Maria Giulia Confalonieri: “Ho vinto tutto, ma mi manca l’Oscar” Maria Giulia Confalonieri: “Ho vinto tutto, ma mi manca l’Oscar”
Maria Giulia Confalonieri corre su pista, strada, ciclocross. Nel  la junior brianzola ha vinto tanto ma ha un cruccio: l’Oscar di tuttoBici di Giulia De... Maria Giulia Confalonieri: “Ho vinto tutto, ma mi manca l’Oscar”

Maria Giulia Confalonieri corre su pista, strada, ciclocross. Nel  la junior brianzola ha vinto tanto ma ha un cruccio: l’Oscar di tuttoBici

di Giulia De Maio

Maria Giulia Confalonieri: "Ho vinto tutto, ma mi manca l'Oscar"

Quest’anno Maria Giulia Confalonieri ha vinto titoli italiani, europei e mondiali. Ha vinto su strada, in pista e nel ciclocross. L’unico traguardo che non potrà festeggiare è la conquista dell’Oscar tuttoBICI riservato alle donne junior, a cui teneva tanto, lei che colleziona la nostra rivista dal 2008 (vedi foto).

Nel 2011 Maria Giulia Confalonieri, diciottenne brianzola del GS Cicli Fiorin, ha dovuto infatti lasciare l’Oscar alla giovane cannibale del ciclismo, Rossella Ratto. Co no scia mo meglio questa ragazza che non ama raccontarsi, è allergica alle interviste, ma ci ha aperto le porte di casa sua e si è raccontata a cuore aperto.

Come ti descriveresti come ragazza?

«So quello che voglio, sono determinata, riservata e coi piedi per terra. Sono abbastanza chiusa con chi non conosco bene, al contrario socievole ed espansiva con le persone delle quali so che posso fidarmi».

E come atleta?

«Sono la tipica passista, che se la cava su tutti i terreni. Mi piacciono le gare mosse, in genere vinco partendo da lontano o regolando gruppi ristretti, ma la cosa migliore, non essendo velocissima, è arrivare sola. Sono sempre “in fuga”. I successi più importanti li ho conquistati in pista, ma allenarmi nei tondini non è ciò che preferisco. Gareggiare su strada mi diverte di più».

A parte andare in bici, che fai nella vita?

«Abito a Seregno con i miei genitori e frequento la 5a superiore del liceo scientifico Ettore Majorana a Desio. Per il futuro non so se frequenterò l’università o proverò a inserirmi nel mondo del lavoro. Non ho ancora le idee chiare su cosa voglio fare “da grande”».

Quali sono i tuoi hobby?

«Mi piace molto leggere: mamma dice che ho troppi libri, ma per me non sono mai abbastanza. Seguo qualsiasi tipo di sport venga trasmesso in tv e passo il mio tempo libero con amici e parenti. Quando ero più piccola ho praticato nuoto e calcio, ma non a livello agonistico. D’inverno vado un po’ a correre, ma niente di più.

Tra bici e scuola non ho molto tempo per coltivare passatempi particolari. Pensa che solo pochi giorni fa ho trovato il tempo per andare a farmi togliere la placca che mi era stata applicata alla spalla destra a giugno 2010 per curare la lesione di quarto grado ai legamenti, che avevo riportato in seguito a una brutta caduta e che aveva compromesso la mia scorsa stagione».

Quando hai scoperto il ciclismo?

«La prima bici mi è stata regalata quando non avevo ancora compiuto tre anni dal mio bisnonno Baldassarre Galimberti. Mamma lo presenta come un pistard che dava spettacolo al Vigorelli, ma che non saprei dirti se fosse un campione o meno.

Il ciclismo agonistico l’ho scoperto attorno ai dodici anni, quando un amico di mio zio Gianluca, che di professione faceva il massaggiatore, mi disse che mi avrebbe visto bene in bici.

Da allora sono uscita dalla piscina per salire in bici, ho indossato la maglia del GS Cicli Fiorin e non ho mai smesso di pedalare. La prima gara da G6, in MTB a Muggiò, finita “indietro”. La prima bici? Una Fiorin gialla rossa e blu».

Con chi ti alleni di solito?

«Con i miei compagni di squadra, in giro per i paesi vicino casa. Da quest’anno sono stata spesso impegnata nei ritiri con la nazionale in pista a Montichiari e ho viaggiato parecchio.

Ho pedalato tutta estate tra Portogallo, Russia, Olanda, Danimarca e ho vissuto delle belle esperienze. Tra una trasferta e l’altra ho superato gli esami per prendere la patente di guida e ho dovuto rinunciare alle vacanze, ma ne è valsa la pena».

Chi ti supporta nella tua passione?

«Senz’altro i miei genitori, che quest’anno per quanto hanno potuto mi hanno seguito fisicamente o telefonicamente in giro per il mondo. Mamma Lorella e papà Roberto erano a fare il tifo per me sul percorso degli italiani in Sicilia, agli europei a Offida e ai mondiali di Copenhagen.

Purtroppo non c’erano quando ho vinto il mondiale della corsa a punti a Mosca e quando ho conquistato l’europeo della corsa a punti e dell’inseguimento a squadre ad Anadia. Ma anche a distanza di chilometri mi hanno però trasmesso il loro affetto e hanno condiviso la gioia di questi importanti e inattesi successi».

Credi che in futuro il ciclismo potrà diventare per te un lavoro a tutti gli effetti?

«Mi piacerebbe, ma sappiamo tutti che con il ciclismo femminile non è facile emergere e mantenersi. Per ora penso a terminare gli studi, poi si vedrà. Non so nemmeno in quale squadra correrò la prossima stagione, a breve sceglierò tra le proposte che mi sono state fatte, ma almeno per un altro anno, fino alla maturità, voglio stare tranquilla».

Sei cresciuta anno dopo anno, merito anche della squadra in cui militi?

«Certamente, la Fiorin da sempre ha dimostrato di essere un ottimo vivaio. Grazie al mio allenatore Daniele Fiorin ogni anno ho capito meglio quali erano le mie caratteristiche e ciò mi ha permesso di svolgere allenamenti sempre più mirati. Un ringraziamento va poi a chi mi ha cresciuto, alla nazionale e al CT Salvoldi, che mi ha dato fiducia».

Quest’anno hai fatto un grande salto di qualità: te lo aspettavi?

«No. Sapevo di aver lavorato bene e di aver preparato al meglio soprattutto il terzetto per la prova a squadre su pista, ma mai mi sarei aspettata di raccogliere sette medaglie d’oro (mondiale corsa a punti; europeo corsa a punti e inseguimento a squadre; italiano ciclocross, corsa a punti, scratch e inseguimento a squadre).

Conquistare il titolo mondiale è stato incredibile, ho faticato molto a realizzare che non era un sogno. All’inizio ero convinta di averlo vinto per fortuna perché mi sembrava impossibile che le mie avversarie, soprattutto quelle più quotate di me, mi permettessero di prendere il giro da sola, ma come è successo all’europeo, si è ripetuto al mondiale e agli italiani.

Ho vinto sempre allo stesso modo (prendendo il giro sul gruppo e tirando in testa gli ultimi giri perché le avversarie più pericolose non potessero guadagnare anche loro i 20 punti di abbuono, ndr), anche se ero marcata, quindi sto iniziando a pensare che non sia stata solo una questione di fortuna».

Tenevi tanto all’Oscar tuttoBICI, ma per la quinta volta l’ha vinto la Ratto.

«Già, pensate che papà alle corse quando ero un po’ svogliata per incitarmi mi ricordava: “Guarda che questa è una prova tuttoBICI” e allora trovavo la grinta che magari quel giorno mancava.

Quest’anno ho dovuto rinunciare a qualche corsa su strada che metteva in palio dei punti per l’Oscar perché impegnata in pista, altrimenti me la sarei giocata. Poi, non so perché, non assegnate punti per le prove più importanti in pista, cross e MTB.

Premiereste atleti ancora più completi e, per quanto mi riguarda, magari non avrei vinto, ma Rossella non mi avrebbe staccato di molto in classifica (polemizza col sorriso, ndr). Ho tutti i numeri della vostra rivista dal 2008, quando ho iniziato a seguire le classifiche degli Oscar. Ero allieva e sai chi c’era già al primo posto? Rossella».

Qual è il ricordo più bello legato alla bici?

«Del mondo del ciclismo, comunque andrà in futuro, porterò nel cuore tutte le persone che ho conosciuto e quanto ho imparato pedalando. Il 2011 resterà uno degli anni migliori della mia vita sportiva.

Il mondiale, l’europeo nell’inseguimento a squadre e la vittoria nel Memorial Fardelli, che da quattro anni mi sfuggiva, sono le perle migliori. Non posso però dimenticare, anche perché è il ricordo più fresco, l’italiano della corsa a punti. Vincere con la maglia di campionessa del mondo è il massimo (sorride, ndr)».

Guardando più in là, come ti immagini?

«Spero ancora in sella e perché no, con un Oscar in tasca. Se invece sarò costretta ad appendere la bici al chiodo, mi auguro di trovare qualcosa che mi piaccia fare, una professione che mi appassioni e che mi lasci senza rimpianti».

Novembre, auguri a…
Questo mese i nostri migliori auguri vanno a….
il… campione
anni
1 Francesco Gavazzi
3 Cesare Benedetti
3 Giuseppe Muraglia
4 Angelo Pagani
5 Vincenzo Garofalo
6 Francesco Bellotti
7 Michele Merlo
8 Enrico Franzoi
9 Manuele Mori
13 Davide Cimolai
14 Jacopo Guarnieri
Leonardo Pinizzotto
Matteo Rabottini
15 Giampaolo Caruso
30 Federico Canuti
30 Giuseppe De Maria
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Tra i direttori sportivi auguri a Daniele Nardello (39 anni il 2), Adriano Baffi (49 anni il 7), Mario Scirea (47 anni il 7), Roberto Re verberi (47 anni il 16), Giuseppe Tognaccini (43 anni il 16), Giuseppe Lanzoni (52 anni il 25), Serge Parsani (59 anni il 28).

TuttoBici

TuttoBici

tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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