Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand: dai pedali al microfono Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand: dai pedali al microfono
Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand: tre campioni del pedale che sono rimasti nel ciclismo e da anni commentano le gare più importanti... Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand: dai pedali al microfono

Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand: tre campioni del pedale che sono rimasti nel ciclismo e da anni commentano le gare più importanti del mondo. Li abbiamo incontrati per una divertente intervista incrociata

di Giulia De Maio; foto Archivio Eurosport

Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand: tre campioni che, al termine della loro carriera, hanno intrapreso una nuova avventura nella veste di commentatori televisivi.

sean kelly

Sean Kelly, il re delle classiche

Nato a Carrick-on-Suir (Irlanda) il 24 maggio 1956, passista veloce, è stato professionista dal 1977 al 1994 raccogliendo 192 vittorie. Nell’83 vinse la sua prima classica, il Giro di Lombardia. Seguono nell’84 la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne- Liegi e il Gran Premio d’Autunno; di nuovo il Giro di Lombardia nel 1985, la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix nell’86 e numerosissimi altri piazzamenti d’onore.

Ben attrezzato per le corse a tappe di media durata, si è specializzato nella Parigi-Nizza, che ha vinto sei volte consecutive dall’82 all’88. Si è pure imposto nel Giro della Svizzera dell’83, nella Tre Giorni di La Panne ’80, nel Criterium della Strada ’84 e ’87, nel Giro dei Paesi Baschi ’84, ’86, ’87, nel Giro della Catalogna ’84 e ’86, nel Giro d’Irlanda ’85, ’86, ’87. Anche sul finire della carriera ha continuato a vincere gare di grande qualità: la Vuelta del 1988, la Liegi dell’89, il Giro di Svizzera del 1990 per concludere con due classiche italiane: il Giro di Lombardia del 1991 e la Milano-Sanremo del 1992.

SQUADRE:
1977Flandria – Velda (Belgio)
1978Flandria – Velda – Lano (Belgio)
1979Splendor – Eurosoap (Belgio)
1980Splendor – Admiral (Belgio)
1981Wickes – Splendor (Belgio)
1982Sem – France Loire (Francia)
1983Sem – France Loire (Francia)
1984Skil – Reydel (Francia)
1985Skil – Sem (Francia)
1986KAS (Spagna)
1987KAS (Spagna)
1988KAS – Canal 10 (Francia)
1989PDM – Concorde (Olanda)
1990PDM – Concorde (Olanda)
1991PDM – Concorde (Olanda)
1992Lotus – Festina (Spagna)
1993Festina – Lotus (Andorra)
1994Catavana – Corbeil (Francia)

Richard Virenque

Richard Virenque, sette volte a pois

Ènato il 19 novembre 1969 a Casablanca, in Marocco. Professionista dal 1991 al 2004, ha ottenuto complessivamente 45 vittorie, fra le quali spiccano set te tappe del Tour de France (Luz Ardiden ’94, Cauterets ’95, Cour chevel ’97, Morzine 2000, Mont Ventoux 2002, Morzine 2003, Saint Flour 2004), una al Giro d’Italia (Rapallo ’99) e la Parigi-Tours del 2001.

Nel suo palmares risplendono ben sette maglie a pois, record assoluto di miglior scalatore al Tour de France (1994, 1995, 1996, 1997, 1999, 2003, 2004). È stato due giorni in maglia gialla alla Grande Boucle nel ’92 e nel 2003. Rimasto coinvolto nell’affaire Festina è stato sospeso dal Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) per sette mesi.

SQUADRE
1991R.M.O. (Francia)
1992R.M.O. (Francia)
1993Festina – Lotus (Andorra)
1994Festina – Lotus (Andorra)
1995Festina – Lotus (Francia)
1996Festina – Lotus (Andorra)
1997Festina – Lotus (Francia)
1998Festina – Lotus (Francia)
1999Polti (Italia)
2000Polti (Italia)
2001Domo – Farm Frites – Latexco (Belgio)
Dal 1-8- 2002Domo – Farm Fri tes (Belgio)
2003Quick Step – Davitamon (Belgio)
2004Quick Step – Davitamon (Belgio)

Jacky Durand

Jacky Durand, due volte tricolore

Ènato il 10 febbraio 1967 a Laval (Francia). Passato professionista nel 1990 ha corso fino al 2004 conquistando 32 vittorie. Fra le più importanti troviamo il Giro delle Fiandre 1992, due volte il Campio nato nazionale francese nel ’93 e ’94, la Parigi- Tours nel ’98, tre tap pe al Tour de France (Cahors ’94, Saint-Brieuc ’95, Montauban ’98), una tappa al Giro del Lussemburgo e una al Giro di Polonia, una tappa alla Parigi-Nizza e una tappa al Gi ro del Delfinato. È stato due giorni in maglia gialla al Tour de France nel 1995 e ha vestito per tre giorni la maglia amarillo alla Vuelta del 1999.

SQUADRE
1989Super U – Raleigh – Fiat (Francia) Dal 01-09 (Tirocinante)
1990Castorama (Francia)
1991Castorama – Raleigh (Francia)
1992Castorama (Francia)
1993Castorama (Francia)
1994Castorama (Francia)
1995Castorama (Francia)
1996Agrigel – La Creuse (Francia)
1997Casino (Francia)
1998Casino – Ag2r (Francia)
1999Lotto – Mobistar (Belgio)
2000Lotto – Adecco (Belgio)
2001La Française des Jeux
2002La Française des Jeux
2003fdjeux.com (Francia)
2004Landbouwkrediet – Colnago (Belgio)

Jacky Durand e Richard Virenque durante la telecronaca diretta di una tappa del Tour de France.

A chi dobbiamo dire grazie per le emozioni che ci hanno regalato in sella tre campioni del calibro di Sean Kelly, Richard Virenque e Jacky Durand?

A Joseph, Lionel e Patrick, fratelli maggiori dei tre attuali commentatori di Eurosport International, che da piccoli li hanno sfidati con una frase che tradotta dal francese e dall’inglese (con un forte accento irlandese) suonerebbe più o meno così: “Vediamo se sai andare in bici!”.

Tutti e tre, evidentemente competitivi e talentuosi fin da ragazzini, negli anni hanno raccolto innumerevoli successi avendo nettamente la meglio sui fratelli maggiori. Da quando hanno appeso la bici al chiodo, sono rimasti nel mondo delle due ruote come commentatori tecnici della prima televisione sportiva d’Europa.

Da avversari a colleghi, sempre uni ti dalla passione di una vita. Li abbiamo incontrati sulle strade del Tour ripercorrendo tra risate, rimpianti, ricordi e progetti le loro storie parallele.

Com’è nato il vostro amore per la bici?

Sean: «Ho iniziato a quindici anni e mezzo perché volevo avere una bici bel la come quella di mio fratello Joseph. Come accade in molte famiglie, essendo il minore dei due ricevevo sempre ciò che lui non usava più, bici compresa. Alla mia prima corsa vinsi, forse era destino o forse ero semplicemente allenato andando ogni giorno avanti e indietro da scuola con la mia Rally, rigorosamente usata e di un colore indefinito, forse più vicino alla ruggine che al suo colore originario ».

Richard: «A tredici anni ho scoperto il ciclismo per una sfida lanciatami da mio fratello Lionel, maggiore di me di due anni. Vedendolo gareggiare mi è venuta voglia di andare in bici e di fa re meglio di lui. Ri cordo la divisa della mia prima squadra e so prattutto i pantaloncini, tutt’altro che stret ti, in cui le mie gambe magrissime “ballavano”. In quegli anni papà mi ripeteva spesso: “Mangia, mangia… Solo così potrai riem pire quei pantaloni”. Alla prima corsa, dopo 25 km, finii terzo. In seguito ho seguito il consiglio di papà e, preso qualche chilo, sono arrivati risultati migliori».

Jacky: «Da ragazzino volevo diventare un calciatore, non un ciclista. La passione per le due ruote me l’ha trasmessa mio fratello maggiore Patrick. Mi assillava perché corressi con lui finché non mi ha convinto a partecipare a una gara. L’ho vinta, anche se correvo con un “catorcio”, la bici che era stata di mio padre, di mio fratello e infine mia. Non ricordo nemmeno di che co – lore fosse, ma credo che di vernice so pra ne avesse ormai davvero poca. Sono sicuro che i ragazzi che oggi praticano ciclismo non sognano un mezzo del genere (sorride, ndr). Comunque sia, da quel giorno le gare si sono susseguite e le vittorie, per mia fortuna, non sono mancate».

Dal mondo del ciclismo siete considerati delle vere star delle due ruote: voi come giudicate la vostra carriera?

Sean:

«Ho vinto tantissimo, ma non tutto. Ho avuto una gran carriera, però anch’io ho qualche rimpianto. Non sono riuscito a far miei il Fiandre e il Campionato del Mondo, quest’ultimo anche per il fatto di avere solo un paio di compagni su cui fare affidamento nella competizione iridata (nonostante abbia pagato l’appartenenza ad una piccola nazione è riuscito a salire comunque due volte sul terzo gradino del podio a Goodwood 1982 e a Chambery 1989, ndr). Credo che anche i più grandi, forse soprattutto loro, sentono sempre che nonostante tutto quello che hanno conquistato manca loro qualcosa».

Richard:

«Ho avuto la fortuna di fare tante belle cose e di confrontarmi coi più grandi corridori della mia generazione: Miguel Indurain , Marco Pan tani, Jan Ullrich, Lance Armstrong… Sono soddisfatto dei quattordici anni passati nella massima categoria. Il mio anno d’oro è stato il 2000, l’anno della rivalità con il Pirata. Il Tour de France è sempre stato la mia corsa del cuore, dal primo anno in cui da neoprofessionista vestii la maglia gialla e nella generale mi classificai 16° all’ultima volta che la corsi.

Dopo il 3° posto del ’96 e il 2° del ’97 davanti a Pantani, nel 1998 avrei potuto vincere la Grande Boucle perché avevo una squadra fortissima, purtroppo il Tour di quell’anno è stato davvero maledetto per l’affaire Festina. Dopo quell’anno la pressione nei miei confronti è cresciuta e non ho più potuto esprimermi ai livelli che mi competevano. Ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada Gian luigi Stanga e la Polti che mi han no dato fiducia.

Dopo il 2004 mi sono concentrato sulle tappe e sulla maglia a pois. Ho deciso di smettere dopo le Olimpiadi di Atene del 2004 nel momento in cui avevo raggiunto il top della mia carriera».

Jacky:

«La mia avventura professionistica è stata straordinaria. Non sono stato il migliore, non ho vinto tantissime corse, ma ho centrato quelle giuste, insomma posso dire di aver raccolto le maggiori soddisfazioni che un ciclista può desiderare. Pensa che quando sono passato professionista avrei fatto i salti di gioia se mi fossi imposto in una gara di quartiere, invece due anni più tardi alzavo le braccia al cielo sul traguardo del Tour de France e vestivo la maglia di campione nazionale francese. Wow. Si dice “Che vinca il migliore”. Io ho avuto la fortuna che non sempre andava così, altrimenti quando mai avrei potuto vincere io? Non avrei mai pensato di diventare qualcuno nel mondo del ciclismo, invece oggi posso dire di essere felice di quanto raccolto ».

Come è nata la vostra collaborazione con Eurosport?

Sean:

«Ho iniziato a lavorare per Eurosport nel 1998, quando il Tour de France partì da Dublino. Ho smesso di correre nel ’94 e per quattro anni non ne ho più voluto sapere niente del ciclismo. Volevo staccare del tutto la testa e riposarmi, ma David Duffield, commentatore di Eurosport e mio grande fan, mi ha stressato a tal punto che alla fine ho dovuto cedere. Il giorno in cui il Tour è partito dalla mia Irlanda mi ha “incastrato” per un commento di 15-20 minuti e da lì è iniziata la mia avventura da commentatore televisivo. Oggi sono felice di quello che faccio, sceso di bici avevo bisogno di una pausa, ma dopo un periodo di stop non potevo che tornare nel mio mondo».

Richard:

«Appena sceso di bici, nel 2005, ho avuto l’occasione di entrare a far parte di questo fantastico gruppo. Mi sono messo in gioco, senza sapere come sarebbe andata e se mi sarebbe piaciuto questo nuovo ruolo. L’ambiente è quello in cui ho trascorso tutta la mia vita, ma ovviamente era un lavoro totalmente nuovo per me. Anno dopo anno ho imparato qualcosa e ho iniziato a vedermi in questa veste alternativa, anche se sulle strade la gente continua a chiedermi di tornare in bici.

Sono molto popolare, le richieste dei tifosi a volte mi fanno vacillare e, per come sono fatto io mentalmente, penso che se domani tornassi in gara sarei in grado di vincere. La voglia di tornare in sella c’è sempre, la nostalgia è forte, ma ormai sono sette anni che ho smesso di gareggiare e ho superato i quarant’anni quindi…».

Jacky:

«Immediatamente dopo la mia ultima corsa, il 26 dicembre del 2004. Il giorno dello Tsunami, una data che verrà ricordata per questi due eventi planetari (scherza, ndr), ho scritto alla redazione di Eurosport proponendomi come collaboratore. Un mese dopo ero in tv a fare quello che desideravo, occuparmi ancora di ciclismo».

Qual è stata la prima gara che avete commentato?

Sean: «Il Tour del ’98. All’inizio ero un po’ nervoso: sai, trovarti lì a parlare a tante persone e a esprimere giudizi su ragazzi con cui correvi fino a poco prima non è semplice, ma in breve tem – po mi ci sono abituato. Da corridore sei “allenato” a parlare ai giornalisti, a rapportarti coi media, quindi in parte ero già preparato ad avere una buona parlantina. La mia opinione della stampa non è cambiata rispetto a quando ero un corridore in attività: ora come ieri sono convinto ci siano giornalisti in gamba e altri che hanno sbagliato mestiere».

Richard: «La mia primissima esperienza è stata alla Parigi – Nizza 2005, a seguire Parigi – Roubaix, Giro d’Italia, Delfinato e poi la “mia” corsa, il Tour de France. Commentare le gare non è assolutamente complicato, il ciclismo è lo spettacolo in cui sono immerso da quando ero bambino, è qualcosa che conosco bene. Cerco di trasmettere la mia passione agli spettatori e con naturalezza esprimo i miei giudizi, senza alcun problema. È molto più semplice di quello che sembra».

Jacky: «La Tirreno – Adriatico 2005: me la ricordo bene la prima diretta. Ero emozionato, ma fin da subito mi sono trovato assolutamente a mio agio davanti al microfono. Mi è sempre piaciuto commentare le corse, quando cor revo lo facevo dal divano di casa mia tra me e me, ora con delle cuffie in testa. Sì, parlo a molta più gente ma è qualcosa di semplicissimo. É un piacere ed è un divertimento».

Se per assurdo in bici non foste stati dei bravi corridori, cosa pensate sareste potuti diventare?

Sean: «Penso avrei costruito case, non certo come architetto ma come semplice muratore. La mia carriera mi ha regalato grandi soddisfazioni, non rimpiango nulla delle scelte prese da ragazzo. Ho vinto molto, imparato qualche lingua (oltre ovviamente all’inglese, parla correttamente francese e olandese, ndr) e in questo ambiente ho stretto le amicizie più importanti della mia vita».

Richard: «La bicicletta per me è stata una benedizione. Penso che senza il ciclismo non avrei fatto qualcosa di particolarmente appagante e interessante. A scuola non ero un gran che, diciamo che passavo più giorni fuori di scuola che a seguire le lezioni, ad ogni modo ho portato a casa un diploma professionale di idraulico. Gli insegnanti mi dicevano spesso “Cosa vai in bici a fare? Cercati un lavoro vero. La bici non ti porterà da nessuna parte…”. Io non li ho mai ascoltati… ».

Jacky: «Non lo so, davvero. Sono abituato a vedermi in sella o comunque tra biciclette. Non riesco davvero a immaginarmi a fare un lavoro diverso da quello del ciclista e ora del commentatore di ciclismo».

Grazie a Joseph, Lionel e Patrick i loro fratelli minori Sean, Richard e Jacky sono diventati prima tre grandi protagonisti del ciclismo mondiale e ora i «tre tenores» di Eurosport. Se le cose fossero andate diversamente forse Kelly sarebbe diventato muratore in Irlanda, Virenque idraulico e Durand disoccupato in Francia. Difficile immaginarseli così, no?

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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