La città di Padova ha voluto rendere omaggio a Gino Bartali, il campione che pedalava per salvare gli ebrei. Ora c’è un albero per lui nel Giardino dei Giusti

di Laura Guerra

Padova, un albero per Gino Bartali, che pedalava per salvare gli ebrei
La cerimonia dedicata a Gino Bartali nel Giardino dei Giusti della città di Padova. Sotto, Andrea Bartali accanto al cippo che ricorda suo padre.

«Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra. Gli eroi sono altri. Quelli che hanno patito nelle membra, nelle menti, negli affetti. Io mi sono limitato a fare ciò che sapevo fare meglio. Andare in bicicletta». E proprio per il suo “andare in bicicletta” Gino Bartali “il Pio” verrà ricordato negli anni con un albero, piantato a Padova lo scorso 2 ottobre nel Giardino dei Giusti del Mondo.

Il campione che pedalava per gli ebrei

«Questo grande campione di ciclismo si è distinto per essersi adoperato per la salvezza di moltissimi perseguitati ebrei. Per questo motivo il nostro comitato scientifico lo ha riconosciuto “Giusto”» ha spiegato il professor Giuliano Pisani, Vicepresidente del Giardino.

«In questo luogo sono ricordati i Giusti di quattro genocidi (armeno, ebraico, ruandese e bosniaco). Il nostro obiettivo è quello di creare un sentiero di vita che seguendo il corso del fiume porti fino al mare Adriatico creando una Via dei Giusti. Bartali si trova proprio nella prima tappa».

Il commento del figlio Andrea

Alla cerimonia era presente il primogenito di Gino, Andrea Bartali, che da anni si impegna per tenere vivo il ricordo del padre anche tramite la Fondazione Gino Bartali Onlus di cui è presidente, promuovendo iniziative come la partenza del Tour 2014 da Firenze.

«Mamma Adriana ed io siamo fieri di questa onorificenza che il Giardino e il Comune di Padova ci hanno voluto riconoscere, unitamente alla squisitezza dimostrata dal professor Pisani, dalla sua collaboratrice Federica Fasolo e dagli altri ospiti intervenuti per la posa di questi nove altri alberi» è il commento di Andrea Bartali.

«Vedere che ciò che mio padre ha fatto, nel silenzio, oggi è stato scoperto, ricordato e preso ad esempio per gli altri, ci commuove. Stiamo studiando i viaggi di mio padre durante i quali nascondeva documenti, portava cibo, informazioni, soldi ed ogni giorno ci riserva nuove sorprese».

La cerimonia

Allo scoprimento della stele con inciso il nome di Bartali davanti alla folla numerosa, ha rotto il silenzio il rumore dei tintinnii dei campanelli delle bici. Gesto spontaneo ed emozionante di chi, in onore di Bartali, ha raggiunto il Giardino su due ruote, segno tangibile e reale di un amore e un’ammirazione che non si spengono nonostante il tempo passi inesorabile.

«L’idea di piantare un albero, e quindi il concetto di generare una vita, riprende quella di aver dato la possibilità a un uomo di salvarsi, vivere e testimoniare il bene ricevuto alle nuove generazioni – ha spiegato il professor Pisani. – A prendersi cura dell’albero di Bartali, oltre a noi del Giardino ci sarà anche il gruppo della Fiab, gli Amici della Bicicletta».

E in attesa di portare Bartali nel giardino di Yad Vashem a Gerusalemme e insignirlo del titolo di Giusto tra le Nazioni, al “postino della pace” Padova ha assegnato un albero speciale, un melo cotogno, che fiorisce a maggio vestendosi di rosa come quello del Giro d’Italia che Gino vinse quattro volte.