e i risultati dipendono solo dalle nostre prestazioni. Dall’esterno il ruolo del procuratore è visto male, senza un vero e proprio perché. A Copenhagen non ho tirato la volata a Sagan, anche se corriamo per la stessa squadra e abbiamo lo stesso procuratore».

Guardini: «Quoto in pieno quanto detto da Elia. Il ciclismo è uno sport di squadra, ma è il singolo corridore sulla sua bicicletta a fare la differenza».

Battaglin: «Credo nella professionalità di chi ci segue. Sono d’accordo con quanto è già stato detto, non ho altro da aggiungere».

Elia Viviani, stradista della Liquigas Cannondale e pistard di livello mondiale in maglia azzurra.

Idoli e somiglianze.

Viviani: «Mi trovo in imbarazzo a confermare o meno la somiglianza con un certo corridore del passato. Le prime corse che ho seguito in tv risalgono all’epoca di Pantani, dei campioni precedenti conosco solo qualche impresa raccontata. Come caratteristiche preferisco uno che attacca sui muri del Fiandre, piuttosto che uno che vince tanto ma solo in volata ».

Guardini: «Cipollini è il mio mito da sempre, dal 2003 ho iniziato ad apprezzare molto anche McEwen. Mario e Robbie mi piacciono come atleti, per lo spirito che hanno in gara e per come disputano le volate, per il carattere che dimostrano in bici e in generale nella vita. Sono sprinter puri, che hanno sempre saputo vincere anche senza treno».

Battaglin: «Non ho idoli nel ciclismo, vorrei essere ricordato per quello che riuscirò a fare, non perché somiglio a qualche altro corridore. Dicono che ricordo Moreno Argentin. È stato un grande campione, sulla carta ho caratteristiche simili alle sue, speriamo di imitarlo».

Sogni e ambizioni.

Viviani: «Per quanto riguarda il ciclismo il primo sogno è l’Olimpiade di Londra, che mi farebbe accedere a un pianeta riservato a pochi eletti. Guardando più avanti, penso alle classiche, ma più come obiettivi che come sogni. Per la mia vita più in generale, spero di trovare la ragazza giusta per andare a vivere con lei e costruire una famiglia tutta mia».

Guardini:«La Sanremo. Per un velocista è la corsa più importante di tutte, nella lista delle gare da sogno viene ancora prima del mondiale. In più vorrei diventare un bel personaggio pubblico, possibilmente amato e non odiato. Un futuro in ammiraglia? Ho appena iniziato la mia carriera, quindi per ora mi vedo solo sulla bicicletta».

Battaglin: «Spero di diventare un buon corridore. Mi vedo come atleta adatto alle corse di un giorno, completo. Mi auguro di avere una buona carriera, di crescere passo passo e in futuro di ottenere qualche bel risultato. Per il momento parto coi piedi per terra, la testa bassa e tanta voglia di fare. Per i prossimi anni sono ambizioso, ma è troppo presto per dire fin dove potrò arrivare. Il primo desiderio da realizzare sarebbe quello di essere al via della Sanremo. In futuro si vedrà, per sognare in grande abbiamo ancora tempo».

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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