Pace fatta tra Ciclisti Professionisti e l’Uci: di cosa si è parlato Pace fatta tra Ciclisti Professionisti e l’Uci: di cosa si è parlato
tuttoBICI ospita l’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani. Nell’ultimo incontro con l’Uci pare che finalmente le due associazioni abbiamo trovato alcuni terreni di accordo. Ecco... Pace fatta tra Ciclisti Professionisti e l’Uci: di cosa si è parlato

tuttoBICI ospita l’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani. Nell’ultimo incontro con l’Uci pare che finalmente le due associazioni abbiamo trovato alcuni terreni di accordo. Ecco di cosa si è parlato 

di Giulia De Maio

Pace fatta tra Ciclisti Professionisti e l’Uci: di cosa si è parlato

Il 13 settembre scorso ad Aigle, nella sede dell’Unione Ciclistica Internazionale, si è tenuta un’importante riunione che ha raccolto tutte le associazioni nazionali per affrontare i temi che più stanno a cuore ai corridori di tutto il mondo.

Gianni Bugno, presidente dell’Associazione Internazionale Corridori Professionisti (CPA), è riuscito a ottenere un confronto faccia a faccia con il presidente dell’UCI Pat McQuaid e con il suo braccio destro Philippe Chevalier, direttore del Dipartimento Sport e Tecnica UCI, dopo le incomprensioni successive all’elezione del campione monzese al ruolo di portavoce dei ciclisti della massima categoria.

Il commento di Gianni Bugno, presidente CPA

«Sono felice della coesione dimostrata dalle associazioni nazionali. La volontà di lavorare uniti per i corridori è indispensabile per il buon operato dell’Associazione che presiedo. Ma soprattutto è indispensabile perché il ciclismo cambi in meglio.

In passato il CPA purtroppo non era autonomo come avrebbe dovuto. Si è dimostrato spesso impotente nelle lotte di potere in cui era invischiato. Finalmente l’aria è cambiata, in primis grazie alla volontà dei corridori di farsi rispettare. Questo incontro è un bel primo passo, ma ce ne sono molti altri da fare» ha affermato Bugno al termine della riunione.

Argomenti della riunione

I temi centrali della discussione sono stati tantissimi.

In primis, il progetto UCI della Commissione Atleti. È un gruppo di lavoro voluto dal CIO con l’intento di rappresentare i corridori di tutte le discipline. Ma, è stato assicurato, non toglierà al CPA il ruolo di interlocutore principale dell’UCI sulle questioni che riguardano il ciclismo su strada

Auricolari

Sulla “questione auricolari” l’UCI è venuta incontro alle istanze dei corridori. Ha stabilito che anche per il prossimo anno le radioline saranno ammesse nelle corse di World Tour: Giro, Tour e Vuelta. Senza dimenticare le altre classiche monumento, ovvero Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia. In precedenza l’UCI aveva previsto la loro abolizione totale dal 1° gennaio 2012, proposta non condivisa assolutamente da corridori e società.

Stipendi e formazioni Continental

Per il discorso riguardante conti e stipendi, le associazioni nazionali hanno avanzato diverse proposte, a partire dall’innalzamento del livello minimo salariale.

Molto sentito anche l’accordo paritario per le formazioni Continental, sempre più spesso emblema di un ciclismo di serie B a cui mancano sia diritti che doveri, lontano dall’essere fonte di promozione delle due ruote come si auspicava in origine potesse diventare.

Dopo aver ascoltato le lamentele dei rappresentanti dei corridori e gli esempi relativi a squadre che non garantiscono minimamente un’attività professionale degna di tale nome, McQuaid ha rassicurato i presenti sostenendo che l’UCI sta operando in questo senso per venire incontro alle richieste formulate dalle associazioni nazionali.

Doping

Non poteva mancare ovviamente una riflessione su quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare in materia antidoping. A riguardo Pat McQuaid ha accusato Italia e Spagna di una cattiva gestione del problema. Questo alla luce delle numerose positività riscontrate nell’ultima stagione a ciclisti provenienti dai due paesi citati.

A tal proposito il vicepresidente ACCPI Cristian Salvato, presente alla riunione in rappresentanza dei ciclisti professionisti italiani, ha fatto notare al presidente dell’UCI che le federazioni su cui ha puntato il dito riuniscono il maggior numero di tesserati. Infatti da sole raccolgono quasi la metà degli atleti controllati.

Ma, ha aggiunto, per la Federazione Ciclistica Italiana, sono stati adottati provvedimenti molto severi nei confronti di chi non rispetta le regole.

Il commento di Salvato, ACCPI

Al termine dei lavori Salvato ha così commentato l’incontro: «Nonostante gli scontri che abbiamo avuto in passato con l’UCI e le opinioni ancora oggi spesso divergenti di corridori e istituzioni, credo che questa distensione dei toni e questa volontà di confrontarci su temi delicati come questi debba essere accolta il modo positivo.

Il clima teso e di scontro che si era creato su temi centrali per il nostro movimento, su cui tanto si è discusso, non avrebbe portato da nessuna parte il ciclismo. Perché le cose migliorino è giusto che le parti si ascoltino. E che vengano prese decisioni di comune accordo, per quanto sia difficile, per il bene di tutte le componenti».

Dare un esempio ai giovani

Concludendo con qualche parola a proposito dell’importante ruolo che l’ACCPI riveste in ottica internazionale, ha aggiunto: «Noi corridori italiani siamo da sempre i più schietti e diretti. I più scomodi se volete. Quelli che più difficilmente si fanno mettere i piedi in testa. Questa deve continuare a essere la nostra linea nei confronti degli altri organi nazionali e internazionali per la categoria che rappresentiamo».

«E deve portarci a impegnarci ancor di più in questo senso. Dobbiamo far capire ai nostri ragazzi che siamo presenti, che possono contare su di noi. In questa direzione si rivolge il nostro progetto per i giovani, ai quali bisogna insegnare a essere veri professionisti.

I ragazzi che sbarcano nella massima categoria hanno bisogno di una guida, che spieghi loro quali sono i loro diritti e i loro doveri. L’ACCPI ha il compito di tutelarli, ma deve assumersi anche quello di educarli alla professione. Ho perso il conto di quante volte l’ho detto, ma lo ripeto: solo dando il meglio di noi stessi e con una partecipazione costante e massiccia dei corridori potremo davvero salvaguardare la categoria».

TuttoBici

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tuttoBICI è un mensile dedicato al ciclismo agonistico. Nato nel 1995, dal 2014 ha operato la scelta digitale. In libreria il 1° di ogni mese, dedica spazio a campioni e storie di tutte le categorie, dagli Esordienti ai Prof, raccontate da firme d’eccellenza

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