Pat McQuaid, presidente Uci, fa il punto. Doping, radioline e… Pat McQuaid, presidente Uci, fa il punto. Doping, radioline e…
Pat McQuaid, presidente Uci, al Tour de France ha detto la sua su molti argomenti di attualità: dal doping, all’uso di tecnologia e radioline... Pat McQuaid, presidente Uci, fa il punto. Doping, radioline e…

Pat McQuaid, presidente Uci, al Tour de France ha detto la sua su molti argomenti di attualità: dal doping, all’uso di tecnologia e radioline in gare

Continua ad essere sotto pressione il grande ciclismo. E continua ad essere sotto i riflettori il suo numero uno, l’irlandese Pat McQuaid, presidente Uci. Che durante il Tour de France ha fatto il punto su molti argomenti di estrema attualità.

Lotta al doping

«Confesso che nel 1998 ho temuto anch’io che l’affare Festina potesse rappresentare la fine del ciclismo, perché il nostro era un problema culturale. Per anni i corridori sono stati in vantaggio sull’antidoping, ma ora con la Wada non è più così. Ed anche la stampa ha cominciato ad accettare meglio i casi che si verificano. Durante il Tour c’è stata la positività di Kolobnev, se n’è parlato per un giorno, poi lui si è autosospeso, è andato a casa e più nessuno è tornato sull’argomento».

Sanzioni

«Il nostro ordinamento prevede oggi che siano le singoli Federazioni nazionali ad istruire i procedimenti e a comminare le sanzioni, ma questo porta via tanto tempo. Forse è il caso di creare un tribunale indipendente che costituirebbe il punto di riferimento per i corridori professionisti di Prima e Seconda Divisione».

Credibilità

«L’obiettivo deve essere quello di tornare ad essere certi che il primo ha vinto perché è il più forte. Il nostro problema è la credibilità e per questo io mi batto anche contro le radioline. Io ho una visione umanista del ciclismo, dove tutti si deve giocare tra corridori lungo le strade.

Il nostro è uno sport individuale che si corre a squadre e non viceversa, come cercano di far credere alcuni manager. E questa divergenza è alla base del conflitto attuale che scuote il ciclismo. Ma oggi il nostro sport è l’unico al mondo in cui il tecnico è a contatto diretto con gli atleti lungo tutto l’arco della manifestazione».

Tecnologia

«Dobbiamo combattere anche il doping tecnologico: se servirà, saremo pronti a crerae un sistema che identifichi le onde radio. Pensate che poco tempo fa una società ha presentato davanti al Cio una maglia tessuta in un materiale innovativo. Era arricchito con dei recettori capaci di registrare la temperatura corporea e altri dati che un tecnico può analizzare in tempo reale, scoprendo il livello di fatica del campione che segue.

Con una maglia del genere, un direttore sportivo potrebbe addirittura ordinare al suo corridore di non andare a tutta, un’eresia vera e propria. Se accettassimo le radioline, il prossimo passo sarebbe questo».

La lega

«Il ProTour, oggi World Tour, ha avuto il merito di costringere le squadre ad organizzarsi in modo diverso e ha offerto a molte la possibilità di passare da 2-3 a 10-15 milioni di euro di budget. Qualche manager è andato oltre e pensa di poter comandare, ce ne sono quattro o cinque che si illudono di fare chissà che cosa, ma devono considerare che non hanno futuro senza l’Uci».

Radioline

«Come detto, sono convinto che vadano eliminate. Ma sono altrettanto convinto che il Giro di Pechino, che si correrà dal 5 al 9 ottobre, sia altrettanto importante per il movimento e per gli sponsor: ecco perché penso sia necessario creare una commissione che possa continuare a studiare il problema radioline e che le squadre accettino di andare a correre in Cina».

Non paghiamo più

«Con l’affare Contador abbiamo raggiunto il limite, non possiamo andare oltre. Già nel marzo scorso avevo avvertito i 40 manager che avevo davanti: «Il doping si fermerà se ognuno di voi è convinto che debba finire. E l’Uci non può più pagare per gli altri: il caso Pellizotti ci è costato 100.000 euro, De Bonis altrettanto, per Caucchioli ne abbiamo spesi 80.000. Adesso basta, tocca alle squadre pagare».

Saiz, dove vai?

«Da tempo leggo che Saiz vuol tornare: nulla gli impedisce di presentare il proprio progetto, ma credo che non gli sarà facile trovare posto nel World Tour perché qui ormai regna una nuova mentalità portata avanti dalla Europcar di Voeckler, dalla GreenEdge che è la nuova squadra australiana che arriverà, dalla Sky, dalla Garmin. Forse siamo sulla strada buona, io ci credo».

TuttoBici

tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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