tuttoBICI ospita l’ADISPRO, l’Associazione dei Direttori Sportivi Professionisti. Superata la questione delle radioline, il prossimo tema è la costituzione di una Lega per tutti i professionisti del ciclismo

di Valerio Zeccato

Avanti con le radioline; serve la Lega dei professionisti del ciclismo

L’oramai annosa e ancora irrisolta questione delle radioline da non usare (secondo la volontà dell’UCI) e da usare (secondo la volontà di tecnici e corridori) tiene sempre banco. L’ultima (per ora) puntata parla del rinvio della discussione del problema. Ma un altro tema si affaccia: la costituzione di una Lega di tutti i professionisti nel settore ciclismo.

Lo conferma Luca Guercilena, presidente dell’ADISPRO (Associazione Direttori Sportivi Professionisti).

«La realtà dei fatti dice che al momento la questione è stata congelata. L’UCI ha deciso che nel 2012 si continuerà ad applicare le regole già in atto in questa stagione. Durante il prossimo anno si arriverà ad una soluzione definitiva».

Come avete letto questa scelta voi direttori sportivi?

«Non possiamo né esultare né piangere. Quelle che erano le nostre richieste non sono state accettare in toto, ma perlomeno sono state prese in considerazione, e vista l’aria che tirava è già qualcosa di importante.

Per un anno restano così le cose e da un lato è positivo in quanto nell’arco della prossima stagione dovremmo riuscire a ricominciare la discussione in un modo più obiettivo di quanto sia stato fatto fino ad oggi. Di contro prendiamo atto che non è stato ancora risolto nulla e che tutto è ancora da fare».

Vi siete fatti un’idea del perché la federazione internazionale è un po’ tornata sui suoi passi?

«Il fronte compatto dei no, fatto dalle squadre, dagli atleti e dai tecnici, non pote poteva lasciare immobile la parte politica del ciclismo e di conseguenza l’UCI non ha potuto fare diversamente».

Quanto ha influito la minaccia fatta dai grandi team di disertare il Tour di Pechino, 27esima tappa del World Tour dal 5 al 9 ottobre?

«Sicuramente ha avuto il suo bel peso. La federazione internazionale necessita che tutte le grandi squadre siano al via della corsa in Cina, non poteva permettersi di avere un cast di partenti ridotto».

Il perché della volontà di rinunciare alla tecnologia non è mai apparso molto chiaro.

«Ha sempre lasciato sorpresi tutte le componenti del ciclismo il fatto che dall’altra parte non c’è mai stata la volontà di aprire una vera e propria discussione al riguardo. Da parte nostra abbiamo sempre voluto il dialogo su questo argomento, ma anche su tutte le altre questioni.

Purtroppo su alcuni punti la risposta è stata sempre negativa, per questo motivo, forse, questa decisione potrebbe essere l’inizio della svolta, la volontà da parte dell’Uci di sedersi intorno ad un tavolo e ascoltare veramente le varie argomentazioni».

La stagione volge al termine, in pentola bolle ancora qualcosa?

«La questione più importante è quella di cui abbiamo parlato fino ad ora. Come direttori sportivi ci siamo visti al Mondiale in Danimarca ma non c’è stata la possibilità di un vero e proprio confronto tra di noi. Quello che ci preme è la costituzione della Lega Professionisti che dovrebbe convogliare sia gli organizzatori che le squadre e gli atleti e naturalmente qualche componente federale.

Una sorta di satellite della federazione che però si autogoverna, questo è un impegno molto importante ma credo proprio che i tempi politici siano dilatati e comunque molto difficili da affrontare e risolvere».

L’ADISPRO intanto si sta preparando al tradizionale convegno annuale. L’assemblea dei direttori sportivi del ciclismo professionistico si terrà come oramai buona consuetudine al Convento Santa Lucia alla Castellina di Sesto Fiorentino in Toscana. Il convegno si svolgerà a fine novembre e, non essendoci in programma le elezioni, i lavori si dovrebbero concentrare in una sola giornata.