Enrico Battaglin ha esordito tra i professionisti come stagista della Colnago. In questa intervista confessa: «Dall’anno prossimo sarà tutto più difficile»

di Giulia De Maio; foto di Roberto Bettini

Intervista-ritratto a Enrico Battaglin

Lascio a te le presentazioni da inizio intervista… Dicci chi è Enrico Battaglin?

«Nella vita di tutti i giorni è un ragazzo umile e coi piedi ben piantati per terra. Ma quando è in gara non ha timori reverenziali per nessuno e pensa solo a tagliare la linea del traguardo davanti a tutti perché “arrivare primo è sempre una gioia e vincere con i campioni è… da provare”.

Da stagista in maglia Colnago CSF è riuscito a battere i professionisti nella 59a Coppa Sabatini, a Peccioli il 6 ottobre, alla sua quarta corsa tra i grandi. E già nelle prime tre non si era nascosto, anzi. 7° al Trofeo Melinda, ripreso all’ultimo chilometro al GP Carnago, 3° alla Coppa Placci. Come biglietto da visita, vi sembra poco?».

Per niente, ci sembra solo un buon inizio: ma chi è questo ragazzino che dà la paga ai professionisti?

«Non esageriamo (sorride, ndr). Compirò 22 anni il prossimo 17 novembre, abito a Molvena, in provincia di Vicenza con mamma Roberta, che lavora in un ricamificio, e papà Gianni, che è dipendente alla Dainese. Ho una sorella maggiore, Elena, che si è sposata da po co, quindi non vive più in casa con noi.

Corro da sempre, dall’anno prossimo sarò un professionista al cento per cento. Sono alto 1.74 cm e peso 64 chili, ho il fisico giusto per far bene in salita. La mia potenza massima si aggira attorno ai 700 watt, in media ho 46 battiti a riposo».

Quando hai mosso le prime pedalate?

«A sette anni, con l’Unione Ciclistica Aso lana. Ero G1 e correvo con una piccola Bianchi, ricordo che alla prima corsa arrivai quinto. La passione per il ciclismo è nata per caso. Volevo praticare uno sport e un collega di papà, che esce in bici come cicloamatore, era presidente di quella che sarebbe stata la mia prima squadra. Mi chiese semplicemente se avevo voglia di provare a fa re qualche gara, da quel momento non ho più smesso di pedalare.

Nelle categorie giovanili ho sempre e solo corso per divertirmi, l’agonismo e il pensiero del professionismo sono cresciuti gradualmente man mano che sono iniziati ad arrivare i risultati. Da quando sono dilettante, da quando ho terminato gli studi in particolare, il ciclismo è quasi un lavoro, dall’anno prossimo lo sarà a tutti gli effetti».

Come andavi a scuola?

«Non me la cavavo male, ma dopo aver ottenuto il diploma di “tecnico dell’industria grafica” all’IPSIA di Breganze ho preferito concentrarmi solo sul ciclismo. Non ero scarso neanche nello studio, ma quando ho finito le superiori iniziavo ad andar forte tra i dilettanti quindi ho optato per la bici e, per ora, sem bra che io abbia fatto la scelta giusta».

Caratterialmente che tipo sei?

«Sono disponibile con tutti e simpatico, a volte un po’ rompiballe. A parte il ciclismo, sono appassionato di infor matica e videogames. Ascolto parecchia musica e mi diletto nel motocross, senza farmi male. Nel tempo libero amo stare all’aria aperta e divertirmi con i miei amici e con la mia fidanzata Arianna».

Libri, film, musica…Quali sono i tuoi gusti?

«Nessun libro mi ha mai colpito in particolare, ma sono un buon lettore, soprattutto di riviste. In televisione seguo abbastanza il calcio, soprattutto la Juventus; il mio telefilm preferito è De sperate Housewives. Per quanto riguarda film e musica guardo e ascolto un po’ di tutto».

All’inizio di quest’anno avevi detto che, nonostante sapessi già che alla fine del 2011 saresti passato professionista con il team dei Re verberi, avresti interpretato quest’anno come un’ulteriore possibilità di crescita e maturazione. È andata come ti aspettavi?

«Sì. Sono riuscito a migliorarmi ancora co me corridore sotto diversi aspetti e a far mi vedere subito tra i professionisti. Qualcuno critica la mia decisione di non essere passato prima, ma sono convinto di aver fatto la scelta giusta trascorrendo un altro anno tra i dilettanti. Tra qualche me se farò il grande salto con la consapevolezza di esser pronto ad affrontare ciò che mi aspetta».

Avevi anche scommesso che avresti chiuso la stagione con cinque-sei vittorie.

«Non sono uno abituato a “sparare alto”, ma speravo di eguagliare almeno quanto fatto nel 2010. Mi sarei ritenuto soddisfatto se ne avessi vinte sette-otto e invece mi ritrovo ad averne vinte undici, più una tra i professionisti. Ho tenuto duro fino a fine stagione e sono molto contento di come sia andata.

Devo dividere il merito di quest’ottima annata con i miei compagni di squadra, i miei allenatori e tutti coloro che mi supportano per quello che ormai è il mio lavoro a tempo pieno».

Nonostante la grande condizione che hai dimostrato a cavallo dei mondiali, non sei stato convocato in nazionale.

«Questo è l’unico neo di una stagione impeccabile. Mi è dispiaciuto molto non vestire l’azzurro a Copenhagen, ma ho accettato serenamente la decisione del CT Amadori, senza rincorrere sterili polemiche. Ho continuato a pedalare e ne è valsa la pena».

Il trionfo di Enrico Battaglin sul traguardo del Gp Peccioli Coppa Sabatini: alle sue spalle, Davide Rebellin e Giovanni Visconti.

Qual è invece il ricordo più bello di questa stagione?

«La vittoria coi professionisti a Peccio li è stata un’emozione “da provare”. Quando sei in corsa non ti rendi conto di quello che stai facendo, ma dopo le premiazioni e le interviste, “a freddo” realizzi che hai realizzato una piccola impresa. Oltre a questa vera e propria chicca, tutte le vittorie sono momenti speciali, quindi le ricordo con piacere. Tagliare la linea dell’arrivo per primo è sempre una gioia».

Quanto è stato importante trascorrere un al tro anno tra i dilettanti?

«Qualcuno continua a criticare la mia scelta, ma sono convinto che con un anno in più riuscirò a essere più competitivo e soffrirò meno il gap con i più forti. Credo che aver pazientato pagherà. Nella Zalf Désirée Fior ho trascorso tutti e quattro gli anni da Under 23, dal 2008 a oggi, e mi so no trovato benissimo.

prime due stagioni mi sono servite per accumulare esperienza, per imparare a correre dai compagni più esperti, mentre negli ultimi due anni ho imparato a vincere, ottenendo buoni risultati con più costanza».

Cosa vuol dire per te arrivare al professionismo?

«Realizzare il sogno, quello con la S maiuscola. È il coronamento dei deside ri che ho e dei sacrifici che faccio da quando ero un bambino. Avendo già vinto, equivaleva anche alla consapevolezza che il ciclismo può davvero essere il mio lavoro. Non mi sen to arrivato, sono consapevole di avere una grande chance e non ho intenzione di sprecarla. Da qui per me inizia un nuovo percorso, difficile e stimolante, in cui cercherò con tutte le mie forze di affermarmi tra i grandi».

Se non avessi fatto il ciclista, cosa pensi saresti diventato?

«Avrei cercato un lavoro inerente a ciò che ho studiato ma, con i tempi che corrono, mi sarei adeguato a qualsiasi professione».

Quali sono i tuoi obiettivi per l’anno prossimo?

«Sarà un anno di gavetta, ma spero di riuscire a ritagliarmi qualche spazio. Non so ancora quali saranno i programmi della squadra, ma sicuramente nella prima parte della stagione starò tranquillo e cercherò di ambientarmi nella massima categoria, dopo il Giro spero di far bene nelle corse del calendario italiano. Per i prossimi anni sono ambizioso, ma è troppo presto per dire fin dove potrò arrivare. Se ho una corsa dei sogni? Sì, è la Sanremo. Il primo desiderio da realizzare sarebbe quello di essere al via. In futuro si vedrà, per sognare in grande c’è tempo».

Insieme a te nel 2012 passeranno alla Colnago altri sette neoprofessionisti: i veneti Son ny Colbrelli, Marco Canola e Nicola Boem (quest’ultimo nel corso della sta gione) tutti provenienti dalla Zalf Désirée Fior, il milanese Christian Delle Stelle e il veneto Marco Coledan (Trevigiani Bottoli), i bergamaschi Andrea Di Corrado e Stefano Locatelli (Team Colpack).

«Li conosco tutti abbastanza bene e li considero ottimi corridori, che hanno dimostrato buone qualità e si sono evidentemente meritati un contratto tra i professionisti. Ovviamente conosco meglio i miei com pagni attuali, ma anche con gli altri che finora era no miei avversari ho un buon rapporto. La Colnago, come sua abitudine, punta su un gruppo mol to giovane. Per quanto mi riguarda credo sia un vantaggio arrivare al professionismo con una squadra Professional con coetanei più o meno del mio stesso livello. Tutti abbiamo voglia di imparare e di metterci in mostra, ognuno avrà l’opportunità di dire la sua e, speriamo, di fare risultato».

Altri tuoi amici fraterni spiccheranno il volo in grandi squadre, uno su tutti Stefano Agostini, che diventerà professionista con la Liquigas Cannondale.

«Sì, dopo due anni assieme alla Zalf mi di spiace per la nostra separazione, ma l’amicizia che ci lega non ne risentirà. Siamo affiatati, per dirne una tra poco andremo in vacanza assieme. Correre per squadre diverse un po’ ci allontanerà, ma sono si curo continueremo ad allenarci spesso as sieme e a vederci al di fuori del ciclismo».

Guardando oltre il 2012 come ti immagini?

«Pensando al futuro spero di diventare un buon corridore. Mi vedo come atleta adatto alle corse di un giorno, completo. Mi auguro di avere una buona car riera, di crescere gradualmente e in futuro di ottenere qualche bel risultato. Per il momento parto coi piedi per terra, la testa bassa e tanta voglia di fare».