La terza maglia tricolore, il suo futuro alla Movistar dopo tre anni di crescita con Scinto e Citracca. Giovanni Visconti si racconta in questa intervista

di Pier Augusto Stagi

Intervista a Giovanni Visconti:

Tutti pensano di aver capito tutto di Giovanni Visconti, ma così non è. Tutti pensano di sapere tutto di questo corridore generoso, sanguigno, orgoglioso e dalla sensibilità fuori dal comune. Ma neanche lui, che sta per tornare a Movistar, sa davvero quale sia la sua cifra, la sua reale dimensione. In questa intervista vi sveliamo tutto di lui.

Il più forte corridore al mondo della categoria Professional o uno dei tanti nel mondo World Tour? «Preferirei uno dei più forti del circuito World Tour», dice Visconti, 28 anni. Professionista dal 2005, campione italiano per la terza volta in carriera, pronto a rientrare con la Movistar dalla porta principale del ciclismo che conta. È cresciuto per tre anni in una delle incubatrici più fertili del ciclismo professionistico: quella di Luca Scinto alla Farnese Vini.

Non sono un corridorino

«Tutti pensano di sapere chi sono, ma non è così. Se quello che di me penso è vero, voglio che venga fuori ed emerga chiaramente. Per questo ho deciso di cambiare aria, di lasciare Citracca e Scinto e tornare in un team che mi garantisca il ciclismo di serie A.

Io devo moltissimo a Luca e Angelo, mi hanno seguito, viziato, fatto diventare il corridore che sono, ma ora voglio verificare sul campo quello che penso di poter essere. Per molti sono un corridorino. Uno che dopo i duecento chilometri si spegne. Che su certi percorsi non esiste: bene, ora sono pronto a smentirli. O almeno ora sento di avere i mezzi e la maturità psicofisica per poterlo fare».

Dalla riconferma di Aci Catena, alla svolta di San Baronto…

«Questo potrebbe essere davvero il sunto della mia estate calda. Ricomincio da quel traguardo di Aci Catena. Da quel podio davanti alla mia gente, da quel bagno di sudore e di folla, e da questa maglia che ho sempre sentito come una seconda pelle. Quel giorno, quella cor sa rimarranno per sempre nella mia testa.

Io quando imbrocco le giornate sembro davvero un tutt’uno con la bicicletta. Mi piaccio, mi sento grande, ma devo dare continuità a queste giornate e soprattutto lo devo e lo voglio fare in altre corse. Quindi dalla riconferma di Aci Catena eccomi alla svolta di San Baronto.

Una scelta importante, condivisa con mia moglie, con mio padre, con Mauro Battaglini che è il mio procuratore- consigliere, ma anche e soprattutto con Luca Scinto e Angelo Citracca. Un anno fa tante incomprensioni, tanti problemi, poi dalle cose anche più brutte nascono situazioni bellissime. E così, anche tra di noi, dopo una brutta crisi il rapporto è rinato più bello e più forte di prima.

Quest’anno, anche alla luce degli errori commessi in passato, ci siamo detti tutto: giorno per giorno. E anche a questa decisione di separarci ci siamo arrivati assieme, in perfetta armonia. Da persone perbene ».

Ma tu Giovanni, chi pensi di essere?

«Non penso di essere un campionissimo. Probabilmente non sono e non diventerò mai un fuoriclasse, ma penso di diventare un grande corridore. Io so dove penso di poter arrivare. Sono un corridore che è cresciuto piano piano, anno dopo anno, da bambino a uomo. So che dal prossimo anno, con la maglia della Movistar, avrò anche molte più responsabilità, e me le prendo tutte, perché le responsabilità a me piacciono un sacco».

«Almeno otto, se non addirittura dieci, perché io con lui mi sono trovato benissimo, ma dopo le scuole dell’obbligo e le superiori, ora sento che devo fare l’Università. Sento di dover percorrere interamente una stagione di World Tour, con serenità e determinazione. Sia ben chiaro: non vado via per correre tre gare in più. Vado via per misurarmi in maniera compiuta come corridore professionista. Sento di avere addosso un’etichetta che non mi calza perfettamente. Tutto qui».

Preoccupato di doverti misurare con Philippe Gilbert e Fabian Cancellara?

«E perché preoccupato? Caso mai galvanizzato. Emozionato. Stimolato. Questo sì».

Quale è la corsa dei tuoi sogni?

«L’ho corsa solo nel 2004 da Under 23 e l’ho vinta: il Giro delle Fiandre. Mi piacerebbe correrla da professionista e logicamente vincerla».

Nel tuo DNA ci sono quindi solo e soltanto le corse di un giorno…

«Penso di essere nato per questo genere di corse. Mi piace giocarmele dalla mattina alla sera: mi piacciono i circuiti. Le corse di un giorno m’intrigano» .

E tra gli avversari qual è quello che ti intriga di più?

«È un corridore che è però un fuoriclasse nelle corse a tappe: Alberto Contador. A ben pensarci chiamarlo fuoriclasse è limitativo. Per me è davvero di un altro pianeta».

Il rammarico più grande?

«Un anno fa, quando mi sono sposato con Katy e mancavano Luca, Angelo e tante altre persone a me care. Quello è stato il nostro giorno, ma non è andato tutto come avrei sognato e sperato. È un peccato, ma come ho detto: dai momenti di crisi se ne esce migliori».

Ti senti con Paolo Bettini?

«Quasi tutti i giorni, ho un grandissimo feeling con lui. E di questo ne vado orgoglioso. Orgoglioso come quando vesto la maglia tricolore o quella azzurra, due maglie che sento profondamente mie. Per la maglia azzurra farei di tutto. Ho già fatto la riserva, il gregario che lavora all’inizio della corsa e il gregario che lavora alla fine. Io per questa maglia sono pronto davvero a tutto» .

Ma il Mondiale 2011, a Copenaghen, sembra per velocisti, non per uno come te.

«Se Bettini non mi considererà utile, rimarrò a casa. Ma se ci sarà bisogno di un uomo di fondo, con una certa esperienza, capace di entrare nelle fughe, dotato di uno spunto veloce, in una corsa che sarà difficile da tenere controllata, eccomi qui. E poi ci sono Londra 2012 e il mondiale a Valkenburg. E l’anno dopo la sfida iridata a Firenze: traguardi che io ritengo adattissimi a me. Insomma, io farò di tutto per farmi trovare pronto all’appuntamento, poi starà al ct Bettini scegliere ».

Che papà sei?

«Thomas (nato il 26 novembre del 2009, ndr) io lo adoro. È il dono più bello che potessi ricevere dalla vita, ma come papà sono un po’ pigro. Diciamo che sono uno scansafatiche e un po’ me ne approfitto».

E che marito sei?

«Penso che Katy (sposata il 10 luglio dell’anno scorso, ndr) sia contenta di me. E se facessi qualcosa di più in casa… Però diciamo che come marito penso di essere bravino. Ora però, finita la stagione, mi dedicherò alla nuova casa: stiamo costruendo una villetta a San Baronto. Quello sarà il nostro vero nido d’amore».

Cosa fai nel tempo libero?

«Leggo. Cose non impegnative: ultimamente ho scoperto Fabio Volo e mi piace molto. La mia vera passione però è la pesca. Quando posso me ne vado al mare da solo e sto lì delle ore con la mia canna: mi rilassa. Cosa pesco? Quel lo che capita. Due estati fa sono uscito alle otto di sera e sono stato su un pontile di Viareggio fino all’una di notte. Se lo sa Luca (Scinto, ndr) mi ammazza… Ad un certo punto pensavo di aver preso uno squalo, invece era una bellissima spigola di quattro etti che si è mangiata mia moglie».

La cosa più importante per te?

«La mia famiglia. Mia moglie, mio figlio, mio papà Antonino, mia mam ma Rosy, mia sorella Ursula, che è avvocato e lavora nel lo studio di Fausto Malucchi, fratello di Mary, autentica anima del club Vincenzo Nibali di Mastromarco: non so se mi spiego… ».

Ti spieghi benissimo. A proposito: ma è ancora così forte la vostra rivalità?

«Io e Vincenzo ce le suoniamo solo in corsa, ma per il resto siamo amici. Certo, se uno dei due vince l’altro non fa i salti di gioia. Però la rivalità è più tra i paesi: San Baronto non può vedere quelli di Mastromarco e viceversa. Io e Vincenzo siamo il pretesto per dare del sapore alla rivalità. Sai, la Toscana è terra di campanili…».

Quanto pensi dia fastidio a loro la terzamaglia tricolore da te vinta?…

«Molto… Credimi, moltissimo… Uhhhhh se rosicano… proprio come quando vince lui e rosichiamo un po’ noi. Fa parte del gioco. Pensa se lui vince di nuovo la Vuelta e io vinco il Lombardia…».

E Diego Ulissi?

«È un bravissimo ragazzo, in questo ultimo periodo l’ho conosciuto meglio e posso dirlo. Certo, al Giro è stato astuto. Ha la testa da leader. Mi rivedo un po’ in lui ai miei primi anni da professionista. Mi piace».

Cibo preferito?

«Adoro la bistecca alla fiorentina che fanno a La Baita gli amici di Marliana».

Bevanda?

«Coca Cola zero».

Cinema?

«Ci vado spessissimo con Katy. Lasciamo il bimbo ai miei suoceri (Lorella e Maurizio, ndr) e ci andiamo a vedere quello che capita. Il film che preferisco è La vita è bella di Roberto Benigni».

Attori?

«Gabriele Muccino, Nicolas Vaporidis e Fabio Volo. Mi piacciono generalmente i film italiani».

Attrici?

«Laura Chiatti e Cristiana Capotondi».

La canzone?

«Il giorno di dolore che uno ha di Luciano Ligabue».

Cantanti?

«Ligabue, Modà, Povia e Di Risio».

Cosa detesti?

«L’ipocrisia e i finti amici. Soprattutto quelli che si rivedono dopo una vittoria».

Da ragazzino per chi facevi il tifo?

«Per Gianni Bugno. Per questo con chi sono in confidenza mi faccio chiamare Gianni».

Insomma, tutti pensano di sapere tutto di te e nemmeno sanno come ti chiami…

«Esattamente. Vedi, tutti pensano di sapere e non sanno nemmeno come mi chiamo. A casa i miei genitori mi chiamano Gianni. Mia moglie quando mi chiama Giovanni significa che è incazzata come una jena. Luca quando mi telefona mi chiama Gianni, se siamo alle corse Giovanni… Pensate di sapere…».

Qual è il tuo rapporto con la bicicletta?

«Buono, buonissimo, soprattutto con questa che ho ora che è davvero un gioiellino (MCipollini, ndr). Qualche anno fa ero molto più pignolo e insofferente, ora mi fido di più. Anche se ancora adesso sono maniaco dei dettagli, dei colori. Casco, occhiali, telaio: tutto deve essere in ordine. Turbe? Il manubrio deve essere tradizionale. Con una piega un po’ vintage».

Sei scaramantico?

«Molto. Prima di ogni corsa, da quando sono ragazzino dico sempre tra me e me: “Vai Gianni, spacca il mondo” e poi impenno la bicicletta. Se sono in un momento negativo, mi metto in una tasca della maglietta anche un fiocchetto rosso e poi prima di ogni gara tra i riti propiziatori e di buona corsa c’è anche il bacio dell’anello: per mia moglie, ma anche per la mia famiglia».

Il luogo ideale per le tue vacanze?

«Basta andarci. Io le adoro. Dove vado sono felice. Dopo l’italiano sono stato prima tre giorni a San Vito Lo Capo in provincia di Trapani: stupendo. E poi tre giorni a Bellaria, a casa di Silvano Martini, il tifoso numero uno, il mio testimone di nozze».

Cosa ti aspetti nel 2012?

«Un salto di qualità bello e importante. Ma prima vorrei chiudere bene questa stagione».

Segui la moda?

«Ci tengo, ma non ho ossessione. Vesto casual».

Macchine?

«Ho avuto il periodo delle macchine, ora tengo famiglia e la priorità è la mia nuova casa».

Dove hai conosciuto tua moglie?

«Lei è una che viene da ciclismo, ha corso anche con la maglia del Vaiano e della Forno d’Asolo: nel 2007 ha corso anche un Giro d’Italia, oggi sono contento che non corra più. Ad ogni modo l’ho conosciuta a Lamporecchio, ad una corsa di dilettanti. Fu amore a prima vista».

Chi ha fatto il primo passo?

«Io. Ero innamorato perso».

Cosa ti piace di lei?

«Tutto. Più la guardo più mi piace. Ha soli 23 anni, ma è matura. È la donna giusta per me».

Lo scorso 6 febbraio 2011, in occasione dell’inaugurazione della Piazza dedicata al Giro d’Italia a Tualis, hai consegnato la tua maglia agli Alpini della Julia di stanza in Afghanistan. Ora, 15 luglio scorso, al cambio di Comando della Brigata Alpina Julia hai consegnato la nuova maglia di Campione d’Italia vinta lo scorso 25 giugno in Sicilia. Da parte sua il Comandante Gen. Bellacicco ti ha consegnato la maglia realizzata per la Brigata Alpina Julia dal Comitato Locale Tappa, utilizzata in occasione della manifestazione recentemente tenutasi sul Crostis.

«Credimi, quella per me è stata una delle emozioni più grandi della stagione. Ho conosciuto ragazzi eccezionali e io sono orgoglioso di averli conosciuti ».

Ti piacerebbe un giorno essere chiamato Gianni anche dai tifosi?

«Se un giorno accadrà sarà un buon segno, perché significherà che sono entrato profondamente nei loro cuori, perché ho vinto tanto e bene, perché è scattato qualcosa che è andato al di là dello sport… Potrebbe essere un segnale importante».

Scusami Giovanni, posso chiamarti Gianni?

«E perché no? Più che volentieri».