Intervista a Roberto Reverberi, miglior direttore sportivo dell’anno Intervista a Roberto Reverberi, miglior direttore sportivo dell’anno
Durante la Notte dei Campioni, Roberto Reverberi è stato premiato da Omar Piscina come miglior direttore sportivo italiano del 2011. In questa intervista si... Intervista a Roberto Reverberi, miglior direttore sportivo dell’anno

Durante la Notte dei Campioni, Roberto Reverberi è stato premiato da Omar Piscina come miglior direttore sportivo italiano del 2011. In questa intervista si racconta

di Giulia De Maio; foto Team Rodella 2000

Roberto Reverberi è stato eletto miglior direttore sportivo dell’anno.

Alla Notte dei Campioni è stato premiato con la terza edizione del premio «Ennio Piscina». Roberto Reverberi è stato eletto miglior direttore sportivo dell’anno. Il riconoscimento, voluto da Omar Piscina per ricordare il papà morto prematuramente qualche anno fa, era finito in precedenza a Valerio Piva e Stefano Zanatta. Roberto Reverberi, figlio d’arte, ha avuto un vero e proprio plebiscito dalla giuria composta da giornalisti e presieduta dal commissario tecnico della nazionale italiana Paolo Bettini.

I votanti, oltre al Ct azzurro e a Omar Piscina, ideatore del premio, sono stati Alessandra Giardini ( Corriere dello Sport), Luca Gialanella, Ciro Scognamiglio e Luigi Perna (La Gazzetta dello Sport), Cristiano Gatti (Il Giornale), Paolo Viberti (TuttoSport), Angelo Co sta (Il Resto del Carlino, Nazione e Gior no), Beppe Conti (Rai Sport), Paolo Tomaselli (Corriere della Sera), Nando Aruffo e Pietro Cabras ( Corriere dello Sport), Pier Augusto Stagi e Paolo Broggi (tuttoBICI e tuttobiciweb. it).

Le nomination erano cinque: Reverberi, Bellini, Scinto, Baldato e Gini. Dei quindici voti a disposizione ben dieci sono ricaduti proprio sul tecnico della Colnago-Csf.

Contento di questo premio?

«Contento e sorpreso. Non vi nascondo che quando ho saputo dalla redazione di tuttoBICI che ero stato prescelto ho pensato ad uno scherzo del direttore. Poi ho capito che era una cosa seria, molto seria, e quando a Verona mi sono trovato a dover salire sul palco della Gran Guardia ero come pietrificato. Ero emozionato come mai mi era capitato di essere nella mia vita. Felice e terrorizzato. Ma soprattutto orgoglioso».

Chi è questo “coltivatore di talenti”?

«Un uomo di 47 anni, che vive per la sua famiglia e la sua unica grande passione: il ciclismo. Marito di Simona, pittrice, e papà di Vanessa, che ha 13 anni e pratica tennis, mentre Gabriele, calciatore (promettente ala destra) ha quattordici anni.

A differenza di papà Bruno sono un tipo molto tranquillo, che si arrabbia difficilmente e che, non so se sia un bene o un male, “scoppia” solo quando è davvero al limite. Oltre ad andare in bici, corro molto volentieri a piedi e gioco un po’ a golf».

Respira aria di ciclismo da quando è nato…

«Da quando sono venuto al mondo ho sempre e solo sentito parlare di bici. È dall’età di 5 anni che tutte le domeniche le passo alle corse. Ho gareggiato per sei anni, da esordiente a junior, ho smesso di pedalare per fare il militare. Mi chiedi se andavo forte? Diciamo che ero veloce come Pozzovivo (sorride, ndr).

A parte gli scherzi, ero bravo a leggere la corsa, entravo quasi sempre nella fuga giusta, ma la maggior parte delle volte raccoglievo piazzamenti, lasciandomi sfuggire le vittorie che mi avrebbero dato i punti necessari per entrare nella compagnia atleti.

A 17 anni ho iniziato il mio apprendistato come meccanico alla Termolan Galli, guidata da papà e sponsorizzata da Gianni Savio; dopo otto stagioni per altrettanti anni mi sono dedicato al negozio di biciclette di famiglia, finché verso la fine della stagione ’96 ho esordito come ds alla Vuelta a España.

Ricordo come fosse ieri quando papà mi lasciò per tornare in Italia dicendomi: “Ora arrangiati”. Il primo giorno da solo me la cavai benissimo, vincemmo la tappa con Biagio Conte (attuale ds della Liquigas, ndr)».

Com’è lavorare con il proprio padre?

«È dura (sorride, ndr). Papà è un uomo vecchio stampo, che non regala mai un “bravo” in più. Quando non mi dice niente vuol dire che va tutto bene, altrimenti sono abituato a sentirlo brontolare. Sarà per carattere o per la generazione a cui appartiene, comunque sia la sua severità mi è servita ed è innegabile mi abbia insegnato tanto.

Il ciclismo è la mia più grande passione ed è diventato il mio lavoro, non poteva andarmi meglio. Ciò che mi piace di più è l’essere sul campo, il vivere la corsa in ammiraglia. L’unico neo del mio lavoro è che mi porta tanto tempo lontano dalla famiglia, d’inverno difficilmente partecipo a eventi e premiazioni per stare il più possibile con mia moglie e i miei figli, la Notte dei Campioni è stata una dei pochi strappi alla regola che mi sono concesso».

Quanto è importante per lei avere a che fare con ragazzi giovani?

«È molto stimolante e regala grandi soddisfazioni: coi campioni è facile e obbligatorio vincere, coi giovani invece si hanno meno pressioni e in genere si raccolgono più gioie personali. Quando uno dei miei ragazzi vince la sua prima corsa da professionista provo felicità e soddisfazione per lui che riesce ad affermarsi tra i grandi e per l’intera squadra che dimostra di aver lavorato per il meglio.

Per motivi di budget e per scelta, da anni optiamo per una politica giovanile, che anche quest’anno fortunatamente ci ha dato ragione. Vedere crescere giorno dopo giorno corridori promettenti è una sfida continua e quando finalmente arriva il giorno in cui riescono a battere atleti di squadroni più blasonati del nostro è davvero un grande orgoglio.

Dispiace sia ai tecnici che ai ragazzi stessi quando qualcuno sceglie di andare via, ma nel momento in cui raggiungono la giusta maturità è comprensibile che prendano la loro strada: il nostro è un team Professional, non possiamo offrir loro la garanzia di partecipare alle corse più importanti.

Con tutti i miei ragazzi mi trovo molto bene, con ognuno riesco in genere a creare un rapporto che va oltre quello professionale. Con le dovute distanze che la differenza dei ruoli ricoperti comporta, si diventa praticamente amici. Il lavoro è lavoro, sono indispensabili rispetto e serietà, ma uno scherzo e una risata in Colnago non mancano mai».

Il premio che ha ricevuto a Verona è frutto di lavoro, passione e risultati.

«Conquistare il titolo di miglior direttore sportivo italiano della stagione professionistica, succedendo nell’albo d’oro a due colleghi stimati come Valerio Piva e Stefano Zanatta è un grande onore. Questa soddisfazione, come tutte quelle raggiunte in questi anni di lavoro, la devo condividere con l’intera Colnago Csf: con i corridori, lo staff e tutti coloro che ci supportano».

Facciamo un passo indietro e diamo un voto al 2011 ormai concluso.

«Il bilancio non può che essere positivo, se proprio vogliamo elencare dei numeri credo che basti ricordare quanto siamo riusciti a raccogliere: 18 successi, 19 secondi posti, 11 terzi, 19 quarti e 8 quinti. Insomma una stagione da incorniciare che ci ha visto arrivare terzi nella classifica dell’Europa Tour UCI, secondi nella classifica della Coppa Italia e vincere il trofeo Unicredit.

Un’emozione continua dalla prima vittoria dell’anno regalataci da Manuel Belletti al Giro della Provincia di Reggio Calabria al GP Peccioli-Coppa Sabatini conquistato da Enrico Battaglin. L’unico rimprovero che abbiamo da farci riguarda il Giro d’Italia di Pozzovivo, che non si è presentato al meglio al via della corsa rosa nonostante sembrasse davvero disegnata per lui».

Roberto Reverberi alla guida dell’ammiraglia della Colnago CSF.

Tante le sorprese che quest’anno ci avete regalato, su tutte l’esplosione di Modolo.

«Sì, in estate Sacha si è letteralmente sbloccato, disputando una splendida annata, culminata in dieci successi, nel secondo posto nella preolimpica dietro Cavendish per un soffio e nella maglia azzurra al mondiale in Danimarca.

Oltre a lui però mi hanno emozionato anche gli altri: Brambilla, che partito con buone ambizioni ha disputato un bel Giro, non ha vinto ma è cresciuto come volevo; i giovani del primo anno, che si sono adattati al mondo del professionismo come mi aspettavo, correndo il giusto e togliendosi anche qualche soddisfazione; e per finire in bellezza Battaglin, uno dei nostri stagisti, che ci ha regalato la classica ciliegina sulla torta con la conquista della Coppa Sabatini».

Guardiamo avanti: 18 corridori per il 2012, 11 confermati e sette new entry.

«Rimarranno con noi Alberto Contoli, Stefano Pirazzi, Domenico Pozzovivo, Gianluca Brambilla, Filippo Savini, Sacha Modolo, Omar Lombardi, Paolo Locatelli, Angelo Pagani, Andrea Pasqualon e Andrea Piechele. I volti nuovi provengono invece tutti dal dilettantismo, a conferma della vocazione giovanile del nostro team. Si tratta di Enrico Battaglin, Sonny Colbrelli e Christian Delle Stelle, tutti nostri stagisti nel finale di stagione, di Andrea Di Corrado, Marco Canola, Marco Coledan e Stefano Locatelli».

Cosa si aspetta dal 2012?

«Dai ragazzi più grandi delle conferme, da quelli al secondo anno un passo in avanti rispetto alla scorsa stagione; dai neoprofessionisti che accumulino esperienza e abbiano voglia di dimostrare quanto valgono fin da subito. In Battaglin credo moltissimo, sono convinto che nel giro di 3/4 anni sia l’unico corridore italiano che potrà vincere una grande classica. Lo vedo già battagliare alla Liegi, alla Freccia Vallone e all’Amstel Gold Race… ».

Pensando al futuro, Roberto Reverberi come si immagina?

«Come da sempre fa la mia famiglia, continuerò a fare il “passo più corto della mia gamba”. Siamo nel ciclismo da più di 30 anni e, grazie al supporto dei nostri sponsor storici come Ernesto Colnago e la Csf e al lavoro continuo, stiamo raccogliendo i frutti degli sforzi di questo team che potremmo definire tranquillamente a conduzione familiare. Di questi tempi non si possono fare troppi programmi a lungo termine. Ma mi auguro di proseguire sempre circondato da ragazzi giovani, tra tante bici, lavorando con la passione di sempre».

TuttoBici

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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