Marianne Vos e le altre donne del Giro d’Italia 2011: parla il ct Savoldi Marianne Vos e le altre donne del Giro d’Italia 2011: parla il ct Savoldi
«Brava Tatiana Guderzo – analizza il ct azzurro Salvoldi, che commenta il Giro d’Italia 2011, con riferimento alle prestazioni di Marianne Vos e delle... Marianne Vos e le altre donne del Giro d’Italia 2011: parla il ct Savoldi

«Brava Tatiana Guderzo – analizza il ct azzurro Salvoldi, che commenta il Giro d’Italia 2011, con riferimento alle prestazioni di Marianne Vos e delle altre donne. – Buoni segnali da parte delle giovani ma mi piacerebbe che corressero con più coraggio»

di Paolo Broggi; foto di Giuliano Viganò

Marianne Vos e le altre donne del Giro d'Italia 2011: parla il ct Savoldi

Una dittatura. Non c’è altro modo per descrivere il Giro d’Italia di Marianne Vos, la ventiquattrenne campionessa olandese che nella corsa rosa ha fatto il bello ed il cattivo tempo. Che si traduce con la vittoria finale accompagnata da cinque successi di tappa (su dieci), dal successo nella classifica a punti e in quello nella graduatoria delle migliori scalatrici.

Le uniche maglie che Marianne non ha conquistato sono state quelle che il regolamento le negava sin dall’inizio. Vale a dire quella riservata alla miglior italiana (Tatiana Guderzo) e alla miglior giovane (Elena Berlato).

Il ciclone Marianne Vos

«Il dominio di Marianne Vos – conferma il commissario tecnico della nazionale italiana Dino Salvoldi – è stato davvero impressionante. Soprattutto alla luce del fatto che al via del Giro d’Italia c’erano tutte le più forti cicliste del mondo. Ormai tutte le squadre considerano la corsa rosa come la più importante vetrina del mondo per quanto riguarda le gare a tappe e arrivano qui molto agguerrite e determinate. Per questo dico che Marianne Vos è stata davvero eccezionale».

Dal punto di vista tecnico, qual è il suo parere sul Giro 2011?

«Un Giro disegnato molto bene. Anche se a mio parere c’era una tappa impegnativa di troppo e questo lo ha reso ancora più duro. L’ho detto a patron Rivolta, mi ha assicurato che ci penserà per il prossimo Giro».

Quale il bilancio per il ciclismo italiano?

«Tatiana Guderzo si è dimostrata ancora una volta la migliore azzurra nelle corse a tappe. Dispiace che abbia fallito l’appuntamento con il podio finale, perché ci teneva e aveva la condizione per centrarlo. Ma è stata frenata da qualche situazione tattica non interpretata alla perfezione. Applausi poi ad Elena Berlato che è stata la migliore delle giovani: alla luce di quanto detto all’inizio, mettersi in luce in questo Giro d’Italia non era facile per nessuna e lei c’è riuscita.

Piuttosto sia a lei che a tutte le giovani atlete italiane io voglio chiedere di correre con più coraggio e facendo meno calcoli. Se si corre con la paura non si va da nessuna parte, soprattutto di fronte alle campionesse più forti del mondo.

In corse di questo genere bisogna avere il coraggio di osare, di rischiare, anche di saltare se vogliamo, ma è l’unico modo di ottenere qualcosa. In particolare nelle tappe intermedie, vorrei vedere degli attacchi da parte di atlete che non hanno interessi di classifica. Se si sta sempre in gruppo, alla fine vincono sempre quelle perché sono le più forti».

Dalle giovani, comunque, sono arrivati dei bei segnali.

«Certamente. Mi è piaciuta molto Elisa Longo Borghini. Ha fatto molto bene Valentina Scandolara fino a quando è rimasta in gara e anche Rossella Callovi ha confermato tutto il suo valore, anche se è stata impegnata in compiti particolari per esigenze di squadra»

Saranno loro il futuro del nostro ciclismo?

«Non solo, direi che sono già il presente del nostro movimento che continua ad essere articolato su un bel numero di ragazze giovani che possono ancora migliorare e puntare a risultati sempre più importanti perché hanno classe e determinazione».

Come giudica il Giro di Bronzini?

«Molto buono perché Giorgia si è sempre fatta trovare presente quando era attesa, quando tutti l’aspettavano. Ogni volta è stata battuta da atlete fortissime che potevano contare su squadre molto agguerrite. Ecco, forse Giorgia è stata un po’ penalizzata dal fatto di non avere al suo fianco un team di livello mondiale».

E la campionessa italiana Noemi Cantele?

«Da lei mi aspettavo un acuto, anche se bisogna dire che correndo in un team di livello internazionale ha dovuto mettersi al servizio delle compagne impegnate a curare la classifica generale. E lo stesso bisogan dire per l’ex campionessa italiana Monia Baccaille».

L’organizzatore. Decisamente positivo il bilancio di patron Giuseppe Rivolta: «Abbiamo avuto al via le atlete più forti del mondo e vissuto giornate di grande spessore tecnico come quella del Mortirolo e l’arrivo di Ceresole Reale. Ovunque abbiamo avuto tanto pubblico, il che testimonia come ormai anche il ciclismo femminile sia apprezzato e seguito. Resto convinto del fatto che il futuro passi attraverso una comunione di intenti con il Giro maschile, con percorsi simili e stessi arrivi, come accade già nel Nord Europa in occasione di molte classiche: le cicliste di oggi hanno raggiunto una maturità tecnica e agonistica per giustificare la proposta di un progetto così ambizioso. La prossima sfida? L’Italia è lunga e stretta, ha due isole e fa venire tante idee…».

TuttoBici

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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