Samuel Sanchez conquista l’agognata maglia a pois, quella con cui nel Tour de France si premia il miglior scalatore

Samuel Sanchez a pois: miglior scalatore al Tour de France

Devono piacere molto i cerchi, a Samuel Sanchez. Infatti, dopo aver vinto, nel 2008 a Pechino, la maglia di campione olimpico, da questo Tour si è portato a casa la maglia a pois di miglior scalatore. Che di cerchi rossi in campo bianco è davvero piena.

Primo a Luz Ardiden, dove ha trionfato fra due ali arancioni di tifosi baschi impazziti di gioia, secondo a Plateau de Beille e all’Alpe d’Huez, sia sui Pirenei che sulle Alpi si è di mostrato di fatto il più bravo, e il meno calcolatore, quando la strada iniziava a salire. Premiata, con la sua vittoria, anche la scelta degli organizzatori di cambiare la scala dei punteggi in maniera che il re degli scalatori risultasse un protagonista vero e non – con buona pace di Anthony Charteau che vinse nel 2010 – un semplice cacciatore di colli medio bassi.

Samuel Sanchez e l’Eusklatel

Samuel è uno dei pochissimi non baschi dell’Eusklatel. Il suo team deve ringraziare un episodio ormai lontano nel tempo grazie al quale Sanchez può correre in maglia arancione. Nel 1996, il futuro campione olimpico e maglia a pois, era con la sua squadra di Oviedo, nelle Asturie, a correre la Vuelta a Vizcaya, nella regione di Bilbao. Qui venne notato da Miguel Mariadaga, team manager della Euskaltel, che allora era ancora una piccola squadra ambiziosa.

Dopo lunghi colloqui, riuscì a convincere il diciottenne Samuel a trasferirsi nei Paesi Baschi e a diventare, dopo gli obbligatori tre anni di “cantera”, la nuova stella della squadra simbolo di un popolo. Samuel, 32 anni, è cresciuto a poco a poco, e da sempre ha preferito impostare la stagione su un obiettivo ben preciso, salendo di difficoltà man mano che cresceva.

Le gare, i successi

Fino al 2005 gravitava attorno alle classiche vallonate di primavera, dove è arrivato, come miglior risultato, quarto alla Liegi-Bastogne-Liegi e secondo alla Freccia-Vallone.

Poi si è avvicinato alla Vuelta, dove è riuscito a vincere cinque tappe e a salire due volte sul podio: terzo nel 2007 e secondo nel 2009. Quando le ottime prestazioni nella corsa spagnola lo hanno rassicurato sulla sua tenuta sulle tre settimane ha il pallino del Tour, che prepara con cura ormai da tre anni. Sesto nel 2008, quarto e a un passo dal podio nel 2010, quest’anno non ha migliorato la classifica generale. Ma è riuscito a vincere la prima tappa e, soprattutto, la tanto agognata maglia a pois.

“Amo l’Italia”

Adesso che dalla Francia ha ottenuto ciò che voleva non è impensabile vederlo al Giro, magari senza puntare alla classifica. «Amo l’Italia e il Giro, i miei compagni che sono venuti quest’anno a correre sulle vostre strade me ne hanno parlato benissimo e mi hanno incuriosito molto. Di sicuro verrò presto a correre il Giro. Magari non per curare la classifica finale, ma certamente per puntare al successo su montagne che hanno un posto nel mito del ciclismo e che non vedo l’ora di affrontare.

E voglio tornare a correre in Italia perché mi piace il calore della vostra gente, amici del ciclismo e grandi esperti. Da voi ho ottenuto buoni risultati al Giro di Lombardia, chissà che non possa tornare un giorno per provare a vincere una corsa che mi affascina come poche altre al mondo» diceva Samuel, vestito a pois, a Parigi.

Sanchez e Contador

«L’alleanza con Contador? È vero che Alberto ed io siamo molto amici ed è vero che a volte la corsa ci ha portato ad avere interessi comuni ed è normale che in quelle circostanze ci si aiuti. Ma altre volte, come accaduto per esempio all’Alpe d’Huez, abbiamo corso da avversari ed è giusto che sia così.

Contador è un grande, ma in questo Tour non ha avuto fortuna. Veniva da un Giro durissimo e nella prima settimana le cadute gli hanno impedito di recuperare come avrebbe dovuto. Ma state tranquilli, il prossimo anno tornerà al Tour più agguerrito che mai per fare l’unica cosa che davvero gli interessa: vincere».

Questo Tour de France è stato un sogno

Infine sul suo Tour spiega: «Salire sul podio finale di Parigi ha rappresentato per me un motivo di grande orgoglio. E questa maglia a pois ricompensa tutti i sacrifici che ho fatto per preparare questa corsa. Se consideriamo che, proprio come per Alberto, il mio Tour era gà cominciato in salita alla prima tappa, quando siamo finiti staccati per quella grande caduta di gruppo, allora posso dire davvero di essere soddisfatto. Una vittoria di tappa, un successo sfiorato all’Alpe d’Huez a proposito, complimenti a Rolland, è andato davvero fortissimo – e la maglia a pois oltre al sesto posto della classifica finale. Sì, decisamente un grande Tour, il mio».

Agosto, auguri a…
Questo mese i nostri migliori auguri vanno a….
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Leonardo Pinizzotto
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Tra i direttori sportivi auguri a Daniele Nardello (39 anni il 2), Adriano Baffi (49 anni il 7), Mario Scirea (47 anni il 7), Roberto Re verberi (47 anni il 16), Giuseppe Tognaccini (43 anni il 16), Giuseppe Lanzoni (52 anni il 25), Serge Parsani (59 anni il 28).