La stella della Colnago torna a brillare: intervista a Sacha Modolo La stella della Colnago torna a brillare: intervista a Sacha Modolo
Sei vittorie in meno di quaranta giorni: strepitosa esplosione del veneto Sacha Modolo, della Colnago CSF. Ora fa sogni azzurri di Giulia De Maio; foto... La stella della Colnago torna a brillare: intervista a Sacha Modolo

Sei vittorie in meno di quaranta giorni: strepitosa esplosione del veneto Sacha Modolo, della Colnago CSF. Ora fa sogni azzurri

di Giulia De Maio; foto Roberto Bettini

La stella della Colnago torna a brillare: intervista a Sacha Modolo

L’urlo di gioia di Sacha Modolo a segno sulle strade della Danimarca.

Promessa mantenuta. All’inizio dell’anno Sacha Modolo ce l’aveva detto: «Al 2011 chiedo più risultati, più continuità. Non voglio fare tanti proclami, perché non contano molto. Voglio solo vincere, quello che mi capita, per allenarmi a vincere gare più importanti, per togliermi delle soddisfazioni. Voglio solo fare un salto di qualità. Netto e deciso».

E il salto di qualità, il giovane velocista della Colnago CSF l’ha fatto eccome. Il ventiquattrenne di Santa Lucia di Piave, in poco più di un mese, ha vinto ben sei corse praticamente una dietro l’altra. E ha raccolto un ottimo secondo posto alla preolimpica di Londra dietro a un certo Mark Cavendish. Pensate abbia intenzione di fermarsi?

Possiamo proprio dire che ti sei sbloccato…

«Eh, sì. Era ora!».

Riviviamo una per una le tue vittorie. Partiamo dalle due al Qinghai Lake Tour.

«E pensare che in Cina non ci volevo neanche andare… Fortunatamente Bruno Reverberi ha insistito che prendessi parte a questa corsa. E ha fatto bene, visto che proprio lì sono tornato ad alzare le braccia al cielo. La mia prima vittoria da professionista è stata una vera e propria liberazione.

Se si guarda la foto dell’arrivo, si nota che guardo in alto. Stavo proprio pensando “finalmente!”. La tappa era tutta su e giù, una corsa selettiva per cui alla fine siamo arrivati in pochi. Ho avuto la meglio su un gruppetto ristretto ed è stata gioia pura.

Il secondo successo invece è arrivato per caso: non stavo tanto bene, avevo perso la maglia verde, ero praticamente già con la testa a casa. Ma il mio compagno Paolo Locatelli mi ha aiutato e ho vinto al fotofinish. Questi due centri sono stati davvero importanti per me, soprattutto per ritrovare morale e consapevolezza nei miei mezzi.

So bene che ero dall’altra parte del mondo e non c’erano grandissimi avversari, ma credo che mi sia accaduto qualcosa di simile a quanto vissuto da Andrea Guardini a inizio stagione in Malesia. Tutti dicevano che vinceva delle garette di seconda/terza categoria e ora può vantare la doppia cifra».

A mettere a tacere gli scettici è subito arrivata una conferma in casa nostra.

«Al Brixia Tour ho soprattutto ripreso a divertirmi in corsa come da tanto non mi capitava: sono andato in fuga, ho lavorato per Domenico Pozzovivo e mi sono messo in mostra in diverse occasioni. Vincere in Italia ci voleva, ma è capitato in maniera davvero inattesa.

Nell’ultima tappa ho anticipato il gruppo per far fuori Guardini, il favorito numero uno di giornata, e per lavorare per Manuel (Belletti, ndr), mai avrei pensato che non mi avrebbero più ripreso. Le mie prime tre vittorie nella massima categoria mi hanno fatto capire che sono più scattista che potente, che in volate grosse faccio fatica, mentre in gruppi ristretti e in arrivi che tirano leggermente in su posso dire la mia.

Nella corsa bresciana alla partenza c’erano diversi velocisti di qualità, quindi mi sono detto “allora non sto andando così piano…”».

Sul traguardo “preolimpico” di Londra, Sacha Modolo ha insidiato Mark Cavendish cogliendo un secondo posto di grande prestigio.

E non ti sei fermato, anzi.

«Sono andato in Danimarca con una nuova testa e con la consapevolezza di poter far bene. Nella prima tappa il gruppo si era frazionato per il vento, dovevamo affrontare un circuito che presentava uno strappetto finale di 600 metri. Il percorso era perfetto per me, sapevo di potermela giocare, ma non credevo avrei potuto portare a casa una tappa correndo contro campioni come Bennati e Freire, invece la vittoria è arrivata. Per tutta la corsa ho avuto buone sensazioni, tanto che mi sono ripetuto nella penultima tappa, ancora più dura».

Dopo la trasferta azzurra di Londra, è arrivata la Coppa Agostoni.

«Quella corsa l’ho vinta sul Ghisallo. Non avevo mai affrontato quella salita, la temevo anche alla vigilia, poi sono riuscito a scollinare a dieci secondi dai migliori e a rientrare facilmente. Ero senza compagni di squadra, ma ho visto che altri erano interessati a fare la volata e quindi ho sfruttao un po’ il loro lavoro. E poi allo sprint credo che non ci sia stata partita».

E la prossima vittoria dove ti piacerebbe raccoglierla?

«Non so, qualsiasi buon risultato arrivi è ben accetto. Il secondo posto dietro a Cavendish alla preolimpica di Londra mi ha dato ancora più morale e consapevolezza in vista dei prossimi appuntamenti. Spero di continuare a far bene così che mi si aprano porte importanti. Fino a poco tempo fa la mia stagione era “da buttare”, ora sogno di vestire l’azzurro al Mondiale. Sono felice e voglio continuare a fare del mio meglio».

La copertina di tuttoBICI di Gennaio in cui posavi con altri giovani talenti (Elia Viviani, Adriano Malori, Diego Ulissi, Daniel Oss e Francesco Masciarelli) ti ha portato bene…

«Se me l’avessi chiesto poco tempo fa, ti avrei risposto “assolutamente no” perché avevano vinto tutti a parte me (e lo sfortunato Masciarelli, ndr). Fino alla trasferta in Cina la mia stagione è stata una catastrofe. Dopo il Giro di Reggio Calabria ho alternato periodi di malattia a cadute, non me ne andava bene una.

Dal mio inizio di stagione mi aspettavo molto di più, ma sai com’è: se per mesi e mesi le cose vanno storte, è normale anche saltare di testa. Dopo la San remo e un Giro in cui ho sofferto per una maledetta bronchite ero proprio giù di morale. Ora però questi successi hanno dato una sferzata positiva al mio morale, quindi non posso che guardare al futuro e a quella copertina con un grande sorriso».

Con chi hai festeggiato le tue prime vittorie da professionista?

«A dire la verità ancora non ho festeggiato per il poco tempo. Torno a casa due giorni giusto per disfare la valigia e prepararla di nuovo per ripartire, e perché mi aspettano appuntamenti importanti per cui voglio farmi trovare pronto. Per ora ho festeggiato con Rossana, la mia ragazza dal 2006 con la quale convivo. A fine stagione quando avrò più tempo senz’altro organizzeremo qualcosa con gli amici e mi toccherà anche inventare qualcosa per la tradizionale festa di fine anno dei ciclisti veneti».

Anche sulle strade italiane, il ventiquattrenne Sacha Modolo ha fatto sentire la sua voce: ecco la sua volata trionfale nella Coppa Agostoni, vinta sotto gli occhi del ct Bettini.

Con questa sfilza di vittorie non rischiamo che ti monti la testa?

«No, sono un ragazzo tranquillo e realista, che tiene i piedi ben saldi a terra. Senz’altro il mio morale ne ha tratto giovamento, ma so che la strada è ancora lunga. Co me mi descriverei caratterialmente? Starmi vicino penso proprio non sia facile, sono un tipo testardo, che non molla anche davanti all’evidenza e che prima di cambiare idea deve sbatterci la testa.

Nonostante ciò ho amici veri, quindi odioso odioso non sono (sorride, ndr). Sono una persona semplice: nel tempo libero adoro giocare con la play station, ci passo delle ore, nei periodi di scarico anche delle giornate intere. Ogni tanto Rossana mi cazzia, ma poi capisce e mi accetta così come sono».

Alla luce di questo bel periodo come valuti i tuoi primi anni nella massima categoria?

«Non sono contentissimo della mia passata stagione, nonostante il mio quarto posto alla Sanremo. Anzi, quell’importante piazzamento al primo anno da pro’ se da un lato è stato una benedizione dall’altro è stato una vera e propria maledizione. Da lì in poi mi è girato un po’ tutto male: a giugno dello scorso anno ho preso la salmonellosi e per due mesi sono stato praticamente uno straccio.

Da quel momento non sono più riuscito a essere quello che volevo, quello che so di valere. Ho corso, ma sempre con una sorta di freno a mano tirato. Così è stato anche il 2011 fino all’estate, ma è incredibile quanto il ciclismo ti possa far passare da un giorno all’altro dalla delusione più nera al settimo cielo. Dall’essere uno dei tanti in gruppo, ora attorno a me sento parlare di nazionale e di mondiale… In un attimo è cambiato tutto».

Cosa credi ti abbia portato a sbloccarti?

«Non ho cambiato modo di allenarmi né nient’altro, sono semplicemente più sereno. Quando sono “libero di testa” vado forte. Non ho saputo gestire la pressione, che avvertivo dagli altri e da me stesso, dopo il bellissimo piazzamento alla Sanremo conquistato a soli 23 anni.

Le successive batoste mi hanno fatto sorgere dei dubbi, mi hanno fatto perdere sicurezza e fiducia nei miei mezzi. Iniziavo quasi a pensare che quel 4° posto fosse arrivato solo per fortuna come qualcuno diceva, ma ritrovare la confidenza con la vittoria mi ha ricordato chi sono e quanto valgo».

Chi ti senti di dover ringraziare?

«Ovviamente la mia famiglia: mamma Sonia, i nonni materni Carletto e Ida, che mi hanno cresciuto, e la mia compagna Rossana. Oltre a loro il ringraziamento più grande va a chi ha sempre creduto in me, chi mi capisce al volo, chi riesce a farmi ragionare anche quando sono arrabbiato e sa sempre come motivarmi.

Parlo di Roberto Sant, mio preparatore da quando sono junior (segue la Vittorio Veneto CS, la squadra giovanile in cui Sacha è cresciuto, ndr). È l’Arrigo Sacchi del ciclismo, non ha mai corso in bici, ma è un allenatore coi fiocchi. Sta a casa dal lavoro per farmi fare dietro macchina, senza chiedermi un euro, ormai mi conosce quasi meglio di mia mamma e per me è un vero punto di riferimento».

L’anno prossimo ti vedremo ancora in maglia Colnago?

«Ho un contratto che mi lega alla Colnago fino al 2013, ho ricevuto altre proposte, ma almeno per un altro anno non ho alcuna intenzione di lasciare questa squadra. Se non fosse per Ernesto Colnago e per i Reverberi non sarei dove sono ora. Se al posto di avere indosso la maglia biancoceleste avessi quella di uno squadrone probabilmente, anzi sicuramente, la Sanremo non l’avrei potuta correre. Per il mio futuro, come tutti, vorrei fare il salto in una squadra World Tour per prendere parte alle corse più prestigiose, ma per ora sto bene dove sono».

Si narra di una rivalità interna con Belletti, confermi?

«Assolutamente no. Io e Manuel andiamo d’accordo e non abbiamo alcun problema a darci una mano. Lui è più grande di me e quando mi viene chiesto mi metto a sua disposizione più che volentieri. Ho sentito un po’ di polemiche riguardo alla nostra tattica di gara, ma non è solo una nostra scelta. Il nostro ds Roberto Reverberi ci ha lasciato spesso carta bianca perché ognuno di noi si potesse giocare le sue carte in volata, questo a molti non va giù, ma né io né Manuel ne siamo responsabili. Siamo compagni di squadra e tra me e lui, come nell’intero team, c’è un bellissimo clima».

Ora cosa ti aspetti?

«Spero nella partecipazione al mondiale. La convocazione al momento è una possibilità, ma non una certezza. Come ho già detto, quando sono sereno le cose in genere vanno bene, quindi sono ottimista. La condizione c’è, cercherò di tenerla fino a fine anno per raccogliere il più possibile. Se arriverà la maglia azzurra sarò felicissimo, se però Bettini non riterrà opportuno convocarmi non ne farò un dramma. Ho solo 24 anni, di occasioni ne avrò tante altre».

Quale corsa sogni per il futuro?

«Uno come me può solo puntare alle classiche, non sono portato per le corse a tappe. Sogno le corse a cui tutti i corridori che hanno caratteristiche come le mie ambiscono: la Sanremo, il Fiandre, la Roubaix. Vorrei provare a mettermi alla prova nelle classiche del nord per capire se sono adatte a me. Una volta che le avrò provate e saprò se sono alla mia portata o meno potrò ri sponderti con più precisione. Fa bene so gnare, ma bisogna anche essere realisti».

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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