Pierre Rolland conquista la Francia all’Alpe d’Huez Pierre Rolland conquista la Francia all’Alpe d’Huez
Un nuovo successo per Pierre Rolland, che infiamma la Francia conquistando l’Alpe d’Huez. «Ho lavorato per Thomas Voeckler» di Paolo Broggi Da quattro anni la... Pierre Rolland conquista la Francia all’Alpe d’Huez

Un nuovo successo per Pierre Rolland, che infiamma la Francia conquistando l’Alpe d’Huez. «Ho lavorato per Thomas Voeckler»

di Paolo Broggi

Pierre Rolland conquista la Francia all'Alpe d'Huez

Da quattro anni la Francia aspetta Pierre Rolland. E le squadre francesi se lo sono sempre conteso a suon di soldoni: dopo uno stage nel 2006 a vent’anni ancora da compiere, il passaggio al professionismo con la Credit Agricole e poi la Bouygues Telecom di Bernaudeau nel 2009 e nel 2010. Oggi Rolland ha una nuova medaglia: quella di vincitore all’Alpe d’Huez.

Un ragazzo d’oro

Lo scorso anno, con Bernaudeau in difficoltà, le offerte fioccavano una volta di più: «Aveva ricevuto proposte molto interessanti – racconta il team manager della Europcar. – Ma mi disse una frase che non scorderò mai: “visto che Thomas (Voeckler) non se ne è andato, resto anch’io”. Lui è l’unico dei nostri corridori che non vive in Vandea.

Risiede nel Loiret, ma il primo ottobre, quando ho firmato il contratto con la Europcar, mi è bastato telefonargli per dargli la notizia e un’ora e mezza dopo era con noi a festeggiare. Abbiamo brindato con champagne alle 11 del mattino e quel giorno abbiamo gettato le basi per una squadra ancora più forte. Abbiamo gettato le basi per questo Tour.

Oggi tutti hanno scoperto chi è Pierre Rolland, ma io vi dico che stare al fianco di Voeckler l’ha aiutato. La maglia gialla ti dà la legittimità per stare davanti e Pierre aveva bisogno di questa legittimazione. Ora il futuro è nelle sue mani».

La maglia bianca

Già, nelle mani di un ragazzo che è il secondo francese dopo Bernard Hinault a vincere all’Alpe d’Huez. E che ha riportato in Francia la maglia bianca che mancava dal 1999 quando la vinse Benoit Salmon, corridore che non è mai riuscito a fare il salto di qualità.

Anche Ernesto Colnago, che di corridori veri e campioni ne ha visti tanti ha sentenziato: «Tra un paio d’anni questo Rolland potrà lottare per vincere il Tour de France». Ed il maestro di Cambiago, sappiatelo, non è certo facile agli entusiasmi…

Il commento di Pierre Rolland

«Devo ringraziare tutti per i complimenti – dice il ragazzo della Europcar che è nato il 10 ottobre del 1986 – ma soprattutto la maglia gialla di Thomas Voeckler. Correre al suo servizio, infatti, mi ha permesso di non commettere gli errori tattici che facevo in passato.

Non mi sono spremuto in fughe che alla fine non portano a niente. Ho lavorato per Thomas, ma non ho sprecato energie, e questo mi ha permesso di essere brillante nella terza settimana di corsa e di vivere un sogno fantastico».

Addirittura oggi può permettersi di recriminare, Rolland, perché senza una foratura che gli ha fatto perdere tre minuti nella tappa di Chateauroux (completamente piatta e vinta da Cavendish allo sprint), il decimo posto sarebbe stato suo e non del suo connazionale Jean Christophe Peraud (portacolori della AG2r) che glielo ha soffiato nella cronometro di Grenoble.

Un difetto e il suo segreto

«Il suo difetto – spiega Bernaudeau – è quello di mal posizionarsi in gruppo ed è troppo distratto ancora, deve rimanere più concentrato per fare corsa di testa».

Il segreto di Rolland? Lui sostiene sia il suo nuovo preparatore, Jean-Philippe Robert: «Mi ha preparato perché riuscissi a dare il meglio di me nella seconda e nella terza settimana di corsa. E mi sembra che non si sia sbagliato».

Segreto o no, la Francia adesso si aggrappa a questo ragazzo dopo aver vissuto il Tour più bello degli ultimi anni: i transalpini non vincono la Grande Boucle da 26 anni (l’ultimo fu Bernard Hinault nel 1985) e non vedono l’ora di interrompere questa serie ne gativa. E puntano su questo ragazzo magro e lungo lungo dallo sguardo incredulo che a Parigi quasi non credeva ai suoi occhi.

Solo il primo traguardo

«La mattina dopo l’impresa dell’Alpe d’Huez ho trovato in albergo calzoncini e caschetto bianco. Se i nostri sponsor sono stati così bravi, mi sono detto, non potrò mica farmi fregare da Taaramae, no? E allora ho dato tutto quello che avevo. Ma questa maglia bianca è solo il primo traguardo…». E adesso? «I meno attenti si sono sorpresi, ma dall’inizio dell’anno sto pedalando bene.

Alla Parigi-Nizza e al Criterium International ho sempre pedalato con i migliori e questo mi ha fatto capire di essere sulla strada giusta. Ho lavorato per crescere su questa strada e mi sembra di esserci riuscito. Adesso ho davanti a me i 10 anni migliori della mia carriera, quindi… ».

 

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