L’esplosione di Jelle Vanendert a Plateau de Beille ha confermato le sue doti atletiche: «Devo questo Tour de France anche alle mie cadute»

Jelle Vanendert, grande scalata a Plateau de Beille

Jelle Vanendert c’è. E dopo questo Tour de France possiamo dire che nei prossimi anni farà molto parlare di sé. Perché ha dimostrato di avere le doti dello scalatore puro e di essere soprattutto un atleta capace di vestire i panni del gregario di lusso e forse di fare anche qualcosa di più.

La sfortuna, nei primi anni di professionismo, gli ha messo spesso il bastone fra le ruote. Nel 2008 una caduta al Delfinato gli ha causato una lussazione all’anca che lo ha condizionato per molti mesi. Nel 2010 un’altra caduta, stavolta a febbraio alla Ruta del Sol, gli ha rovinato un ginocchio che lo ha fatto tribolare per tutta l’annata.

Un atleta destinato a cresce

«Sapevamo che aveva ottime doti – spiega il suo ex compagno di camera Michiel Elijzen, che ora studia da direttore sportivo nella Omega Pharma Lotto. – Ma non era mai riuscito a metterle in mostra. La sua forza sta nell’essere riuscito a far tesoro dei dolori e dei problemi che ha avuto. Oggi vediamo veramente quel che Jelle può fare».

La carriera

D’altra parte, Vanendert andava forte sin da giovane: tra gli Under 23, nel 2006 ha vinto una grande tappa della Ronde de l’Isard sul traguardo di Guzet Neige, si è piazzato terzo al Regioni e quinto al mondiale di Salisburgo. E nel 2007, al primo anno tra i profesionisti con la maglia della Chocolat Jacques, era stato dodicesimo alla Freccia e venticinquesimo alla Liegi-Bastogne-Liegi.

Questi risultati gli erano valsi la chiamata della Française des Jeux dove ha conosciuto Philippe Gilbert, divenendone uno degli uomini più fidati. E aiutando il suo capitano quest’anno è arrivato sesto alla Freccia Vallone. Dopo quel risultato, i tecnici della Omega Pharma Lotto hanno inserito Vanendert nella lista dei preselezionati per il Tour e gli hanno permesso di venire in Italia per uno stage di preparazione. Che ha dato, è evidente, grandi risultati.

Imparare dalle cadute

«Non mi era mai successo di preparare così bene un appuntamento importante. Credo di aver fatto un grande Tour de France. E oggi, guardandomi indietro, dico che i guai fisici che ho sofferto nelle passate stagioni mi hanno reso ancora più forte.

Quando trascorri tutto il tuo tempo a cercare di recuperare il terreno perduto e ad uscire dai guai, la tua mente si rafforza, si pone nuovi traguardi, impara cos’è la sofferenza. E questo bagaglio di esperienze poi lo puoi scaricare sui pedali e arrivare a grandi risultati. Proprio come ho fatto io a Plateau de Beille».