Da più di 40 anni Leonardo Pirro è diesse della Viris Vigevano e non ha intenzione di smettere. «La colpa – dice – è della passione»

di Giulia De Maio

Leonardo Pirro, diesse a vita: «Mai senza ciclismo (e Viris Vigevano)»

A 67 anni Leonardo Pirro continua a nutrire progetti ambiziosi. Ad insegnare ciclismo ai giovani corridori che, con voglia e qualità, inseguono il passaggio nel mondo dei professionisti. Il primo a porsi obiettivi importanti per il futuro è proprio lo storico ds della Viris Vigevano, nata nel 1947, che con entusiasmo e passione ci rassicura: «Non lascerò mai il mondo delle due ruote».

Sempre e solo Viris?

«Da più di quarant’anni, dobbiamo tornare su per giù al 1968 per ricordare il mio ingresso nella squadra. Da giovane ho praticato calcio, non ho mai corso in bici, ma sono al seguito delle corse per motivi di famiglia da una vita. La passione per il ciclismo è nata quando papà Ciro ha iniziato a far gareggiare mio fratello Antonio. Da lì ho trascorso un paio d’anni come ds della leva giovanissimi, dopo i quali sono sempre stato tra i corridori dilettanti».

Cosa rappresenta nella sua vita il ciclismo?

«La mia più grande passione. Non so neanche come spiegarla, so solo che quando e se mai smetterò di vivere in questo ambiente, il ciclismo mi mancherà tantissimo. Non so se in questi anni io abbia ricevuto dei benefici da questo sport o abbia perso tempo e soldi, ma la cosa importante è che ancora oggi seguire ragazzi in bicicletta è ciò che mi piace fare. Una domenica senza ciclismo ormai non mi sembra domenica, un giorno di festa passato a casa mi sembra strano e quando la stagione finisce non so che fare. Nel bene e nel male il ciclismo è la mia routine e quando per qualche tempo il tran tran a cui sono abituato si ferma, come accade nel periodo invernale, mi manca».

Quanto è importante per lei lavorare a contatto con ragazzi giovani?

«Non è sempre facile, comporta sacrifici, come rapportarsi con famiglie intere, capire bi – sogni ed esigenze di adolescenti di una generazione lontana dalla mia, ma grazie al la passione comune e all’esperienza è anche molto stimolante. I ragazzi con cui ho a che fare, al primo anno vanno ancora a scuola: prima di scovare chi ha o meno del talento per andare in bici, è necessario aiutarli a crescere nel migliore dei modi. Io posso dare qual che consiglio, ma solo loro possono capire se il ciclismo è quello che fa per loro. Tempo fa mi dicevano che ero un po’ duro, ma ora gira voce che sono meno rigido».

Soddisfatto della stagione 2011?

«Certo, abbiamo vinto quattro corse e raccolto tanti piazzamenti nei primi cinque classificati. E soprattutto siamo stati protagonisti tutte le domeniche. Per la prossima stagione, Omar Piscina ed io abbiamo stravolto la squadra, rinforzandola parecchio, a partire dall’arrivo degli azzurri juniores Cigala e Bonifazio, due tra i ragazzi più promettenti del nostro panorama nazionale, sui quali puntiamo molto. L’anno prossimo, ne sono sicuro, ci divertiremo tanto».

Lei è uno dei diesse più esperti del nostro ciclismo: cosa le ha insegnato il mondo delle due ruote?

«Mi ha insegnato a dedicarmi gratuitamente agli altri e mi ha regalato delle soddisfazioni personali impagabili: dai titoli vinti ai tanti ragazzi che ho visto crescere. Fare il diesse per me non è mai stato un lavoro, ma solo una passione.

In passato mi era stato chiesto di seguire i professionisti della Mecap di Vigevano guidati da Zandegù, ma rifiutai perché ieri come oggi sono soddisfatto del lavoro che mi dà da mangiare (Pirro è titolare di una officina meccanica che realizza su ordinazione macchine speciali, ndr) e seguo il ciclismo solo per passione, rispettando chi fa il team manager di professione, come Omar, che stimo molto».

Dopo tanti anni, chi glielo fa fare di stare ancora dietro ai ciclisti?

«Tutti gli anni mi dico “questo è l’ultimo”, ma prima che finisca la stagione mi ritrovo già a pensare alla successiva. Ha ragione a farmi questa domanda (sorride, ndr), me lo chiede sempre anche mia moglie Piera, che ormai però si è quasi rassegnata ai sacrifici che comporta una passione come la mia. Rispondo con le stesse parole che dico sempre a Piera: “dopo tutti questi anni come potrei farne a meno?”».